TwitterFacebookGoogle+

Exodus: dall’esodo degli Hyksos all’esodo biblico

exodus-2D: Chi è Andrea Di Lenardo?

R: Sono nato nel 1994, studio Storia all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia, sono un musicista, batterista da quando avevo sei anni, e autore di Israeliti e Hyksos. Ipotesi sul II Periodo Intermedio d’Egitto e la sua cronologia1, e, con Alessandro De Angelis, di Exodus. Dagli Hyksos a Mosè: analisi storica sui due Esodi biblici2, appena pubblicato.

D: In Exodus voi parlate di più di un Esodo ebraico. Perché due Esodi?

R: In questo libro ipotizziamo, cosa peraltro già sostenuta da alcuni egittologi sin dall’inizio del secolo scorso, che la narrazione veterotestamentaria dell’Esodo affondi nel ricordo di più spostamenti di genti fra l’Egitto e la Siria-Palestina, fra i quali indichiamo l’espulsione degli Hyksos sotto Ahmose, fondatore della XVIII, tema del mio precedente saggio Israeliti e Hyksos, pubblicato a luglio di questo stesso anno (2016), e i contrasti fra la c.d. eresia di Aton e clero di Amon. Ci riferiamo nel libro a questi due eventi come al primo e al secondo Esodo, ma è evidentemente una semplicificazione, giacché sin dall’Antico Regno vi furono sconfinamenti di popolazioni semi-nomadiche dedite alla transumanza e proveniente dalle aree che la Bibbia definisce come terra di Canaan.

Le differenti versioni (Fonte Y, la più antica, fonte E) contenute nell’Antico Testamento, e le conseguenti contraddizioni, che potrebbero forse derivare, oltre che dall’oralità del racconto e la sua natura di mito, anche dal riferirsi a fatti distinti, uniti dalla tradizione. Esempio di quanto detto, in un passo Giosuè e gli Israeliti occupano Gerusalemme3, ma in un altro passo che dovrebbe raccontare lo stesso episodio non lo fanno4. Si tratta di un condensato di vicende di epoche diverse, come dimostrano anche le prove archeologiche della distruzione di Gerico e di Azor, in due epoche diverse, corrispondenti ai tempi successivi al primo e al secondo Esodo, città cananee che sarebbero state prese sostanzialmente nello stesso lasso temporale dagli Israeliti usciti dall’Egitto. Di tutti questi fatti mi occuperò in un altro prossimo lavoro sui secoli successivi alla fine della XVIII dinastia egizia per la storia degli Israeliti, fino alla monarchia unitaria, i regni di Israele e Giuda, ecc.

Ad almeno due Esodi distinti si potrebbe pensare anche confrontando le genealogie veterotestamentarie: la genealogia da Giuseppe a Giosuè, per esempio, annovera troppe generazioni in più rispetto a quella da Levi (fratello di Giuseppe) a Mosè, apparentemente contemporaneo di Giosuè. In seguito all’Esodo, ancora, ci sarebbe stato un periodo di governo dei Giudici, prima della monarchia unitaria di Saul, Davide e Salomone. Ma fra questi Giudici c’è un personaggio come Sansone5, che sembra arduo ritenere storico e non il ricordo di una divinità del Sole retrocessa al ruolo di eroe. Il nome stesso “Sansone” fa riferimento al Sole; trova la sua forza nei mitici capelli, il che può far pensare ai raggi, i “capelli” del Sole; e nasce addirittura a Beth-Šemeš, la “dimora del Sole” in ebraico. Tutti questi elementi, insieme alla natura di mito della Bibbia, che non va mai dimenticata, rendono il compito di stilare una cronologia della Siria-Palestina dalla fine della XVIII dinastia egizia per i secoli successivi quanto mai arduo e meritevole di una trattazione a sé stante.

D: Ci parli dell’Esodo che Lei colloca nel contesto di quello che è stato definito, seppur impropriamente, come il primo monoteismo della Storia, il culto di Aton in Egitto, ad Amarna.

Già l’egittologo inglese Arthur Weigall, che scrisse il primo libro, contemporaneo di quello di Howard Carter, sul faraone fanciullo in seguito alla scoperta della tomba di Tutankhamon e che lavorò con figure come W.M. Flinders Petrie, probabilmente il più grande egittologo britannico, e Sigmund Freud ritenevano di collocare l’Esodo nel contesto della fine della XVIII dinastia6.

