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Fanno tutto da soli, contro lo Stato. Perché i giovani honjok spaventano Seul

Se nel film di Bernardo Bertolucci Liv Tyler ballava da sola, i giovani coreani vanno oltre e, con un mix di ribellione e orgoglio, bevono da soli. E mangiano da soli. E si sposano sempre da soli. Ma in mezzo alla gente: fuori, al pub, al ristorante e nei locali, che sempre più numerosi mettono a disposizione degli spazi per i più solitari. E’ la nuova filosofia – se così si può chiamare – dei giovani coreani: una risposta silenziosa ma potente a una società che fa tutto insieme e che continua a stigmatizzare i single. Se vi capita, quindi, di vedere una ragazzo seduto tutto solo a un tavolo di un pub di Seul, che beve la sua birra, con tutta probabilità non è né un emarginato né uno sfigato, ma… un ribelle.

La tendenza si è affermata, infatti, in un momento in cui i trentenni della Corea del Sud, come molti altri coetanei nel resto del mondo, sono alle prese con tassi di disoccupazione alti e con stipendi bassi. E per molti essere da soli piuttosto che in coppia, o in gruppo, è anche una fonte di risparmio. “Se mangi solo, impieghi meno tempo ed è più economico rispetto a uscire insieme agli altri”, spiega a Quartz Lee Ju-yeol, studente al terzo anno di ingegneria all’università Ajou. “Un difetto della cultura coreana è che non ha rispetto per il tempo e per i valori altrui”, aggiunge.

Il popolo degli honjok che preoccupa la società

Ma ciò che sta accadendo a sud del 38esimo parallelo non è solo un elogio alla singletudine, ma un vero e proprio fenomeno sociale che attira l’attenzione (e la preoccupazione) di sociologi e politici. Una tendenza talmente radicata per la quale sono state create delle definizioni specifiche. E così chi segue questo stile di vita è un honjok (che potrebbe essere tradotto con solitario) e, nello specifico, se beve da solo è impegnato nell’honsul, se mangia da solo nell’honbap, e via così via.

Locali e pub hanno colto al volo il loro desiderio e, fiutando il guadagno, fanno di tutto per far sentire a loro agio i solitari, con delle postazioni ad hoc e con tanto di cartello di “benvenuto agli honjok”. E siccome stare in mezzo agli altri senza rivolgere loro la parola a volte può rivelarsi un’impresa ardua, ai solitari vengono anche lanciate delle sfide. Perché una cosa è mangiare una ciotola di ramen in un posto economico e alla mano e un’altra è partecipare ad appuntamenti fortemente sociali come un barbeque. Ma il ristorante Yuk Cheop Ban Sang, a pochi passi dalla più prestigiosa università di Seul e noto, appunto, per il barbeque, ha pensato a tutto, e così i clienti più solitari, pur sedendo a fianco ad altre persone su una lunga panca, hanno un loro spazio, con tanto di griglia e postazione per ricaricare il cellulare. “Un tempo la gente mi lanciava occhiatacce quando mi vedeva mangiare da solo, ma ora non è più così. Non pensano più che sia strano perché è diventato di moda in Corea”, spiega Park Da-som, 25enne impiegato di banca.

“Si vive una sola volta”

Alla base del fenomeno c’è un motto che i giovani coreani hanno fatto loro: Yolo, acronimo che sta per “You Only Live Once” (Si vive una sola volta). Tradotto: poiché la vita è una non vale la pena vivere pensando al futuro né agli altri. L’obiettivo è vivere il presente. In loro aiuto è arrivata anche la carta di credito Yolo: emessa dalle più grandi banche del Paese, la carta offre sconti da Starbucks, al cinema, in alcune catene di abbigliamento, corsi di macaron a buon prezzo, caccia al tesoro dopolavoro e abbonamenti a Singles, una rivista che “aiuta le persone non in coppia ad essere felici e orgogliose della loro scelta”.

“Di recente, i coreani non sanno più come resistere alle pressioni sociali della collettività”, spiega Katharine Moon, professoressa di politiche sociali al Wellesley College, in Massachussets, “e questo li sta avvicinando un po’ alla volta verso l’individualismo”. A tutto ciò – continua – “si aggiungono il poco tempo e i pochi soldi”. I coreani sono noti per lavorare tantissime ore e usciti dall’ufficio ci si aspetta che trascorrano tempo con i colleghi. 

“Prendo me come legittima sposa…”

Ma quella propensione a fare tutto in gruppo, radicata nella cultura coreana, si scontra con i dati ufficiali che registrano un incremento di nuclei abitativi formati da una sola persona – perlopiù donne. Nuclei che, con il 27%, rappresentano la fetta più grande della torta. Mentre appena 10 anni fa le famiglie con 4 persone erano la maggior parte. I motivi sono da ricercare in un alto tasso di trasferimento verso le città, nella scelta di rimandare il matrimonio e nella tendenza delle donne a ritardare la gravidanza perché concentrate sulla carriera. Al punto che il numero dei matrimoni è sceso dai 329.100 del 2011 ai 281.600 nel 2016, il livello più basso dal 1974.

Ai minimi anche il tasso di natalità sul quale incide anche il fatto che la società coreana non vede ancora di buon occhio un figlio nato al di fuori del matrimonio. E se scambiarsi promesse di amore eterno non è in cima ai desideri delle coreane, cosa diversa è indossare l’abito bianco. Sono sempre di più le ragazze che acquistano l’abito, prenotano un servizio fotografico e invitano amici e parenti al proprio matrimonio. Una celebrazione dell’amore verso se stesse e un modo per recuperare i soldi spesi negli anni in regali per i matrimoni degli altri.

Da soli, insieme agli altri: l’obiettivo del presidente Moon

Chi sembra seriamente preoccupato per lo stile di vita adottato dalle giovani generazioni è il nuovo presidente Moon Jae-in, che già lo scorso aprile aveva lanciato un monito: mangiare da soli piò provocare rischi per la salute”. “L’honbap non è solo una questione di solitudine, ma conduce a un regime alimentare sbilanciato che minaccia la salute dei giovani”. Per il presidente, una soluzione potrebbe essere quella di aprire delle cucine comunitarie nelle aree in cui vivono maggiormente i solitari. In questo modo, si passerebbe dall’honbap all’hamkkebap (mangiare insieme). 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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