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Exodus la vera storia ed identità di Mosè, fratello di Akhenaton e figlio del faraone Amenhotep III

exodus-2Di A. Di Lenardo e A. De Angelis –

Già Sigmund Freud riteneva di collocare l’Esodo nel contesto della fine della XVIII dinastia. La nostra ricostruzione identifica Mosè con il principe Thutmose, figlio di Nebmaatra Amenhotep III e di Tiy. Egli sarebbe stato de iure Thutmose V, ma per motivi inspiegabili il successore fu il secondogenito di Amenhotep III e di Tij, vale a dire Amenhotep IV, il futuro Akhenaton. Perché non salì al trono Thutmose? Forse perché morto, si è ipotizzato. Ma se fosse stato Mosè la spiegazione ci sarebbe nella vicenda dell’egizio ucciso in gioventù. Mosè era Thut-Mosè? Thut fu un dio della Luna, così come Iah/Yahweh. Il dio di Mosè è innominabile e quindi il suo nome resta “Mosè” senza quella di nessun dio davanti, come in Ramose, Thutmose, Ahmose, Amenmose, ecc.

Se Mosè fosse davvero Thutmose V e contemporaneamente Thutmose, viceré di Nubia, allora la rivolta che Thutmose/Mosè avrebbe dovuto sedare sotto Akhenaton, nel XII anno del suo regno, è ben documentata storicamente.

Peraltro Mosè, Mose, era un vero e proprio nome egizio. P.e. infatti nel Papiro dello sciopero, conservato nel Museo Egizio di Torino (Torino, Cat. 1880, neoegiziano, in ieratico), si legge questo passo in cui viene nominato un personaggio di cui “Mose” è esattamente il nome proprio.

A questo punto, Amenhotep III avrebbe nominato suo successore sul trono faraonico il secondogenito Amenhotep IV. Per Thutmose il fato fu meno generoso e riservò un posto meno rilevante nella gerarchia egizia, ma più fortunato nella Storia dell’umanità. Thutmose abbracciò la rivoluzione atoniana di suo fratello e divenne adoratore di Aton. Sotto Akhenaton ritroviamo un omonimo viceré di Nubia di nome Thutmose. Spesso nell’elenco dei viceré di Nubia della XVIII dinastia troviamo il nome dei figli “cadetti” dei faraoni come viceré di Nubia del successore sul trono faraonico. Che fossero effettivamente i figli “cadetti”, per usare un linguaggio medievale? Un indizio in questo senso ce lo fornisce il primo viceré di Nubia, Ahmose, che viene considerato figlio dell’omonimo faraone Ahmose, fondatore della XVIII dinastia. Quindi il primo viceré di Nubia, Ahmose, sarebbe stato fratello del faraone Amenhotep I. E procedendo con i successori di Amenhotep I spesso troviamo il nome di un loro fratello come viceré di Nubia. Solo una coincidenza?

Potrebbe essere stato lo stesso con Thutmose V de iure-Mosè? Altro indizio che porta a ritenere che sia proprio così è il collegamento fra Mosè e Kuš, che significa “Nubia”. Thutmose era viceré di Nubia e Mosè, secondo T. Flavio Giuseppe, sposa la principessa kushita Tarbi (Tharbis).

Mosè è figlio di Amram secondo la Bibbia. “Amram” è molto simile ad “Aram”, nome che subì delle variazioni altrettanto (poco) consistenti, dal momento che si trasformò anche in “Ram”. Quindi se un passaggio da “Aram” a “Ram” è stato possibile, può essere stato altrettanto possibile uno da “Amram” ad “Aram”. E Aram, sempre secondo la Bibbia, era il padre di un tal Aminadab, che ha la stessa radice consonantica dell’egizio “Amenhotep”, il nome di Amenhotep IV, fratello di Thutmose.

