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Eterologa, dietrofront del governo

Articoli di Michela Marzano e Michele Bocci (Repubblica 9.8.14)

“”Prendiamone atto: in Italia cancellare il “bicameralismo perfetto” è possibile, fare un decreto che regolamenti la fecondazione eterologa no. Per altro, in questo caso, la realtà supera qualsiasi immaginazione. Infatti, nello stesso giorno, un Tribunale ha deciso che i figli sono di chi li partorisce anche in assenza di un legame biologico. E il governo, poco dopo, ha bloccato il decreto legge sulla fecondazione eterologa atteso da tempo per mettere ordine nella giungla procreativa. L’ha bloccato come se in Italia non ci fosse l’urgenza di uniformare le regole in materia di fecondazione artificiale e incidenti come quello dello scambio degli embrioni non ci costringessero a riflettere sul senso stesso della genitorialità. Il problema è che coincidenze di questo tipo sono talmente forti simbolicamente, che non solo contraddicono il senso comune, ma mettono anche in difficoltà chi, con i dilemmi morali, si deve confrontare.

Che cosa sta succedendo esattamente in Italia con la procreazione medicalmente assistita? Non ci rendiamo conto che le norme esistenti non bastano a risolvere i problemi, e che errori e ritardi non fanno che aumentare la confusione di fronte a una casistica quasi infinita di questioni?
I problemi sollevati dalla strana coincidenza di ieri sono tanti. Da un lato, il caso dei gemelli scambiati ci avvisa che dobbiamo continuare a fare i conti con l’errore umano, i cui effetti possono persino aumentare con l’evoluzione della medicina e della tecnologia. Checché ne dicano i “tecnofili”, il progresso — come ha spiegato bene il sociologo Ulrich Beck nella Società del rischio — moltiplica i rischi e crea nuovi problemi. E anche le sentenze giuridiche più sofisticate non potranno mai evitare errori o risolvere drammi umani come quello dei due gemellini. Certo, solo il tempo ce lo potrà confermare. Ma quando due madri sono disposte a tutto pur di non perdere quelli che considerano come i propri legittimi figli, è difficile immaginare che tutto si risolva con una semplice sentenza. Solo la leggendaria saggezza di un novello Salomone potrebbe liberare dal peso del “possesso” questi bambini contesi. Mentre le leggi, di fatto, arrivano sempre troppo tardi. E talvolta, appena approvate, sono già vecchie.
Dall’altro lato, la retromarcia del Governo sulla fecondazione eterologa ci costringe a fare in conti non solo con l’incapacità del nostro paese di cambiare, ma anche con la sua arretratezza culturale quando si tratta di legiferare su questioni non a caso definite “eticamente sensibili”. Dire che è il Parlamento che deve assumersi la responsabilità di trovare soluzioni ai temi etici significa infatti imboccare la via della paralisi. Esattamente come è accaduto nel caso delle legge contro l’omofobia — ormai da un anno bloccata in Senato. Ma anche nel caso del divorzio breve o in quello del doppio cognome che non si è riusciti ad approvare nemmeno in prima lettura alla Camera. Nonostante siano tantissime le persone che aspettano una risposta, che hanno avuto pazienza e che, di pazienza, forse non ne hanno più. Visto che è una vita che aspettano una soluzione ai propri problemi e che, forse, arriveranno alla fine senza averla ottenuta. Come è possibile che non si riesca a portare avanti una discussione matura sulla questione della paternità e della maternità che ci permetta poi anche di arrivare a soluzioni giuridiche condivise? Perché ancora tanta ideologia quando si parla di famiglie e di etica, senza capire che la vita è certo piena di dilemmi e di contraddizioni, ma non per questo bisogna smetterla di cercare delle vie d’uscita?
Ogni volta che si estendono i diritti o si legifera su questioni delicate, c’è sempre la possibilità che emerga un caso singolare e complesso che sfugge alla generalità delle norme e che richiede nuovi approfondimenti. È questa la lezione che possiamo trarre dalla sentenza sui gemellini. Non per questo, però, ci si può permettere di non legiferare sulle questioni etiche. Non farlo, infatti, significherebbe solo rinunciare alla possibilità di uscire dalla giungla che crea, inevitabilmente, il vuoto normativo.””