Gli Ebrei potrebbero aver ereditato alcune usanze dei protagonisti della rivoluzione di Amarna, come nel caso del passo biblico in cui si legge: «E Tamar si sparse della cenere sulla testa, si stracciò di dosso la tunica con le maniche, e mettendosi la mano sul capo se ne andò gridando»7. Questo gesto potrebbe essere ricollegato ad Amarna. Il gesto di cospargersi la testa con la cenere e tenere una mano sul capo non solo apparteneva alla cultura egizia, ma era specifico della regione di Amarna, il luogo che il faraone Akhenaton aveva prescelto per il suo regno. L’atto di costrizione compare molte volte nelle scene parietali di Amarna. In una si vede Nefertiti, la prima sposa di Akhenaton, atteggiarsi esattamente nello stesso modo della principessa biblica Tamar8.

D: Il contesto è quindi quello dei faraoni Akhenaton e Tutakhmon, la fine della XVIII dinastia. Chi era secondo Lei Mosè?

R: La nostra ricostruzione identifica Mosè con il principe Thutmose, figlio di Nebmaatra Amenhotep III e di Tiye. Egli sarebbe stato de iure Thutmose V, fu nominato principe ereditario, ma infine ad Amenhotep III successe (forse dopo un periodo di correggenza) il secondogenito Amenhotep IV, che cambiò nome in Akhenaton. Perché non salì al trono Thutmose? Forse perché morto, si è ipotizzato. Ma non vi è evidenza di ciò. Se fosse stato Mosè un spiegazione potrebbe leggersi nel mito dell’egizio ucciso in gioventù. Mosè era Thut-Mosè? Thut fu un dio della Luna, così come Iah/Yahweh. Il dio di Mosè è innominabile e quindi il suo nome resterebbe “Mosè” da Thutmose, senza quello di nessun dio davanti, come è invece in Ramesse, Ahmose, Amenmose, ecc.?

Se Mosè fosse davvero Thutmose V e contemporaneamente Thutmose, viceré di Nubia, come si ipotizza nel libro, allora la rivolta che Mosè, che ebbe il governo della Nubia secondo lo storiografo ebreo Tito Flavio Giuseppe, avrebbe dovuto sedare sotto Akhenaton, nel XII anno del suo regno, sarebbe documentata storicamente, come un’operazione di polizia condotta da Thutmose, governatore dell’attuale Sudan.

Peraltro Mosè, Mose, era un vero e proprio nome egizio. Infatti nel Papiro dello sciopero, conservato nel Museo Egizio di Torino (Torino, Cat. 1880, neoegiziano, in ieratico), si legge questo passo in cui viene nominato un personaggio di cui “Mose” è esattamente il nome proprio.

Thutmose abbracciò la rivoluzione atoniana di suo fratello e divenne adoratore di Aton. Sotto Akhenaton ritroviamo un omonimo viceré di Nubia di nome Thutmose. Spesso nell’elenco dei viceré di Nubia della XVIII dinastia troviamo il nome dei figli “cadetti” dei faraoni come viceré di Nubia del successore sul trono faraonico. Che fossero effettivamente i figli “cadetti”, per usare un linguaggio medievale? Un indizio in questo senso ce lo fornisce il primo viceré di Nubia, Ahmose, che viene considerato figlio dell’omonimo faraone Ahmose, fondatore della XVIII dinastia. Quindi il primo viceré di Nubia, Ahmose, sarebbe stato fratello del faraone Amenhotep I. E procedendo con i successori di Amenhotep I spesso troviamo il nome di un loro fratello come viceré di Nubia. Solo una coincidenza?

Potrebbe essere stato lo stesso con Thutmose V de iure-Mosè? Altro indizio che porta a ritenere che sia proprio così è il collegamento fra Mosè e Kuš, che significa “Nubia”. Thutmose era viceré di Nubia e Mosè, secondo T. Flavio Giuseppe, sposa la principessa kushita Tarbi (Tharbis).