Mosè aveva una madre di origine ebraica. Thutmose era figlio di Tiy, figlia di Yuya e di Tuya. Il nome di Yuya deriverebbe da quello di Yahweh. I nomi propri di persona egizi facevano sempre riferimento a qualche divinità sotto la cui protezione colui che portava tale nome si poneva. Yuya poteva essersi posto sotto la protezione di Yahweh: sarebbe cioè stato un ebreo. Yuya, l’ebreo, avrebbe generato Tey, madre di Thutmose. Quindi anche la madre di Thutmose sarebbe stata, come quella di Mosè, ebrea.

La nutrice di Mosè era ebrea, ci dice la Bibbia. Ebbene la nutrice di Nefertiti e, secondo alcuni, anche di Akhenaton e quindi – si potrebbe presumere ragionevolmente – di Thutmose era Tey, moglie di Ay, ritenuto sostanzialmente da tutti gli egittologi figlio di Yuya (l’ebreo) e di Tuya. Quindi anche la nutrice di Thutmose sarebbe stata, come quella di Mosè, ebrea.

T. Flavio Giuseppe, riprendendo Manetone, riferisce che Mosè era un sacerdote egizio: era «uno dei sacerdoti»1. E anche il principe ereditario Thutmose era un sacerdote («sem»2) egizio. Sul sarcofago del suo gatto, ora conservato al Museo del Cairo3, il principe Thutmose viene infatti definito «principe ereditario, sovrintendente dei sacerdoti dell’Alto e del Basso Egitto, Gran Sacerdote di Ptah a Menfi e sacerdote»4. Il fatto che fosse un sacerdote è confermato anche da una statuetta in scisto che lo rappresenta come un mugnaio, che si trova al Museo del Louvre. Sui tre lati della statuetta in scisto sono incise queste parole: «il figlio del sovrano, il sacerdote Thutmose [lato destro]. Io sono il servo di questo nobile dio, il suo mugnaio [lato sinistro]. Inceso per l’Enneade della necropoli occidentale [fronte]»5. Infine è detto «sacerdote» ancora da un’altra statuetta in scisto, in forma di bara antropoide, lunga 10,5 cm, che rappresenta Thutmose supino con il suo ba posato sul ventre. Sulla statuetta si legge: «Hedj sa neswt sem dehwty-meses maakherw», «Principe sacerdote Thutmose, giusto di voce [o giustificato, cioè che non ha mentito alle interrogazioni del tribunale divino]»6.

Se riprendiamo l’iscrizione del sarcofago del gatto di Thutmose V de iure essa, oltre che «sacerdote»7 lo definisce anche «principe ereditario»8: «principe ereditario, sovrintendente dei sacerdoti dell’Alto e del Basso Egitto, Gran Sacerdote di Ptah a Menfi e sacerdote»9. Ebbene anche Mes/Mose (-mes = -mose, come in “Ahmes”, vocalizzato dal greco “Ahmose”) significa proprio “principe ereditario”10. Il primogenito di Amenhotep III, Thutmose, fu per sempre nient’altro che principe ereditario – il faraone che non regno –, forse quasi a farne un vero e proprio nome, Mosè.

Thutmose, viceré di Nubia sotto Akhenaton, invece, nel XII anno di Amenhotep IV sedò una rivolta dei Nubiani. Lo stesso fece Mosè, secondo T. Flavio Giuseppe in un passo già riportato in precedenza11.

Thutmose V de iure era un membro della famiglia reale egizia. Mosè crebbe nella famiglia reale egizia. Il mito dell’adozione da parte della famiglia reale egizia dopo essere stato salvato dalle acque è appunto solo un mito, tratto dalla storia della nascita di Sargon di Accad. Mosè doveva essere in realtà un egizio (e un principe).