LEGGI L’ARTICOLO DI MICHELE TOCCI

“”È di nuovo caos sull’ eterologa. La sentenza della Corte Costituzionale che ad aprile ha cancellato dalla legge 40 il divieto di praticare questo trattamento non è bastata a mettere un punto fermo. Sembrava tutto deciso ma all’ultimo momento dal governo è arrivato un colpo di scena. Fino all’altro ieri era pronto per l’approvazione il decreto del ministro alla Sanità Beatrice Lorenzin che fissava punti fermi riguardo alle caratteristiche dei donatori e al loro anonimato, al registro nazionale e soprattutto all’inserimento nei livelli essenziali di assistenza di questa pratica, della quale si chiedeva l’avvio immediato. È stato tutto bloccato. Ieri il consiglio dei ministri, dopo che Lorenzin ha illustrato il provvedimento, ha deciso di non presentarlo. Deve occuparsene il Parlamento, ha detto Matteo Renzi, scansando un tema dai risvolti bioetici e rilanciando: una parte del Pd, e non solo di quello, riteneva infatti che non ci fosse bisogno di alcun intervento legislativo per applicare la sentenza della Suprema Corte, e per questo aveva polemizzato con Lorenzin. Lui ha chiamato in causa le Camere.Ieri è stata sancita l’apertura di una fase complicata, fatta di scontri giuridici, di polemiche, fughe in avanti e ispezioni dei Nas. Già ieri sera si capiva quali giorni arriveranno. Dal governo e in particolare dal ministero sono convinti che non si possano fare trattamenti di eterologa finché non sarà approvata la legge dal Parlamento, cioè per molti mesi. Dall’altra parte tanti privati sono già partiti e c’è una Regione, quella da dove proviene Renzi, la Toscana, che ha da poco approvato una delibera per regolare il lavoro nei suoi ospedali. Così si rischia il far west. «Siamo sereni — ha detto ieri sera il governatore Enrico Rossi — Il nostro atto è in vigore e da noi l’ eterologa si fa, visto che riteniamo non ci sia bisogno di un intervento legislativo nazionale dopo la sentenza della Suprema Corte. Siamo comunque pronti a recepire quanto sarà deciso a livello nazionale ». A ritenere che non servano leggi per partire sono anche associazioni come la Coscioni, molti giuristi, come quelli che hanno firmato il “ manifesto sull’ eterologa ”, e pure alcune società scientifiche, che oggi dovrebbero prendere una posizione ufficiale forti delle richieste di fare il trattamento arrivate in queste settimane da centinaia di coppie. Anche le strutture pubbliche dell’Emilia, di Bologna e Cattolica, pur senza avere alle spalle una delibera regionale, sono intenzionate ad andare avanti. Ma dal governo e dal ministero sono così convinti dell’illegittimità di procedere con i trattamenti da essere pronti a mandare i Nas nei centri che fanno l’ eterologa. E poi bisogna capire se si deciderà di impugnare la delibera toscana. «Quello che è accaduto è una vergogna — dice il ginecologo Carlo Flamigni, tra i massimi esperti di pma — Si tratta di un escamotage per rinviare tutto alle calende greche. Al governo si devono vergognare perché hanno fatto tutto sulla pelle degli italiani. Ora spero che i centri abbiano il coraggio di partire, la legge è dalla loro parte». Su invito di Renzi ieri Lorenzin ha scritto a tutti i capigruppo di Camera e Senato. «All’esito di approfondita discussione, il Consiglio dei Ministri ha condiviso la necessità di intervenire in via legislativa, nonché, tenuto conto degli evidenti profili etici che attingono la materia, di rimettere a una iniziativa legislativa parlamentare la disciplina della pma eterologa nel nostro ordinamento».””

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