Mosè è figlio di Amram secondo la Bibbia. “Amram” è molto simile ad “Aram”, nome che subì delle variazioni altrettanto (poco) consistenti, dal momento che si trasformò anche in “Ram”. Quindi se un passaggio da “Aram” a “Ram” è stato possibile, può essere stato altrettanto possibile uno da “Amram” ad “Aram”. E Aram, sempre secondo la Bibbia, era il padre di un tal Aminadab, che ha la stessa radice consonantica dell’egizio “Amenhotep”, il nome di Amenhotep IV, fratello di Thutmose.

Mosè aveva una madre di origine ebraica. Thutmose era figlio di Tiy, figlia di Yuya e di Tuya. Il nome di Yuya deriverebbe da quello di Yahweh. I nomi propri di persona egizi facevano sempre riferimento a qualche divinità sotto la cui protezione colui che portava tale nome si poneva. Yuya poteva essersi posto sotto la protezione di Yahweh: sarebbe cioè stato un ebreo. Yuya, l’ebreo, avrebbe generato Tey, madre di Thutmose. Quindi anche la madre di Thutmose sarebbe stata, come quella di Mosè, ebrea.

La nutrice di Mosè era ebrea, ci dice la Bibbia. Ebbene la nutrice di Nefertiti e, secondo alcuni, anche di Akhenaton e quindi – si potrebbe presumere ragionevolmente – di Thutmose era Tey, moglie di Ay, ritenuto sostanzialmente da tutti gli egittologi figlio di Yuya (l’ebreo) e di Tuya. Quindi anche la nutrice di Thutmose sarebbe stata, come quella di Mosè, ebrea.

T. Flavio Giuseppe, riprendendo Manetone, riferisce che Mosè era un sacerdote egizio: era «uno dei sacerdoti»9. E anche il principe ereditario Thutmose era un sacerdote («sem»10) egizio. Sul sarcofago del suo gatto, ora conservato al Museo del Cairo11, il principe Thutmose viene infatti definito «principe ereditario, sovrintendente dei sacerdoti dell’Alto e del Basso Egitto, Gran Sacerdote di Ptah a Menfi e sacerdote»12. Il fatto che fosse un sacerdote è confermato anche da una statuetta in scisto che lo rappresenta come un mugnaio, che si trova al Museo del Louvre. Sui tre lati della statuetta in scisto sono incise queste parole: «il figlio del sovrano, il sacerdote Thutmose [lato destro]. Io sono il servo di questo nobile dio, il suo mugnaio [lato sinistro]. Inceso per l’Enneade della necropoli occidentale [fronte]»13. Infine è detto «sacerdote» ancora da un’altra statuetta in scisto, in forma di bara antropoide, lunga 10,5 cm, che rappresenta Thutmose supino con il suo ba posato sul ventre. Sulla statuetta si legge: «Hedj sa neswt sem dehwty-meses maakherw», «Principe sacerdote Thutmose, giusto di voce [o giustificato, cioè che non ha mentito alle interrogazioni del tribunale divino]»14.

Se riprendiamo l’iscrizione del sarcofago del gatto di Thutmose V de iure essa, oltre che «sacerdote»15 lo definisce anche «principe ereditario»16: «principe ereditario, sovrintendente dei sacerdoti dell’Alto e del Basso Egitto, Gran Sacerdote di Ptah a Menfi e sacerdote»17. Ebbene anche Mes/Mose (-mes = -mose, come in “Ahmes”, vocalizzato dal greco “Ahmose”) significa proprio “principe ereditario”18. Il primogenito di Amenhotep III, Thutmose, fu per sempre nient’altro che principe ereditario – il faraone che non regno –, forse quasi a farne un vero e proprio nome, Mosè.

Thutmose, viceré di Nubia sotto Akhenaton, invece, nel XII anno di Amenhotep IV sedò una rivolta dei Nubiani. Lo stesso fece Mosè, secondo T. Flavio Giuseppe in un passo già riportato in precedenza19.

Thutmose V de iure era un membro della famiglia reale egizia. Mosè crebbe nella famiglia reale egizia. Il mito dell’adozione da parte della famiglia reale egizia dopo essere stato salvato dalle acque è appunto solo un mito, tratto dalla storia della nascita di Sargon di Accad. Mosè doveva essere in realtà un egizio (e un principe).

