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Fare l’amore in carcere. Entro la prossima estate sarà legale

Articolo di Damiano Aliprandi (Il Dubbio 25.5.16)

“”Entro la prossima estate anche l’Italia si appresterà a rendere legale l’affettività in carcere. La burocrazia le chiama “spazi per la cura degli affetti”, nella sostanza sono le “love rooms”, ovvero le “stanze dell’amore”. Saranno luoghi in cui il detenuto, uomo o donna, potrà riservarsi un po’ di intimità con il partner. La novità è contenuta in un ddl che affida al governo il compito di modificare il “codice penale e il codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi nonché l’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena”. La pratica per ora è in discussione in commissione Giustizia del Senato, ma sarà presto licenziata considerando che la legge è attesa da almeno trent’anni e l’Italia al momento è uno dei 16 Paesi su 47 dell’Ue a non essersi ancora espressa nel merito. La sessualità è un ciclo organico, un impulso fisiologicamente insopprimibile, un bisogno di vita; trattare di affetti in carcere e, molto di più, di sessualità, suscita critiche, imbarazzi, polemiche, oltre che perplessità. La sessualità costituisce l’unico aspetto della vita di relazione dei detenuti a non essere normativizzato, quasi che l’afflizione della privazione sessuale debba necessariamente accompagnare lo stato di detenzione.
Carcere e affettività sembrano due parole inconciliabili, perché se c’è qualcosa che nega la confidenza, la libertà di espressione dei sentimenti, questo è proprio il carcere. La questione poi, viene sollevata spesso con una domanda: è giusto concedere momenti di piacere a chi, con le sue azioni, ha causato dolore ad altri? A ciò si aggiunga la situazione reale delle carceri nel nostro Paese, caratterizzata dal cronico problema dell’edilizia carceraria, dal sovraffollamento, nonché dalla carenza di personale penitenziario. La moderna criminologia ha però dimostrato come incontri frequenti e intimi con le persone con le quali vi è un legame affettivo abbiano un ruolo insostituibile nel difficile percorso di recupero del reo.
Diversi paesi europei hanno già da tempo introdotto, nei propri ordinamenti, apposite disposizioni normative per garantire l’esercizio – in ambito carcerario – del diritto personalissimo a coltivare relazioni familiari, affettive, sessuali e amicali con persone libere, destinando allo scopo spazi appositi e locali idonei.
In particolare, in Canton Ticino, ad esempio, l’affettività può esprimersi attraverso una serie articolata di colloqui e incontri intimi per i detenuti, con la possibilità di trascorrere momenti d’intimità con i propri familiari o amici per sei ore consecutive in una casetta situata nella zona agricola del carcere: una zona immersa nel verde, non lontana dall’Istituto e protetta da una recinzione.
In Italia mancano simili spazi e le proposte avanzate sono recepite con non poca resistenza, così, quando si è iniziato timidamente a parlare di “stanze dell’affettività” in carcere, le hanno subito battezzate “stanze del sesso”, “celle a luci rosse”. Da un punto di vista utilitaristico, però, il riconoscimento di un “diritto all’affettività” avrebbe senza dubbio un ritorno in termini di vivibilità e di gestione penitenziaria. Il carcere, con il sesso negato, il tormento sessuale può essere “ammorbidito” approfittando della legge Gozzini e in particolare dei permessi per alcune categorie dei detenuti: chi può andar fuori rinvia la vita intera a quei giorni; altri li aspettano, fra tre o dieci anni. Basti pensare che la gran maggioranza dei detenuti è fatta di ragazzi, tossicodipendenti o stranieri. La corrispondenza amorosa dei carcerati (spesso fra detenuti e detenute) è il caso più commovente e malinconico di questo rincaro.
“La miglior ragione per chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari – come disse Adriano Sofri in un suo vecchio articolo – è che nelle galere normali tutti i detenuti diventano pazzi”.
Nel frattempo non mancano le voci contrarie al disegno di legge per l’istituzione delle love rooms. “Non vogliamo passare per guardoni di Stato! “, urla Daniele Capece, segretario generale del Sappe. E promette barricate.””

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