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Eternit bis: le tappe del processo

Torino – Il processo Eternit bis comincia nel maggio 2015 e vede come unico imputato il magnate belga dell’amianto Stephan Schmidheiny, già condannato dalla Corte d’Appello di Torino a 18 anni di carcere per disastro, ma poi definitivamente prosciolto per prescrizione del reato.

A sostenere l’accusa, ancora una volta, è il pm Raffaele Guariniello ma, rispetto al processo precedente, cambia il reato contestato: omicidio doloso aggravato nei confronti di 258 persone, tra ex lavoratori e residenti, morti tra il 1989 e il 2014 per mesotelioma pleurico causato dall’amianto. Nelle prime udienze preliminari, davanti al giudice Federica Bompieri, la difesa dell’imprenditore belga solleva l’eccezione della competenza territoriale, essendo una vittima residente a Cavagnolo, Comune che oggi rientra nella giurisdizione del tribunale di Ivrea, e chiede lo spostamento del processo nella città eporediese. Il giudice respinge la richiesta, in quanto il fascicolo con il nome della persona deceduta è stato aperto prima del riassetto territoriale, ovvero quando Cavagnolo era ancora sotto la giurisdizione del tribunale di Torino.

Nell’udienza di giugno 2015, i legali di Schmidheiny avanzano al giudice la richiesta di annullamento del processo, in quanto secondo il principio del “ne bis in idem” non si può essere processati due volte per lo stesso fatto. Il gup decide allora di inviare gli atti ai giudici della Corte Costituzionale, che dovrà esprimersi sulla questione, dai contenuti assai tecnici. Lo stesso giorno il pm Guariniello dichiara che “sono arrivati circa cento nuovi casi di decessi e con questa questa sospensione avremo la possibilità di aggiungerli a quelli già presenti al processo”.

A maggio di quest’anno arriva finalmente il responso della Corte Costituzionale. Nel frattempo, Guariniello è andato in pensione e a sostenere l’accusa è ora Gianfranco Colace. I giudici costituzionali dichiarano “l’illegittimità costituzionale dell’art. 649 del codice di procedura penale, nella parte in cui esclude che il fatto sia il medesimo per la sola circostanza che sussiste un concorso formale tra il reato già giudicato con sentenza divenuta irrevocabile e il reato per cui è iniziato il nuovo procedimento penale”. E quindi “sulla base della triade condotta-nesso causale-evento naturalistico, il giudice può affermare che il fatto oggetto del nuovo giudizio è il medesimo solo se riscontra la coincidenza di tutti questi elementi, assunti in una dimensione empirica, sicché non dovrebbe esservi dubbio, ad esempio, sulla diversità dei fatti, qualora da un’unica condotta scaturisca la morte o la lesione dell’integrità fisica di una persona non considerata nel precedente giudizio, e dunque un nuovo evento in senso storico”.

In sostanza, almeno per le morti avvenute dopo la chiusura del primo processo non si potrà applicare il ne bis in idem. Il processo va avanti.

Il 27 ottobre il sindaco di Casale Monferrato, Titti Palazzetti, si presenta al palagiustizia di Torino. “Sono qui per rappresentare non solo le vittime, i loro familiari e i malati, ma l’intera città, crediamo ancora nelle istituzioni e chiediamo giustizia”. Poi su Schmidheiny, il primo cittadino aggiunge che “deve pagare per ciò che ha fatto consapevolmente”. Al termine dell’udienza, Astolfo Di Amato, legale del magnate belga, dichiara che “la giurisprudenza sostiene che quando c’è un’accusa per strage i singoli omicidi sono assorbiti dal reato di strage. Quindi, riguardo ai residenti, se il primo processo ha riguardato un massacro, adesso gli omicidi non possono più essere presi in considerazione”. Secondo l’avvocato “il procedimento è tutto improcedibile perché nel primo processo tutti i lavoratori sono stati considerati con riferimento all’evento morte. Ai lavoratori furono, infatti, risarciti i danni derivanti dagli infortuni”.

Non si fa attendere la risposta di Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto e legale di parte civile. “Non accettiamo ulteriori perdite di tempo, che si traducono in tutto vantaggio per l’imputato e in danno per le vittime”. Quindi, rivolgendosi al gup, Bonanni ricorda come “deve solo stabilire la sostenibilità dell’accusa in dibattimento, non deve certo celebrarlo”. Si arriva alla penultima udienza, con la difesa Schmidheiny che chiede il proscioglimento dell’imputato per “insussistenza di colpa e dolo”. Proscioglimento che oggi non c’è stato, con il gup che ha deciso però di derubricare l’accusa da omicidio volontario a colposo. il procedimento a carico dell’imprenditore svizzero torna così alla fase delle indagini preliminari e sarà spezzettato in quattro diversi tribunali: Torino, Reggio Emilia, Napoli e Vercelli, quest’ultimo competente per la sede di Casale Monferrato, la cittadina dell’Alessandrino che ha pagato il prezzo piu’ alto per morti di amianto.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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