T. Flavio Giuseppe riferisce di un attacco degli Hyksos, espulsi secoli prima da Ahmose, contro Avari sul finire del regno di un faraone di nome Amenofi contemporaneo a Mosè, che viene definito il capo dei sacerdoti egizi come Thutmose V. Amenofi quindi sarebbe Amenofi IV, cioè Amenhotep IV/Akhenaton. E Mosè Thutmose. In Israeliti e Hyksos ho identificato le tribù su cui governavano gli Hyksos con gli Ebrei12, che, secondo molti studiosi, sono da identificarsi con gli Hapiru dei testi egizi. Ivi ho inoltre identificato, come riportato anche nella I parte del presente saggio, la biblica Ebron, citata anche nella Lettere di Amarna, con Avari.

Effettivamente nell’archivio di Akhetaton un “vassallo” di Akhenaton, un principe locale che si presenta in una lettera come «principe di Ebron»13 dice che la sua terra, cioè Ebron, è stata attaccata dagli Hapiru. Questa è un’altra conferma della nostra ricostruzione. Questo episodio avviene verso la fine del regno di Akhenaton, quando fu scritta la lettera14. Nel racconto di Manetone15 e T. Flavio Giuseppe16, la vicenda dell’attacco degli Ebrei/Hyksos ad Avari avviene verso la fine del regno di un faraone di nome Amenofi. Secondo T. Flavio Giuseppe Mosè seda una rivolta in Nubia. Thutmose seda una rivolta in Nubia verso la fine del regno di Amenhotep/Amenofi IV. Seguono le vicende dell’Esodo giudaico. Il contesto è lo stesso, e pure la cronologie di questi eventi.

La storia di Mosè, per come viene narrata da T. Flavio Giuseppe, sembra adattarsi bene al contesto della fine della XVIII dinastia. Quanti “-mose” combatterono contro i Nubiani17 sotto un faraone di nome Amenofi18 (e ve ne furono solo quattro)? Solo Thutmose, viceré di Nubia sotto Amenofi/Amenhotep IV/Akhenaton. Seguendo la narrazione, rispetto all’epoca di Giuseppe (XV dinastia al nord e XVII al sud), l’Egitto era passato a un’altra19 dinastia (XVIII). Il padre di Mosè era di nobile famiglia20 (famiglia reale egizia?). Miriam, sorella di Mosè, è presente nel contesto degli spazi della principessa d’Egitto21. Il faraone (Amenhotep III?) mette sul capo di Mosè il proprio diadema22 (lo nomina successore come fece con Thutmose V de iure, principe ereditario?). Una volta adulto (perso il trono per aver ucciso un egizio?), Mosè ha il compito di sedare una rivolta in Nubia23 (cfr. Thutmose seda una rivolta in Nubia sotto Akhenaton, nel XII anno di regno). Mosè è governatore della terra dei Nubiani24 (cfr. Thutmose, viceré di Nubia).

Mosè torna vittorioso dal faraone in Egitto che però lo vuole fare uccidere (ha paura che gli prenda il trono?). Mosè allora fugge e si ritira presso discendenti di Abramo, a Madian, presso il Mar Rosso, che gli danno in sposa la figlia di un sacerdote (torna in Nubia e Akhenaton non riesce a raggiungerlo e vincerlo, considerando anche la difficoltà di espugnare Saba, di cui era diventato padrone?). Qui Mosè fa due figli, quindi pare che trascorrano tre anni circa.

Quando muore il faraone (Akhenaton nel suo XVII anno?) che voleva farlo uccidere, Mosè torna in Egitto. Arrivato in Egitto, incontra Aronne e in seguito i capi (cfr. gli Hyksos) degli Ebrei25 (cfr. gli Hapiru che avevano attaccato Avari/Ebron). Si allea con i capi degli Ebrei e ottiene la loro resa26. Mosè si reca dal faraone (Tutankhamon?) che aveva ricevuto il trono di recente27. Il faraone ordina a Mosè di andarsene dall’Egitto con gli Ebrei28 (espulsione degli Yahud?). Mosè e i suoi vanno sul Monte Sinai/Horeb29 (Gebel Barkal?). Scontro fra Mosè e Aronne sul vitello d’oro e scontro armato fra sacerdoti di Mosè (cfr. Thutmose V, capo dei sacerdoti d’Egitto] e gli adoratori del vitello di Aronne.

