TwitterFacebookGoogle+

Farmaci e bugie: cosa non si fa per vendere una pillola in più

Il sito del finto farmaco Havidol inventato dalla giornalista J. CooperIl marketing farmaceutico, complice una diffusa credulità, si avvale di furbesche modalità operative per aumentare le vendite. Eccone una breve lista.
Giorgio Dobrilla –
mercoledì 28 gennaio 2015 –
Il sito del finto farmaco Havidol inventato dalla giornalista J. Cooper.

Il marketing farmaceutico progetta di ottimizzare le vendite delle medicine perché è questa la sua funzione. Subdole sono però alcune “possibili” modalità operative. Una è abbassare i limiti di normalità di un parametro: ad esempio, se, per il colesterolo si scendesse dai 220 a 180 mg%, aumenterebbero sia gli asterischi che il consumo degli anticolesterolo. Una seconda, è convincere che la prevenzione di una malattia va iniziata “prima”. Se per prevenire fatti trombotici si suggerisse che è meglio dare antiaggreganti agli under 40, molti asintomatici e non a rischio sarebbero indotti ad assumerli. Terza “furbata” è creare malattie inesistenti (mongering in inglese).

Se lo scoramento di uno studente dopo una bocciatura lo etichettiamo come “malattia da reazione incongrua”, sarà facile convincere i genitori a curare il ragazzo con dei farmaci antidepressivi. E a imporre una medicina ci vuole davvero poco, come si evince dallo scoop nel 2007 della giornalista J. Cooper, intenzionata a dimostrare come usando in rete usuali tecniche di marketing, si può indurre all’acquisto di un farmaco inventato per una malattia altrettanto inventata. Al XVIII Congresso Mondiale del Commercio la giornalista ha così dato notizia di una malattia da lei inventata, Dysphoric Social Attention Consumption Deficit Anxiety Disorder indicando pure il farmaco atto a curarla, l’inesistente Havidol, che veniva pubblicizzato in rete con la foto di un aitante palestrato che fissa una figliuola sexy “dallosguardotuttounprogramma” dicendo «Quando tutto non è abbastanza». Conclusione: migliaia di visite sul sito e di richieste di Havidol via web, fondi ad hoc da istituzioni quali l’Australian Council for the arts, la Greenwald Foundation e il NY Council on the Arts.

E ci sono armi più subdole ancora: una grossa azienda si è inventata persino una rivista, l’Australasian Journal of Bone and Joint Medicine (Giornale australiano-asiatico di medicina delle ossa e delle articolazioni), con la complicità della più grande editrice scientifica mondiale (7000 dipendenti in 24 Paesi). L’azienda ha potuto così propagandare per 7 anni, dal 2002 al 2009, su una rivista falsa e compiacente travestita da pubblicazione prestigiosa, i farmaci da essa commercializzati con conseguente aumento delle vendite, come se l’efficacia delle proprie medicine fosse avallata da studi clinici indipendenti approvati da “veri” esperti del comitato scientifico. Peccato che questi esperti neanche sapevano di essere citati come garanti nel board del giornale. La rivista Dialogo sui Farmaci (purtroppo soppressa da poco per mancanza di sponsor) sottolineava infine lo sfruttamento persuasivo del nome, citando in primis il preparato Rikordar, indicato per chi ha poca memoria e… perde facilmente le forbici. Esilarante.

Giorgio Dobrilla, primario gastroenterologo emerito dell’Ospedale regionale di Bolzano
(articolo pubblicato sul quotidiano Alto Adige)

http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=115141&typeb=0&Farmaci-e-bugie-cosa-non-si-fa-per-vendere-una-pillola-in-piu

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.