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Farinetti molla Renzi e tifa il nuovo governo. Opportunista o uno con “tante idee”? 

Oscar Farinetti ora sostiene il governo giallo-verde. L’imprenditore patron di Eataly, per lungo tempo vicino all’ex premier Matteo Renzi e della Leopolda, lo dichiarato martedì a Milano (Il Fatto Quotidiano): “Adesso un governo c’è e tifo per questo governo, perché il governo c’è e deve fare delle cose, come rilanciare il Sud e creare scenari che facciano venire la voglia di investire agli imprenditori […] A me le alleanze politiche non mi sono mai interessate e non mi interessano”.

Farinetti dice di essere ancora legato a Renzi, ma ormai solo da un sentimento di amicizia: “Io sono fedele per natura, sono sposato da 40 anni con mia moglie, tifo Juve da tutta la vita e voglio bene agli amici per sempre. Mi spiace per Renzi… ma è la storia della politica. Tutti i presidenti del Consiglio hanno avuto problemi in Italia..”.

Sulla sua scelta opinioni divise. Il direttore di Lettera43 Paolo Madron scrive senza mezzi termini: “Uno potrebbe dire che così fan tutti, e che dunque non è il caso di gridare a meraviglia e scandalo. Ma la paraculaggine del nostro, sulla cui sontuosità molti avevano alluso in tempi non sospetti, non sta nell’essere passato dalla parte dei vincitori, ma nelle motivazioni addotte per giustificarlo. mica lo ha fatto per lui e la sua azienda che simpatizzando con chi sta nella stanza dei bottoni farà più affari, ma l’ha fatto per il bene comune, per i giovani senza lavoro, il Sud derelitto, e avanti elencando. Parafrasando l’immortale Totò verrebbe da dirgli: Farinetti, ma mi faccia il piacere”.

Lo difende invece su Linkiesta il giornalista e scrittore Fulvio Abbate, che cita il filosofo tedesco Feyerabend per dire che “la coerenza appartiene unicamente a chi non ha idee”. “Te l’avevo detto che di Matteo non ce n’è uno solo”, dice Abbate a Farinetti. “Ho capito”, scrive Abbate con un tocco di ironia, “alcuni di voi, soprattutto i più romantici, avrebbero voluto un altro finale, che Farinetti indossasse, metti, la stessa determinazione morale di un Alessandro Pavolini che, mitra in pugno sotto l’impermeabile bianco, preferì terminare i suoi giorni al fianco di Mussolini…”. Ma non è andata così. Perché “di Matteo non ce n’è uno solo”.  

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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