A conferma dell’ipotesi che Tutankhamon sia il faraone dell’Esodo che espulse Mosè e i seguaci di Adonai (Aton), vi è un passo del Talmud che parla del faraone dell’Esodo e dice che era malato e debole, tanto che per salire sul carro necessitava di aiuto. Ciò ricorda Tutankhamon, che, come si apprende dalle raffigurazioni, oltre che dagli esami paleoanatomopatologici sulla sua mummia, camminava claudicando, con l’ausilio di un bastone e della moglie Ankhesenamon. Un giorno, racconta il Talmud, che allora presero e misero su un carro il faraone dell’Esodo, poiché non era in grado di salirvi da solo. Quando lui e i suoi uomini furono giunti al confine tra l’Egitto e Gošen, il destriero del sovrano passò attraverso una stradina stretta; gli altri cavalli, attraversando velocemente il passaggio, si urtarono l’uno con l’altro finché quello del faraone non cadde con l’uomo in groppa, e il cocchio gli cadde addosso, e il cavallo dietro a esso. La carne del faraone gli fu strappata via e i suoi servitori lo presero sulle spalle, lo riportarono in Egitto e lo misero a letto. Il sovrano sapeva che la sua fine era prossima, e la regina e gli altri nobili gli si riunirono attorno, e piansero copiosamente insieme a lui.

Questa è esattamente la descrizione della morte di Tutankhamon, di cui si sa che morì, giorni dopo, a letto, per una caduta dal carro, come spiega il paleopatologo ed egittologo prof. Bob Brier della Long Island University30.

Secondo le cronache britanniche, l’Esodo avvenne sotto il faraone Cincris, che evidentemente è una storpiatura di Acenchere31, il nome manetoniano di Tutankhamon32.

Un funzionario governatore del Sinai di Akhenaton si chiamava Panahesy (Fineas per Erodoto) e Fineas era il nome del sacerdote figlio di Eleazar e della figlia di Naasson, figlio di Aminadab (cfr. “Amenhotep”). Il padre di Eleazar era Aronne e la madre Elisabetta figlia di Aminadab33.

I sostenitori dell’ipotesi di un Esodo sotto la XIX dinastia affermano che vi è un riferimento al «popolo di Ysiraal» su un monumento del re ramesside Merenptah II. Tuttavia questo non implica in nessun modo una contemporaneità con i fatti dell’Esodo. Gerald Massey scrive infatti a tal proposito: «Non che ci sia alcuna possibilità di identificare questo popolo con gli israeliti dell’esodo biblico»34. L’iscrizione peraltro indica Ysiraal come sconfitto non sfuggito al faraone: «il popolo di Ysiraal è rovinato – di esso [non rimane] seme»35. «Ma non c’è niente nell’iscrizione del re Merenptah che corrisponda o che corrobori la storia biblica degli israeliti nella terra di Egitto, o del loro esodo nella terra di Canaan»36.

Vi è poi il resoconto di un ufficiale egizio che fa spostare delle tribù nomadi Šasu fra Idumea e Delta nilotico. Si tratta di un passaggio come ve ne furono ininterrottamente dall’Antico Regno: «sforzi inutili sono stati fatti per per mostrare che questa testimonianza corroborava la versione biblica dell’esodo»37. Non vi sono altri elementi per una datazione tarda, quale è quella convenzionale, dell’Esodo (e come si è visto questi due elementi non hanno grande rilievo), se non il fatto che nel secondo libro del Pentateuco si dica che gli Ebrei vivevano a Pi-Ramesse. A lungo si è creduto che questa città fosse stata edificata ex novo dai Ramessidi. Con l’identificazione di Avari in Tell el-Dab’a da parte della missione archeologica austriaca, invece, si è scoperto che la capitale degli Hyksos, Avari, è lo stesso sito chiamato poi “Pi-Ramesse”. Ma la Bibbia riferisce soltanto che gli Israeliti abitavano nella capitale degli Hyksos e nella regione del Delta circostante. Supporre che l’Esodo avvenne in epoca ramesside perché nell’Esodo viene impiegato il nome di «Pi-Ramesse» non è diverso da supporre che Gaio Giulio Cesare sia un mio contemporaneo se dico «G. Giulio Cesare era un condottiero di Roma», perché uso il termine «Roma» anziché «Urbs», più in voga all’epoca di G. Giulio Cesare.

