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Europa: più unione, no frammentazione!

di Agostino Spataro

Secondo quest’ articolo (http://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/28/come-sarebbe-leuropa-se-vincessero-tutti-gli-indipendentismi/35322/), se dovessero dilagare (com’è probabile) gli “indipendentismi”, l’Europa verrebbe frammentata in 80 micro stati e starerelli che ne scardinerebbero la sua unità fisica, economica e culturale. In pratica, cancellerebbero una civiltà che, più nel bene che nel male, dura da oltre tremila anni.

Tali indipendentismi, in gran parte egoistici e sempre anacronistici, provocherebbero gravi conseguenze per il futuro dei popoli, dei lavoratori e dei giovani d’Europa, dei suoi livelli di benessere e pacifica convivenza.

In particolare:

1) segnerebbero la fine del progetto di Unione Europea che bisognerebbe accelerare e farlo uscire dalle secche di una sudditanza alle politiche neoliberiste e mercantiliste;

2) potrebbero trasformare l’Europa in uno sterminato campo di battaglia, dopo 73 anni di pace tornerebbero l’instabilità permanente, i conflitti locali, perfino la guerra;

3) l’Europa, divisa e indebolita, sarebbe percepita come una pingue preda che scatenerebbe i più ingordi appetiti di conquista;

4) L’Europa non potrebbe più aspirare (pur possedendo oggi i “fondamentali”) a diventare uno dei poli principali del nuovo ordine internazionale, lasciando campo libero alla bipartizione Usa e Cina.

Certo, sappiamo che nell’U.E. vi sono tanti problemi (che possono, devono essere risolti), ma nessuno dei suoi popoli è oppresso: ci sono libertà, democrazia, autonomie.

Perciò, non abbiamo bisogno di stati e staterelli in mano a piccoli satrapi locali, alla criminalità organizzata, a magnati della finanza, ecc.

Tale pericolo sta correndo la Spagna. Da un’altra parte, in Sicilia, una delle regioni europee che ha subito un sanguinoso conflitto armato separatista, domenica scorsa la lista degli indipendentisti ha preso solo lo 0,7 % dei voti!

L’Europa, per uscire dalla crisi più unita e più forte e socialmente più giusta, deve darsi nuove politiche sociali più rispondenti alle attese dei suoi popoli e istituzioni davvero democratiche e non burocratiche come quelle attuali.

Non si può continuare con l’assurdità di un Parlamento europeo, eletto dai popoli, ma privo di poteri legislativi e di pieno controllo e una Commissione, nominata dai capi di stato, che accentra  quasi tutti i poteri e le competenze amministrative e di spesa.

Per salvare il progetto di Unione Europea (oggi in pericolo) sono necessari una seria riforma dei meccanismi e un avanzamento del quadro giuridico e  istituzionale, di una nuova ripartizione dei poteri e delle risorse finanziarie che privilegi il rapporto fra Regioni e l’auspicato “governo europeo”.

Insomma, un’Europa dei popoli e delle Regioni, da realizzare mediante graduali e bilanciati trasferimenti di quote di sovranità, di competenze dagli Stati nazionali alle due entità individuate come portanti dell’Unione.

Ricordo che nella seconda metà degli anni ’80, nel Pci si discusse attorno a un’ipotesi del genere. Infine, insisto a dire che per garantire un futuro al progetto di un’ Europa unita e pacifica bisogna lavorare per unire Europa e Russia, per creare una nuova entità geo- economica e politica dall’Atlantico al Pacifico. Ovviamente, se qualche Paese non desidera partecipare a tale processo può uscire dalla UE. Dispiacerebbe, ma pazienza! Brexit docet.

Agostino Spataro

 

 

Budapest 10 novembre2017

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