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Fallito il golpe in Turchia, Erdogan avvia la purga

Ankara – Il tentativo di golpe armato messo in campo in Turchia da alcuni militari è stato neutralizzato. Lo ha annunciato il governo turco, che aveva chiesto alla popolazione di scendere nelle strade per fermare i golpisti quando ancora era incerto il suo esito. All’alba gli scontri continuavano in alcune parti del Paese, ma il presidente aveva riguadagnato il controllo della situazione e sventato il tentativo di colpo di Stato. La sollevazione ha causato 60 morti in tutto il Paese, tra i quali anche civili. Secondo il ministero della giustizia, 336 persone ritenute implicate sono state arrestate.

I precedenti colpi di Stato in Turchia nel 1960 e 1980

“E’ un tradimento, pagheranno un prezzo molto alto”, ha minacciato Recep Tayyip Erdogan, capo di Stato e uomo forte del Paese, poco dopo essere atterrato all’aeroporto militare Ataturk di Istanbul, che nelle prime ore del golpe era stato occupato dai militari ma di cui la polizia, fedele al governo, ha preso sucessivamente il controllo. Tanto Erdogan che l’esecutivo insistono che il tentativo golpe è fallito e che vi hanno partecipato solo un gruppo limitato di militari.

Il presidente turco, che era in vacanza sulla costa del mar Egeo, è riuscito a volare fino a Istanbul dove è stato accolto dalla folla di sostenitori che avevano ripreso il controllo dello scalo. Il premier ha nominato un campo militare ad interim dell’esercito, Umit Dundar, in sostituzione del generale Hulusi Akara, che potrebbe esser stato fatto prigioniero dai golpisti.  “La Turchia ha un governo e un presidente demograticamente eletto”, ha detto subito dopo l’atterragio. “Siamo al optere e continueremo ad esercitare il potere fino alla fine. Non abbandoneremo il paese.

Dopo una notte di caos, man mano che passano le ore la situazione nel Paese – 80 milioni di persone, alleato strategico per l’Ue e membro della Nato- si fa meno confusa e ormai l’epilogo sembra chiaro. Del resto, nella notte ad Ankara ed Istanbul, rispondendo all’appello di Erdogan, la popolazione ha sfidato il comprifuoco imposto dai golpisti e si è opposta al colpo di Stato, addirittura in alcuni casi accerchiando i veicoli militari.

Sono stati sentiti colpi d’arma da fuoco ed esplosioni ad Ankara (sarebbe stata fatta esplodere una bomba al Parlamento e un’altra esplosione nel quartiere Golbasi, sempre nella capitale, ha causato la morte di almeno 17 poliziotti delle forze speciali lealiste). Ma il premier, Binali Yildirim, ha poi ordinato all’esercito di abbattere i caccia utilizzati dai golpisti. Anche l’opposizione, di solito critica con l’uomo forte Erdogan, ha fatto dichiarazioni a suo sostegno: l’HDP, il partito filo-curdo, ha bocciata il colpo di Stato armato rimarcando che “l’unica soluzione è la politica democratica”.

Nonostante ciò, all’alba la fazione golpista delle forze armate turche ha ancora sostenuto di non aver ceduto le armi: in una e-mail inviata dall’indirizzo dell’ufficio stampa del capo di Stato maggiore turco, la fazione di militari dietro il tentato colpo di stato ha sostenuto di essere ancora determinata a battersi contro coloro che li ostacolano.

Il governo turco, che assicura di aver sventato il tentativo di colpo di Stato militare, ha destituito 5 generali e 29 colonnelli. Lo ha reso noto l’emittente privata NTV. Poco prima il premier, Binali Yildirim, aveva assegnato l’incarico di capo di Stato maggiore ad interim al generale Umit Dundar. Il ministero della Giustizia ha reso noto intanto che sono stati arrestati finora 754 militari, tra i quali alcuni comandanti di unità dell’esercito.

Un’unità dell’esercito turco composta da circa una sessantina di militari ribelli, che aveva occupato nella notte uno dei ponti che uniscono il Bosforo a Istanbul, si è arresa all’alba alle forze di sicurezza turche. Le immagini sono state riprese in diretta tv. Pressoché in contemporanea, aerei da caccia turchi F16 hanno bombardato i blindati dei golpisti dispiegati nelle vicinanze del palazzo presidenziale, in un quartiere di Ankara. Lo ha reso noto una fonte della presidenza turca. (AGI) 

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