Andrea di Lenardo scrittore e studente universitario, Alessandro De Angelis scrittore ricercatore di antropologia delle religioni

1 T. FLAVIO GIUSEPPE, Contro Apione, I, 232-250; A. DI LENARDO, op. cit., pp. 114, 155.

2A. DODSON, Crown Prince Djhutmose and the Royal Sons of the Eighteenth Dynasty, in «Journal of Egyptian Archaeology», n. 76, 1990, p. 88; Exhibition Item No. 15, Prince Thutmose (“Thutmose V”) on a Bier, in R.E. FREED, Y.J. MARKOVITZ, S.H. D’AURIA, Pharaohsof the Sun, Museum of Fine Arts, 1999.

3A. KOZLOFF, B. BRYAN, Royal and Divine Statuary, Egypt’s Dazzling Sun. Amenhotep III and his World, Cleveland 1992, p. 425.

4A. DODSON, op. cit., p. 88.

5 Ibid., p. 87.

6Exhibition Item No. 15, Prince Thutmose (“Thutmose V”) on a Bier, in R.E. FREED, Y.J. MARKOVITZ, S.H. D’AURIA, Pharaohsof the Sun, Museum of Fine Arts, 1999.

7 A. DODSON, op. cit., p. 88.

8 Ibid., p. 88.

9 Ibid., p. 88.

10 E.A.T. WALLIS BUDGE, An Egyptian Hieroglyphic Dictionary, vol. II, Dover Publications.

11 T. FLAVIO GIUSEPPE, Antichità giudaiche, II, 238-249.

12 A. DI LENARDO, op. cit.

13 Lettere di Amarna.

14 Ibid., p. 110.

15 MANETONE, op. cit.; T. FLAVIO GIUSEPPE, Contro Apione.

16 T. FLAVIO GIUSEPPE, Contro Apione.

17 T. FLAVIO GIUSEPPE, Antichità giudaiche.

18 MANETONE, Storia d’Egitto; T. FLAVIO GIUSEPPE, Contro Apione.

19 T. FLAVIO GIUSEPPE, Antichità giudaiche, II, 202.

20 Ibid., II, 210.

21 Ibid., II, 226.

22 Ibid., II, 233.

23 Ibid., II, 241.

24 Ibid., II, 253.

25 Ibid., II, 279.

26 Ibid., II, 281.

27 Ibid., II, 281.

28 Ibid., II, 298.

29 Ibid., III, 1.

30B. BRIER, L’omicidio di Tutankhamon. Una storia vera, Corbaccio, Milano 1999 (1998).

31MANETONE, op. cit.; T. FLAVIO GIUSEPPE, Contro Apione.

32A. DI LENARDO, La XVIII e la XIX dinastia, appendice I, in A. DE ANGELIS, A. DI LENARDO, op. cit.

33L. GARDNER, I segreti dell’Arca perduta, Newton Compton, Roma 2006 (2003), pp. 25, 320; A. OSMAN, Moses, Pharaoh of Egypt, Gafton-Collins, Londra 1990, p. 172.

34 G. MASSEY, Ancient Egypt: The Light of the World, NuVisions Publications, Sioux Falls 2004.

35 Cit. in W. FLINDERS PETRIE, in «Contemporary Review», maggio 1896.

36 G. MASSEY, op. cit.

37 Ibid.

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