T. Flavio Giuseppe riferisce di un attacco degli Hyksos, espulsi secoli prima da Ahmose, contro Avari sul finire del regno di un faraone di nome Amenofi contemporaneo a Mosè. Amenofi quindi sarebbe Amenofi IV, cioè Amenhotep IV/Akhenaton. E Mosè Thutmose. In Israeliti e Hyksos ho identificato le tribù su cui governavano gli Hyksos con gli Ebrei20, che, secondo molti studiosi, sono da identificarsi con gli Hapiru dei testi egizi. Ivi ho inoltre identificato, come riportato anche nella I parte del presente saggio, la biblica Ebron, citata anche nella Lettere di Amarna, con Avari.

Effettivamente nell’archivio di Akhetaton un “vassallo” di Akhenaton, un principe locale che si presenta in una lettera come «principe di Ebron»21 dice che la sua terra, cioè Ebron, è stata attaccata dagli Hapiru. Questa è un’altra conferma della nostra ricostruzione. Questo episodio avviene «verso la fine del regno di Akenaton [Akhenaton]»22, quando fu scritta la lettera23. Nel racconto di Manetone24 e T. Flavio Giuseppe25, la vicenda dell’attacco degli Ebrei/Hyksos ad Avari avviene verso la fine del regno di un faraone di nome Amenofi. Secondo T. Flavio Giuseppe Mosè seda una rivolta in Nubia. Thutmose seda una rivolta in Nubia verso la fine del regno di Amenhotep/Amenofi IV. Seguono le vicende dell’Esodo giudaico. Il contesto è lo stesso, e pure la cronologie di questi eventi.

Epoca amarniana

Storia di Mosè

Faraone Amenofi IV.

Faraone Amenofi.

Thutmose fratello di Amenofi IV, principe ereditario (Mes/Mose).

Mosè “fratello” del faraone.

Gli Hapiru attaccano Ebron.

Ebrei/Hyksos attaccano Avari.

Thutmose sacerdote egizio.

Mosè sacerdote egizio.

Seguendo la narrazione, rispetto all’epoca di Giuseppe (XV dinastia al nord e XVII al sud), l’Egitto era passato a un’altra26 dinastia (XVIII).

Il padre di Mosè era di nobile famiglia27 (famiglia reale egizia?).

Mariame, sorella di Mosè, è presente nel contesto degli spazi della principessa d’Egitto28.

Il faraone (Amenhotep III?) mette sul capo di Mosè il proprio diadema29 (lo nomina successore come fece con Thutmose V de iure, principe ereditario?).

Una volta adulto (perso il trono per aver ucciso un egizio?), Mosè ha il compito di sedare una rivolta in Nubia30 (cfr. Thutmose seda una rivolta in Nubia sotto Akhenaton, nel XII anno di regno).

Mosè è governatore della terra dei Nubiani31 (cfr. Thutmose, viceré di Nubia).

Mosè torna vittorioso dal faraone in Egitto che però lo vuole fare uccidere (ha paura che gli prenda il trono?). Mosè allora fugge e si ritira presso discendenti di Abramo, a Madian, presso il Mar Rosso, che gli danno in sposa la figlia di un sacerdote (torna in Nubia e Akhenaton non riesce a raggiungerlo e vincerlo, considerando anche la difficoltà di espugnare Saba, di cui era diventato padrone?). Qui Mosè fa due figli, quindi pare che trascorrano tre anni circa.

Quando muore il faraone (Akhenaton nel suo XVII anno?) che voleva farlo uccidere, Mosè torna in Egitto.

Arrivato in Egitto, incontra Aronne e in seguito i capi (cfr. gli Hyksos) degli Ebrei32 (cfr. gli Hapiru che avevano attaccato Avari/Ebron).

Si allea con i capi degli Ebrei e ottiene la loro resa33.

Mosè si reca dal faraone (Tutankhamon?) che aveva ricevuto il trono di recente34.

(Piaghe d’Egitto: da escludersi perché riferite al I Esodo: eruzione minoica).

Il faraone ordina a Mosè di andarsene dall’Egitto con gli Ebrei35 (espulsione degli Yahud?).

