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Fake news, l'Ue interviene con una (vecchia) arma segreta

I problemi causati dalla diffusione di notizie false e il dibattito emerso dopo l’elezione del presidente Donald Trump negli Stati Uniti rimbalzano inevitabilmente a Bruxelles, e più in particolare negli uffici della Commissione che si occupano del “mercato unico digitale”. E’ un settore la cui responsabilità politica è del vicepresidente Andrus Ansip, ex premier estone, e quella tecnica è invece del direttore generale Roberto Viola, uno degli italiani più “alti in grado” dell’esecutivo comunitario.   

No a un ‘ministero della verità’

“Le politiche europee si basano su valori e fatti. La Commissione europea lavora per proteggere i nostri valori, e continuerà a basarsi sui fatti. Fatti reali, e non alternativi”: è il principio ribadito anche oggi da Ansip. Che considera  “molto seriamente” il problema dell’aumento delle notizie false e della disinformazione. Ma, come ha sottolineato, questo non può essere risolto da un “ministero della verita’”, che rischierebbe di peggiorare le cose.

Importance of self-regulation but also #medialiteracy & #pluralism. Need to keep constant dialogue with all concerned. No ministry of truth. https://t.co/bhsMKTrfuV

— Andrus Ansip (@Ansip_EU) 30 gennaio 2017

Come spiegano alla Commissione europea, “social network e media hanno una forte responsabilità” e lo stesso presidente Jean-Claude Juncker lo ha recentemente sottolineato, ricordando che le società attive online devono fare di più contro la diffusione di notizie false, e che è nell’interesse dei social networks visto che “la credibilità rappresenta il loro capitale più importante”.  Un lavoro più “politico” è in corso su come definire e tutelare un giornalismo professionale e di qualità,  a partire dalle regole europee sul diritto di autore, e dalla sicurezza contro i cyber-attacchi, con l’obiettivo di creare degli anticorpi contro la nuova crescita di notizie false. 

Come ai tempi della ‘battaglia del Baltico’

Bruxelles ha apprezzato le recenti attività contro la cattiva informazione da parte delle piattaforme online e dagli editori tradizionali : la Commissione, spiega una portavoce, “continuerà a incoraggiare tali iniziative”, e si impegna a capire quale sarà il loro impatto ed efficacia. Più delicato pensare a un possibile intervento diretto di Bruxelles, anche se esiste un precedente, tuttora in attività. E’ la Task force per la comunicazione strategica a Est, mirata specificamente a contrastare la propaganda da parte della Federazione russa nei paesi dell’Est e baltici (ex Urss). Istituita nell’ambito del Servizio di Azione esterna Ue (guidato dall’alto rappresentante Federica Mogherini), su mandato dei 28 leader nel marzo 2015, è impegnata quotidianamente nell’identificazione, analisi e aumento della consapevolezza sulle campagne di disinformazione condotte dalla Russia. Come spiegano a Bruxelles, si tratta di un’attività complementare a quella condotta dai diversi paesi su base nazionale, ma potrebbe rappresentare un modello a cui ispirarsi. A patto di non parlare di “ministero della verità”.  

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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