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Euromed: italiani rispettano 'diversita', nessuno scontro di civilta'

Roma – Nella regione Euromediterranea non c’e’ ‘scontro di civilta”, piuttosto uno ‘scontro di ignoranza’ basato su stereotipi e la ‘culturalizzazione’ dei conflitti promossa da media e da interpretazioni ideologiche. All’interno dell’area gli italiani sono tra i piu’ accoglienti e rispettosi nel considerare la diversita’ come una fonte di prosperita’ per la societa’.

Lo rivela il rapporto sulle Tendenze intercuturali nell’area euromediterranea, promosso dalla Fondazione Anna Lindh e dall’Istituto Ipsos e condotto in 13 paesi europei e della sponda sud-orientale del Mediterraneo. Lo studio si basa su 13mila interviste tra persone dai 15 anni in su in Finlandia, Polonia Austria, Francia, Paesi Bassi, Italia, Croazia, Portogallo, Israele, Giordania, Palestina, Tunisia e Algeria. Secondo lo studio il 78% degli italiani intervistati ritengono che le minoranze culturali e religiose dovrebbero avere gli stessi diritti e sono una fonte di prosperita’ per la societa’, contro il 71% di media degli altri paesi. Inoltre gli italiani hanno un alto livello di interesse nella conoscenza dell’altro, 35% contro il 28%. Il valore principale che i genitori italiani vogliono passare ai propri figli e’ quello del rispetto per la diversita’ e considerano l’istruzione un modo per prevenire e combattere il radicalismo.

Per quanto riguarda gli altri elementi emersi dal Rapporto ci sono anche dati singolari e controtendenza sui migranti. Il 60% degli intervistati della sponda Sud ricomincerebbe la vita nel proprio Paese di origine, contro il 15% che andrebbe in Europa. In Europa invece solo il 36% ricomincerebbe la sua vita in patria con un buon 30% che migrerebbe in un altro paese Ue e il 12% in America del Nord. Per quanto riguarda gli italiani il 41% rimarrebbe nel Paese e il 25% andrebbe in un altro paese Ue.

Resta inoltre, un certo ottimismo per il futuro e la maggioranza degli intervista considera l’Europa un’area di storie, vite e valori condivisi. (AGI)

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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