(Esercito egizio travolto dal mare: da escludersi perché riferito al I Esodo: tzunami minoico).

Mosè e i suoi vanno sul Monte Sinai/Horeb36 (Gebel Barkal?).

Scontro fra Mosè e Aronne sul vitello d’oro e scontro armato fra sacerdoti di Mosè (cfr. Thutmose V, capo dei sacerdoti d’Egitto] e gli adoratori del vitello di Aronne.

A conferma dell’ipotesi che Tutankhamon sia il faraone dell’Esodo che espulse Mosè e i seguaci di Adonai (Aton), vi è un passo del Talmud che parla del faraone dell’Esodo e dice che era malato e debole, tanto che per salire sul carro necessitava di aiuto. Ciò ricorda Tutankhamon, che, come si apprende dalle raffigurazioni, oltre che dagli esami paleoanatomopatologici sulla sua mummia, camminava claudicando, con l’ausilio di un bastone e della moglie Ankhesenamon. Un giorno, racconta il Talmud, che allora presero e misero su un carro il faraone dell’Esodo, poiché non era in grado di salirvi da solo. Quando lui e i suoi uomini furono giunti al confine tra l’Egitto e Gošen, il destriero del sovrano passò attraverso una stradina stretta; gli altri cavalli, attraversando velocemente il passaggio, si urtarono l’uno con l’altro finché quello del faraone non cadde con l’uomo in groppa, e il cocchio gli cadde addosso, e il cavallo dietro a esso. La carne del faraone gli fu strappata via e i suoi servitori lo presero sulle spalle, lo riportarono in Egitto e lo misero a letto. Il sovrano sapeva che la sua fine era prossima, e la regina e gli altri nobili gli si riunirono attorno, e piansero copiosamente insieme a lui.

Questa è esattamente la descrizione della morte di Tutankhamon, di cui si sa che morì, giorni dopo, a letto, per una caduta dal carro, come spiega il paleopatologo ed egittologo prof. Bob Brier della Long Island University37.

Secondo le cronache britanniche, l’Esodo avvenne sotto il faraone Cincris, che evidentemente è una storpiatura di Acenchere38, il nome manetoniano di Tutankhamon39.

Un funzionario governatore del Sinai di Akhenaton si chiamava Panahesy (Fineas per Erodoto) e Fineas era il nome del sacerdote figlio di Eleazar e della figlia di Naasson, figlio di Aminadab (cfr. “Amenhotep”). Il padre di Eleazar era Aronne e la madre Elisabetta figlia di Aminadab40.

D: La Sua ricostruzione cronologica contraddice quelle che vorrebbero l’Esodo sotto la XIX dinastia anziché sotto la XVIII. Quali elementi riporta a Suo favore in punto?

R: La cronologia dell’Antico Testamente si basa sull’opera Annales Veteris Testamenti, scritta dall’arcivescovo protestante James Ussher41 di Armagh nel 1650. Tuttavia il problema principale di questa cronologia consiste nel fatto che le età bibliche dei patriarchi sono assolutamente fantasiose e simboliche.

Questo perché l’A.T. è un’opera di mito, non di Storia, e si basa su tradizioni orali tramandate per millenni e scritte solo a partire dal VII-VI sec. a.C. ca. (dalla c.d. “Cattività Babilonese”). Si è ipotizzato che la memoria storica ebraica ricordasse solamente alcuni nomi di antenati, a cui attribuiva una vita lunghissima per poter colmare il vuoto storico di memoria. Vi era anche l’intenzione di trasmettere un insegnamento religioso e morale: con lo scorrere del tempo, generazione dopo generazione, la decadenza fisica e la durata della vita (sempre più breve) ricordavano agli uomini la lontananza dall’età d’oro dall’Eden (dall’accadico hedin, “oasi”, “zona fertile”).

Ecco pertanto come, per datare i vari eventi veterotestamentari, non sia possibile basarsi sulla cronologia biblica (di J. Ussher42), ma si debba invece cercare conferme esterne, vale a dire nei documenti storici di II millennio a.C. Questo è ciò che si cercherà di fare qui, confrontando le vicende veterotestamentarie su Abramo, Mosè e l’Esodo con le narrazioni storiche (di Manetone43, Ecateo44, T. Flavio Giuseppe45, ecc.) e le prove archeologiche riguardanti gli Hyksos e i faraoni d’Egitto.

