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Famiglia, l’approccio nuovo del Sinodo

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Famiglia, l'approccio nuovo del SinodoIl Sinodo e le famiglie in difficoltà.

ANDREA TORNIELLI –
Città del Vaticano –
 
Dalla lettura della relazione riassuntiva della prima settimana di lavori del Sinodo sulla famiglia, presentata questa mattina dal cardinale Péter Erdő, emergono alcuni aspetti interessanti. Innanzitutto si può vedere con chiarezza come i briefing informativi tenuti quotidianamente presso la Sala Stampa vaticana hanno rispecchiato fedelmente l’andamento del dibattito in aula. È innegabile, ad esempio, l’attenzione e lo spazio dedicato ai problemi delle famiglie «ferite» e «irregolari»: anche se non tutto il Sinodo  è ruotato attorno a questo tema, la sua centralità e importanza appare ora evidente e dunque non si trattava di un’invenzione dei media. Come pure sembra sgretolarsi la tesi di quanti affermavano che la proposta del cardinale Walter Kasper sulla possibilità di ammettere a certe condizioni e in determinati casi i divorziati-risposati all’eucaristia avesse avuto un’eco quasi nulla in aula.
 

È da segnalare in primo luogo lo sguardo e l’approccio positivo, in sintonia con quelle parole che l’ancor giovane don Battista Montini scriveva su Azione Fucina nel 1929, affermando che il cristiano guarda al mondo «non come ad un abisso di perdizione ma come a un campo di messe». «Nonostante i tanti segnali di crisi dell’istituto familiare nei vari contesti del “villaggio globale” – si legge nella relazione – il desiderio di famiglia resta vivo, in specie fra i giovani, e motiva la necessità che la Chiesa annunci senza sosta  e con convinzione profonda quel “Vangelo della famiglia” che le è stato affidato». Colpisce poi che, con realismo, i padri sinodali abbiano tenuto conto non soltanto dell’«individualismo esasperato» della cultura contemporanea, ma anche delle difficoltà socio-economiche che spesso ostacolano il matrimonio o facilitano il divorzio.
 

Uno spazio significativo nella relazione riassuntiva di Erdő che in questi giorni sarà discussa nei «circuli minores» divisi per origine linguistica, è dedicato alla legge della «gradualità» propria «della pedagogia divina». Come accompagnare chi vive il fallimento del proprio matrimonio? Viene riportata la possibilità, in analogia con quanto il Concilio ha fatto con le altre confessioni cristiane e religioni, di riconoscere «elementi positivi» anche nelle «forme imperfette» quali sono considerate il matrimonio civile o le convivenze. Le nozze civili, infatti, quando raggiungono una «notevole stabilità» e sono connotate da «affetto profondo» e responsabilità verso i figli, sono un «germe da accompagnare» nello sviluppo verso il matrimonio sacramentale. E a riguardo delle convivenze, nella relazione si afferma che è in crescita il numero dei conviventi che, se debitamente accompagnati e aiutati, poi chiedono la celebrazione del matrimonio.
 

Più volte dalla relazione emerge l’insufficienza di un annuncio «meramente teorico» e sganciato dai problemi reali delle persone. I pastori non sono semplici enunciatori di principi, fornitori di schemi dottrinali calati dall’alto, freddi ripetitori di leggi e regolamenti canonici. L’annuncio della verità evangelica intercetta infatti le vite concrete e spesso ferite delle persone, le storie più diverse. E la Chiesa deve essere in grado di far riverberare il messaggio della misericordia di un Dio che abbraccia e ama prima di giudicare. In questo senso la prima conversione è quella del linguaggio.
 

Erdő ha quindi affermato: «Nel Sinodo è risuonata chiara la necessità di scelte pastorali coraggiose. Riconfermando con forza la fedeltà al Vangelo della famiglia, i padri sinodali, hanno avvertito l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realtà delle fragilità familiari, riconoscendo che esse, il più delle volte, sono più “subite” che scelte in piena libertà». La discussione su queste scelte e la possibilità di ammettere ai sacramenti coppie in situazione «irregolare», non ha visto alcuno chiedere in aula l’affermazione di diritti per tutti o facili scorciatoie. «Non è saggio – si legge ancora nella relazione – pensare a soluzioni uniche o ispirate alle logica del “tutto o niente”». Una posizione così sintetizzata nei giorni scorsi in aula dal cardinale tedesco Reinhard Marx: «Non per tutti né per nessuno». E cioè, le possibili soluzioni vanno cercate tenendo conto delle storie personali, attraverso un discernimento e un accompagnamento da parte dei pastori della Chiesa. Ad esempio, va rispettata soprattutto «la sofferenza di coloro che hanno subito ingiustamente la separazione e il divorzio».
 

Fonte

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