TwitterFacebookGoogle+

Facebook censura sesso terrorismo e violenza (ma non convince)

“Qualcuno spari a Donald Trump” è da cancellare, subito: il Presidente degli Stati Uniti ha più di 100.000 follower, quindi è una personalità pubblica e pertanto deve essere tutelato. Ma i video di morti violente basta segnalarli come urtanti, perché potenzialmente potrebbero persino essere utili ad un’indagine, o a una ricerca scientifica. E se il revenge porn è codificato in modo addirittura pedante, immagini di violenza sui bambini possono essere bloccate solo se a sfondo sessuale, o accompagnate da un contesto di sadismo. Il paradosso arriva con l’autorizzazione a far pubblicare immagini di aborti, basta che non contengano nudità.

Le linee guida di Facebook per proteggere gli utenti

E’ il decalogo, o meglio le lunghe e articolate linee guida che Facebook ha introdotto da un anno a questa parte; da quando cioè si scatenarono le polemiche per la sua decisione di eliminare una delle foto più famose degli ultimi decenni: quella della bambina vietnamita che fuggiva nuda su una strada sterrata per salvarsi dal napalm degli americani. Motivo: era nuda, ed era una bambina.

Ma era anche la più toccante immagine di guerra dello scorso secolo, insieme alla “Morte del miliziano” di Robert Capa. In tutto sono un centinaio tra manuali, direttive, slide e raccolte di indicazioni impartite dalle alte sfere di Facebook ai mediatori, coloro che “in appena 10 secondi” devono decidere cosa pubblicare e cosa stoppare. A rivelarne l’esistenza il quotidiano britannico “The Guardian”, al termine di una lunga indagine. Un’inchieste che “è destinata a gettare benzina sul fuoco del dibattito sul ruolo e la dimensione etica del gigante dei social media”, che deve confrontarsi con una dura realtà provocata dal suo stesso gigantismo. Troppo grande per essere più un semplice mezzo usato da singoli per restare in contatto, ha attualmente due miliardi di utenti. Somiglia più ad un megaeditore che non ad una semplice piazza virtuale, dove la gente si incontra per caso dopo anni e fa quattro chiacchiere. è fonte di notizie, è rete di scambi. Gestisce tanta parte delle novità che attraversano il mondo più avanzato. è, potenzialmente, un grande censore se non un Grande Fratello.

Le difficoltà del gigante di Palo Alto

Non è solo questione di linguaggio, anche se può lasciare perplessi il fatto che frasi del genere “vaffanculo e muori” ricevono il bollino blu perchè “rappresentano minacce generiche e non credibili”. E nemmeno il fatto che lo stesso parametro possa essere usato nell’eventualità di istruzioni per uccidere un cane (“per spezzargli il collo siate sicuri di esercitare tutta la pressione delle mani in mezzo alla gola”). Nemmeno, infine, il fatto che “i video di morti violente di esseri umani sono urtanti ma possono contribuire a creare coscienza collettiva, come nel caso dei crimini di guerra: i minori hanno bisogno di essere difesi, ma gli adulti hanno bisogno di poter scegliere. Quindi si usi la dizione ‘nascosto ai minorì senza automaticamente cancellare”. Un principio che pare valere, per estensione, per gli effetti delle azioni terroristiche e delle operazioni belliche. Facebook, con queste regole, si trova ad affrontare un problema più profondo: “l’essere cresciuto troppo in troppo poco tempo, e pertanto non riesce a tenere sotto controllo i propri contenuti”.

Le accuse di Londra: “Fb non tutela gli utenti”

E’ il motivo per cui all’inizio di maggio, in Gran Bretagna, un rapporto di Westminster puntava l’indice contro “i più grandi e i più ricchi tra i social media che vergognosamente continuano a non adottare azioni sufficienti per affrontare il flusso di contenuti illegali o pericolosi, per raggiungere standard socialmente appropriati e garantire la tutela degli utenti”. Il riferimento pare essere a quel padre che, in Thailandia, ha messo in rete le immagini del momento in cui uccideva suo figlio. Interpellate dal Guardian, fonti di Facebook hanno risposto che esistono e vengono usati alcuni software per intercettare alcuni tipi di contenuto grafico prima che entrino nel circuito, ma che “si vuole che la gente sia messa in condizione di discutere gli avvenimenti attuali e globali, quindi talvolta ha la sua importanza il contesto in cui viene condivisa un’immagine violenta”. In termini pratici: dopo aver rimosso la foto della bambina vietnamita, nel capitolo dedicato alle rappresentazioni del “terrore della guerra” adesso sono accettate alcune “eccezioni di importanza informativa”. Ma non si deve trattare di “nudità infantili nel contesto dell’Olocausto”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.