I sostenitori dell’ipotesi di un Esodo sotto la XIX dinastia affermano che vi è un riferimento al «popolo di Ysiraal» su un monumento del re ramesside Merenptah II. Tuttavia questo non implica in nessun modo una contemporaneità con i fatti dell’Esodo. Gerald Massey scrive infatti a tal proposito: «Non che ci sia alcuna possibilità di identificare questo popolo con gli israeliti dell’esodo biblico»46. L’iscrizione peraltro indica Ysiraal come sconfitto non sfuggito al faraone: «il popolo di Ysiraal è rovinato – di esso [non rimane] seme»47. «Ma non c’è niente nell’iscrizione del re Merenptah che corrisponda o che corrobori la storia biblica degli israeliti nella terra di Egitto, o del loro esodo nella terra di Canaan»48.

Vi è poi il resoconto di un ufficiale egizio che fa spostare delle tribù nomadi Šasu fra Idumea e Delta nilotico. Si tratta di un passaggio come ve ne furono ininterrottamente dall’Antico Regno: «sforzi inutili sono stati fatti per per mostrare che questa testimonianza corroborava la versione biblica dell’esodo»49. Non vi sono altri elementi per una datazione tarda, quale è quella convenzionale, dell’Esodo (e come si è visto questi due elementi non hanno grande rilievo), se non il fatto che nel secondo libro del Pentateuco si dica che gli Ebrei vivevano a Pi-Ramesse. A lungo si è creduto che questa città fosse stata edificata ex novo dai Ramessidi. Con l’identificazione di Avari in Tell el-Dab’a da parte della missione archeologica austriaca, invece, si è scoperto che la capitale degli Hyksos, Avari, è lo stesso sito chiamato poi “Pi-Ramesse”. Ma la Bibbia riferisce soltanto che gli Israeliti abitavano nella capitale degli Hyksos e nella regione del Delta circostante. Supporre che l’Esodo avvenne in epoca ramesside perché nell’Esodo viene impiegato il nome di «Pi-Ramesse» non è diverso da supporre che Gaio Giulio Cesare sia un mio contemporaneo se dico «G. Giulio Cesare era un condottiero di Roma», perché uso il termine «Roma» anziché «Urbs», più in voga all’epoca di G. Giulio Cesare.

D: Ci può fornire i contatti suo e inerenti al suo libro?

R: Blog: andreadilenardo.myblog.it. E-mail: andreadilenardo1994@gmail.com. Mio profilo Facebook: facebook.com/cinquecento.quindici. Pagine Facebook dei miei libri editi e inediti: facebook.com/Israeliti-e-Hyksos-895377820519976/?fref=ts, facebook.com/Exodus-Dagli-Hyksos-a-Mos%C3%A8-analisi-storica-sui-due-Esodi-biblici-1190557977634319/?fref=ts, facebook.com/Aton-il-dio-egizio-della-Bibbia-1693606557625040/?fref=ts

e facebook.com/Filistei-e-Cretesi-526141934241754/?fref=ts. Il libro è disponibile anche online su Macrolibrarsi. Il primo libro, sia cartaceo che e-book, invece è sui cataloghi Mondadori, Feltrinelli, Macrolibrarsi, Kimerik, Amazon e Ibs.

D: Quando presenterà il Suo libro?

R: La prima presentazione di Exodus, insieme a Israeliti e Hyksos, si terrà il giorno mercoledì 23 ottobre 2016, alle ore 18:00, presso la Libreria Tarantola di Udine, che ringrazio per la disponibilità. Ne seguiranno altre in diverse città d’Italia e si sta lavorando per presentarlo anche all’estero appena sarà tradotto in inglese.

Per acquistare il libro Exodus

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__exodus-libro.php

1A. DI LENARDO, Israeliti e Hyksos. Ipotesi sul II Periodo Intermedio d’Egitto e la sua cronologia, Kimerik, Patti (Me) 2016.

2A. DE ANGELIS, A. DI LENARDO, Exodus. Dagli Hyksos a Mosè: analisi storica sui due Esodi biblici, Altera Veritas, Roma 2016.

