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Facebook, dopo 4 giorni d'inferno Zuckerberg ha voluto dire la sua​

Mark Zuckerberg finalmente decidere di parlare e di dire al mondo il suo pensiero sullo scandalo che ha investito Facebook per i dati rubati. Ammette gli errori e le responsabilità del social network che, assicura, si è già attivato affinchè non si ripetano nuovi casi Cambridge Analytica. L’autocritica è affidata alla sua pagina di Facebook: “Abbiamo fatto degli errori, abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati”. Zuckerberg riconosce la “violazione del rapporto di fiducia tra Facebook e le persone che condividono i loro dati con noi e si aspettano che li proteggiamo. Dobbiamo ripristinarla”.

Cosa ha detto 

“Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati e, se non ci riusciamo, non meritiamo di servirvi”.

“La buona notizia è che le iniziative più importanti per impedire che ciò si ripeta oggi sono già state intraprese anni fa. Ma abbiamo anche commesso errori, c’è da fare di più e dobbiamo metterci al lavoro per farlo”.

“Indagheremo su tutte le app che hanno avuto accesso a grandi quantità di informazioni prima che cambiassimo la nostra piattaforma per ridurre enormemente l’accesso ai dati nel 2014 e condurremo una piena verifica di ogni app con attività sospette. Bandiremo dalla piattaforma ogni sviluppatore che non acconsentirà a una piena verifica. E se troveremo sviluppatori che hanno fatto cattivo uso di informazioni di identificazione personale, li bandiremo e lo comunicheremo a tutti quelli colpiti da queste app. Ciò includerà anche le persone dei cui dati Kogan ha abusato”.

“Restringeremo ulteriormente l’accesso degli sviluppatori ai dati per prevenire altri generi di abusi. Impediremo agli sviluppatori l’accesso ai vostri dati se non avete usato la loro app per tre mesi. Ridurremo i dati che fornite a una app quando vi registrate al solo nome, foto del profilo e indirizzo email. Chiederemo agli sviluppatori di non ottenere solo l’approvazione ma anche di firmare un contratto per chiedere a chicchessia accesso ai suoi post o ad altri dati privati. E ci saranno altri cambiamenti che comunicheremo nei prossimi giorni”. 

“Terzo, vogliamo assicurarci che capiate a quali app avete concesso l’accesso ai vostri dati”.

“l mese prossimo mostreremo a tuti un tool in cima al vostro News Feed con le app che avete utilizzato e un modo facile per revocare il permesso per l’utilizzo dei vostri dati. Esiste già un simile tool nelle vostre impostazioni della privacy e ora metteremo questo tool in cima al News Feed per assicurarci che tutti lo vedano”.

“Sono serio nel fare ciò che è necessario per proteggere la nostra comunità. sebbene questo problema specifico che ha coinvolto Cambridge Analytica non dovrebbe ripetersi più con le nuove app oggi, ciò non cambia quel che è accaduto in passato. Impareremo da questa esperienza a rendere più sicure la nostra piattaforma e la nostra comunità”.

La sua versione dei fatti

Zuckerberg ricostruisce poi la sua versione dei fatti. “Nel 2007 lanciammo la piattaforma Facebook con la visione che più app avrebbero dovuto diventare sociali. Il vostro calendario doveva essere in grado di mostrare i compleanni dei vostri amici, le vostre mappe dovevano mostrare dove i vostri amici vivono e la vostra agenda dei contatti doveva mostrare le loro immagini”, spiega Zuckerberg, ” per fare ciò, abbiamo consentito alle persone di fare log in nelle app e di condividere chi fossero i loro amici e alcune informazioni su di loro”.

“Nel 2013”, prosegue il post, “un ricercatore dell’università di Cambridge chiamato Aleksandr Kogan ha creato una app con un quiz della personalità. Fu installato da circa 300 mila persone che condivisero i loro dati così come quelli di alcuni loro amici. Considerando come la nostra piattaforma funzionava allora, ciò significa che Kogan fu in grado di avere accesso a decine di migliaia di dati dei loro amici”.

“Nel 2014, per evitare app invasive, annunciammo un cambiamento dell’intera piattaforma per limitare in modo enorme i dati ai quali le app potevano accedere”, prosegue Zuckerberg, “in particolare, app come quella di Kogan non potevano più chiedere i dati sugli amici di una persona senza che anche costoro avessero autorizzato la app. Chiedemmo anche agli sviluppatori di chiedere la nostra approvazione prima che potessero chiedere qualsiasi dato sensibile agli utenti. Tali iniziative avrebbero impedito ad app come quella di Kogan di avere accesso oggi a così tanti dati”.

“Nel 2015 apprendemmo dai giornalisti del Guardian che Kogan aveva condiviso i dati della sua app con Cambridge Analytica”, prosegue Zuckerberg. “È contro la nostra politica per gli sviluppatori condividere i dati delle persone senza il loro consenso, così bandimmo immediatamente la app di Kogan dalla nostra piattaforma e chiedemmo a Cambridge Analytica di certificare formalmente che avessero cancellato tutti i dati acquisiti in maniera impropria. Fornirono questi certificati. La settimana scorsa, abbiamo appreso dal Guardian, dal New York Times e da Channel 4 che Cambridge Analytica potrebbe non aver cancellato i dati come avevano certificato. Li abbiamo immediatamente banditi dall’utilizzo dei nostri servizi. Cambridge Analytica sostiene di aver già cancellato i dati e ha acconsentito a una perizia di una società che abbiamo reclutato perchè lo confermi. Stiamo anche lavorando con le autorità che stanno investigando sull’accaduto”.

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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