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Eterologa, il maggiorenne ha diritto di sapere

Eterologa, il maggiorenne ha diritto di sapereEuropa

1 Ago 2014

Maria Antonietta Farina Coscioni

Per andare subito al sodo e non perderci in tanti giri di parole: esiste, per un essere umano che sia pienamente consapevole e maggiorenne, il diritto di conoscere chi sono i suoi genitori biologici, oppure no? Io  rispondo: sì, questo diritto esiste. Possono esserci, e scaturire, situazioni che si rivelano spiacevoli, dolorose, traumatiche. Ma se questa persona, consapevole dei possibili traumi, sofferenze, delusioni cui può andare incontro e gli possono venire da questa sua volontà, resta comunque determinato nel suo voler sapere, ecco che ha il diritto di essere rispettato.

 

E deve essere messo nella condizione di poter vedere riconosciuto e tutelato questo suo diritto che niente e nessuno gli può negare. Così, per venire alla questione che lodevolmente Europa affronta e dibatte (magari lo facessero altri, e soprattutto la televisione e la radio che dovrebbero fornire “servizio pubblico”, e quindi affrontare e non eludere questi temi): la libertà di scelta resta la prima, irrinunciabile regola, e questo sopra ogni norma, legge o codice possano essere concepiti e realizzati. La libertà di scegliere se conoscere o meno le proprie origini biologiche e genetiche appartiene a ciascuno di noi, nel momento stesso in cui nasciamo; e questo vale anche per i nati da fecondazione eterologa, un diritto che la legge deve garantire e tutelare anche in Italia, come del resto è garantito e tutelato in altri paesi e in altri ordinamenti giuridici che hanno affrontato la questione, preveggenti, molto prima di noi. Negare questo diritto si traduce in una odiosa e inaccettabile discriminazione. Sono fermamente convinta che se questo diritto venisse negato, pregiudicato, se come qualcuno auspica e vuole; se dovesse essere, verrà negato o limitato il diritto di conoscere la propria identità genetica, frapponendo ostacoli o limitazioni che possono impedire di acquisire informazioni circa le modalità del proprio concepimento, o l`identità del donatore, accadrebbe una cosa molto “semplice”: il nato da fecondazione eterologa subirebbe una discriminazione crudele e inaccettabile; e di questa discriminazione e ingiustizia, ne saremmo tutti responsabili. Il Consiglio nazionale di bioetica italiano consiglia di svelare ai bimbi se sono stati concepiti con l`eterologa, ma di mantenere anonima  l`identità del donatore, perché, sostiene, altrimenti si avrebbe «un`alterazione dell`equilibrio esistenziale della famiglia di origine». Tema delicato, non c`è dubbio, e in particolare se si tratta di un minorenne. Ma nel caso di un maggiorenne, di una persona cioè che si ritiene matura e che pone la fatidica domanda, credo che questa persona abbia diritto di sapere. L`«alterazione» evocata sarebbe senz`altro più grave e superiore se per legge questo diritto gli venisse precluso; pensate cosa può essere convivere con un qualcosa di irrisolto di questa portata… Negli Stati Uniti, dove l`eterologa si è diffusa fin dagli anni `80, una quantità di persone esige di sapere la propria vicenda genetica, chi sono i loro antenati, la loro storia medica, e centri specializzati come il Donor Sibling Registry animato dalla dottoressa Wendy Kramer aiutano le persone nate dall`eterologa a trovare i loro donatori. L`Olanda ha deciso di permettere solo le donazioni non anonime: raggiunti i 16 anni, i figli possono accedere alle informazioni relative ai donatori. C`è chi avanza il timore che il donatore, una volta conosciuto, possa usurpare il ruolo di chi ha svolto la funzione di padre. È facile rispondere che l`eterologa dovrebbe farci capire che trasmettere il proprio Dna non basta a renderci genitori, e che per essere tali ci vuole, come fondamentale presupposto, una relazione affettiva ed educativa. Sarebbe facile comprenderlo se ci fosse dibattito, confronto, conoscenza. Ma, ripeto, oltre Europa e pochissimi altri, chi ci aiuta a riflettere, ragionare, capire? 

Fonte

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