3 Giosuè, 10, 23-40; T.C. LEEDOM, M. MURDY (a cura di), Il libro che la tua Chiesa non ti farebbe mai leggere, Newton Compton, Roma, p. 157.

4 Giosuè, 15, 63; T.C. LEEDOM, M. MURDY (a cura di), op. cit., p. 157.

5 L. GARDNER, I segreti dell’arca perduta, Newton Compton, Roma 2006 (2003), p. 311.

6S.S. FREUD, L’uomo Mosè e la religione monoteista, 1934.

7II Sam., 13, 19.

8R. ELLIS, I sovrani scomparsi dell’antico Egitto. La Regina di Saba, re Salomone e re Davide, Newton Compton, Roma 2004 (2002), p. 125.

9T. FLAVIO GIUSEPPE, Contro Apione, I, 232-250; A. DI LENARDO, op. cit., pp. 114, 155.

10A. DODSON, Crown Prince Djhutmose and the Royal Sons of the Eighteenth Dynasty, in «Journal of Egyptian Archaeology», n. 76, 1990, p. 88; Exhibition Item No. 15, Prince Thutmose (“Thutmose V”) on a Bier, in R.E. FREED, Y.J. MARKOVITZ, S.H. D’AURIA, Pharaohsof the Sun, Museum of Fine Arts, 1999.

11A. KOZLOFF, B. BRYAN, Royal and Divine Statuary, Egypt’s Dazzling Sun. Amenhotep III and his World, Cleveland 1992, p. 425.

12A. DODSON, op. cit., p. 88.

13 Ibid., p. 87.

14Exhibition Item No. 15, Prince Thutmose (“Thutmose V”) on a Bier, in R.E. FREED, Y.J. MARKOVITZ, S.H. D’AURIA, Pharaohs of the Sun, Museum of Fine Arts, 1999.

15 A. DODSON, op. cit., p. 88.

16 Ibid., p. 88.

17 Ibid., p. 88.

18 E.A.T. WALLIS BUDGE, An Egyptian Hieroglyphic Dictionary, vol. II, Dover Publications.

19 T. FLAVIO GIUSEPPE, Antichità giudaiche, II, 238-249.

20 A. DI LENARDO, op. cit.

21 Lettere di Amarna; F. BARBIERO, La Bibbia senza segreti, Profondo Rosso, p. 111.

22 F. BARBIERO, op. cit., p. 110.

23 Ibid., p. 110.

24 MANETONE, Storia d’Egitto.; T. FLAVIO GIUSEPPE, Contro Apione.

25 T. FLAVIO GIUSEPPE, Contro Apione.

26 T. FLAVIO GIUSEPPE, Antichità giudaiche, II, 202.

27 Ibid., II, 210.

28 Ibid., II, 226.

29 Ibid., II, 233.

30 Ibid., II, 241.

31 Ibid., II, 253.

32 Ibid., II, 279.

33 Ibid., II, 281.

34 Ibid., II, 281.

35 Ibid., II, 298.

36 Ibid., III, 1.

37B. BRIER, L’omicidio di Tutankhamon. Una storia vera, Corbaccio, Milano 1999 (1998).

38MANETONE, op. cit.; T. FLAVIO GIUSEPPE, Contro Apione.

39A. DI LENARDO, La XVIII e la XIX dinastia, appendice I, in A. DE ANGELIS, A. DI LENARDO, op. cit.

40L. GARDNER, I segreti dell’Arca perduta, Newton Compton, Roma 2006 (2003), pp. 25, 320; A. OSMAN, Moses, Pharaoh of Egypt, Gafton-Collins, Londra 1990, p. 172.

41 J. USSHER, Annales Veteris Testamenti, 1650.

42 J. USSHER, op. cit.

43 MANETONE, op. cit.

44 ECATEO, Storia d’Egitto.

45 T. FLAVIO GIUSEPPE, Contro Apione; T. FLAVIO GIUSEPPE, Antichità giudaiche.

46 G. MASSEY, Ancient Egypt: The Light of the World, NuVisions Publications, Sioux Falls 2004.

47 Cit. in W. FLINDERS PETRIE, in «Contemporary Review», maggio 1896.

48 G. MASSEY, op. cit.

49 Ibid.

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.