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Esperto nucleare: centrali? Rischi da infiltrati o aereo kamikaze

Roma – Un infiltrato nella ‘sala comandi’ o un aereo kamikaze. Sono gli unici due scenari di attacco terroristico che potrebbero mettere a rischio una centrale nucleare. A spiegarlo all’Agi e’ Maurizio Luigi Cumo, professore emerito di Impianti nucleari dell’Universita’ La Sapienza. L’esperto rassicura, invece, sull’ipotesi di un attentatore suicida che si faccia eplodere accanto a un reattore: le struttute di protezione sono tali che la deflagrazione non lo scalfirebbe neppure. “Le centrali seguono l’ordinamento imposto dall’Unione Europea. Il pericolo piu’ grande per la sicurezza e’ che abbiano del personale infiltrato con accesso alle sale di controllo e l’intento di creare un danno nucleare. Il rischio maggiore e’, dunque, quello umano”, sottolinea il docente.

Un altro pericolo potrebbe arrivare dal cielo, con un velivolo – magari di linea – guidato da un terrorista suicida. “L’aereo kamikaze potrebbe generare un incendio, visto il grande quatitativo di kerosene contenuto nei serbatoi. C’e’ anche un rischio di perforazione, specie attraverso i motori”, osserva Cumo. “E’ chiaro che, portando dentro il sito materiale incendiabile, esiste la possibilità di danneggiare le sale di controllo. Anche per questo nelle centrali piu’ moderne, sono state realizzate due sale di controllo, una piu’ grande e l’altra piu’ piccola ma ‘bunkerizzata’”. E’ invece escluso che un kamikaze – pur ben equipaggiato di esplosivo – possa danneggiare un reattore o provocare una fuga nucleare. “I reattori sono situati dentro edifici realizzati con un cemento armato molto robusto, tanto che i tecnici lo chiamano ‘ferro cementato'”, spiega il professore. “Inoltre, il cosiddetto vessel d’acciaio (recipiente che delimita il reattore, ndr) ha uno spessore di diversi centimetri. Dunque, il kamikaze che si faccia saltare in aria accanto al reattore non puo’ provocare alcun danno”. Anche nel caso di piccoli reattori civili, si puo’ stare abbastanza tranquilli. “In genere si tratta di centri di ricerca ben circondati da reti e altri dispoitivi”, rassicura il docente. “Inoltre dispongono di tutta una serie di rivelatori che sono costantemente in contatto con le forze di sicurezza. Sono molto custiditi”. Infine, l’incubo della cosiddetta bomba sporca, in realta’ un bluff. “E’ una cosa che puo’ generare molta paura nella popolazione. Si rimedia una piccola quantita’ di materiale radioattivo, ci si mette del tritolo e magari la si fa esplodere in un luogo simbolo come piazza Navona. Il danno psicologico che puo’ provocare e’ enorme”, osserva Cumo. “In realta’ la modesta radioattivita’ di una bomba sporca e’ molto poco pericolosa. Questo tipo di ordigni si realizza con rifiuti nucleari che hanno una radioattivita’ molto bassa”. (AGI) 

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