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Fbi 'contro' Clinton, lei resta in testa

Washington – A 21 giorni dalle elezioni dell’8 novembre Hillary Clinton è sempre data nettamente in testa in tutti i sondaggi a livello nazionale ma ha problemi in tre stati chiave: Ohio, Nevada e North Carolina. Ma soprattutto l’Fbi ha tirato fuori una serie di mail imbarazzanti per lei che il rivale repubblicano Donald Trump ha immediatamente usato per attaccarla

IL PRESUNTO ‘SCAMBIO’ CON L’FBI

L’Fbi ha diffuso una centinaia di mail della massa di oltre 60.000 che Clinton, quando era segretario di Stato (2009-2013) inviò e ricevette usando esclusivamente un server di posta privato. In una di queste emerge che un alto funzionario del dipartimento di Stato, il sottosegretario di Stato Patrick Kennedy, propose uno scambio (“quid pro pro”) all’Fbi: alterare la definizione di “classificato” del materiale contenuto in alcun delle mail della candidata democratica in cambio della concessione di visti ad agenti federali per Paesi stranieri dove normalmente non sarebbe stato consentito loro di andare. In particolare – e qui la cosa si complica – le mail da cui Kennedy chiese di eliminare la lettera ‘C’ che sta per ‘classified’ (classificato o segreto) erano quelle ricevute dall’allora segretario di Stato sul famigerato assalto al consolato Usa di Bengasi dell’11 settembre 2012 in cui vennero uccisi l’ambasciatore Chris Stevens ed altri 3 americani. Secondo i documenti quando l’agente dell’Fbi si rifiutò di accettare lo scambio, Kennedy provò a scavalcarlo contattando direttamente un suo superiore per ottenere quello che voleva. Il portavoce del dipartimento di Stato, Mark Toner, ha negato che ci sia stata alcuna profferta di scambio tra Kennedy e l’agente. In ogni caso l’intera vicenda non è una cosiddetta “smoking gun” (pistola fumante o prova incontrovertibile delle sue presunte malefatte) perchè non dimostra in alcun modo che Clinton abbia chiesto al suo vice di fare pressioni sull’Fbi ma solo che Kennedy lo fece. Kennedy, ricorda poi la testata, non è un politico distaccato a ‘Foggy Bottom’ ma è un diplomatico di carriera che aveva lavorato nello stesso ruolo con la repubblicana Condoleeza Rice prima che con Clinton.

LA REAZIONE DI TRUMP

Trump non ha atteso molto prima di partire all’attacco: “Questi documenti dell’Fbi forniscono la prova innegabile che Hillary Clinton ha cospirato con l’FBI, il ministero della Giustizia (da cui i federali dipendono, ndr) ed il dipartimento di Stato per occultare attività criminali al più alto livello”, ha dichiarato il generale in congedo Michael Flynn, consigliere di Trump. Non solo. Jason Chaffetz, presidente repubblicano della commissione della Camera sul controllo delle attività del governo, ed il collega di partito Devin Nunes, presidente della commissione Intelligence hanno chiesto immediatamente al presidente Barack Obama di rimuovere dall’incarico Kennedy.

A LIVELLO NAZIONALE HILLARY STACCA TRUMP DI 12 PUNTI

Intanto è aumentato fino al picco di 12 punti il vantaggio dell’ex first lady sul candidato del Gran Old Party (Gop) a livello nazionale. L’ultima rilevazione diffusa dalla Monmouth University assegna a Clinton il 50% dei consensi mentre Trump è dato al 38%. Per la Cnn il vantaggio della candidata democratica è sempre consistente ma di di 8 punti: Clinton è al 47%, Trump al 39%.

OCCHI PUNTATI SU OHIO, NORTH CAROLINA E NEVADA

Ma a parte le rilevazioni a livello nazionale – indicative ma da sole non garanzia di vittoria – la Cnn si concentra su tre Stati chiavi perchè ancora contesi. La Clinton è avanti in North Carolina e Nevada ma insegue Trump in quello più ‘pesante’ da un punto di vista elettorale, l’Ohio. In North Carolina (che assegna 15 dei 270 grandi elettori necessari per conquistare la Casa Bianca) la candidata democratica è al 48% e il candidato repubblicano al 47%, un vantaggio, statisticamente irrilevante di un solo punto. In Nevada (solo 6 voti in palio) il 46% è per l’ex segretario di Stato ed il 44% per il candidato del Gop, un vantaggio di soli due punti a loro volta inconsistenti. In Ohio (che assegna ben 18 grandi elettori), invece, Trump è al 48% e Clinton al 4%, non un enorme distacco ma più significativo dei precedenti. Va ricordato che l’elezione del presidente degli Stati Uniti è indiretta. Formalmente l’inquilino della Casa Bianca sarà nominato il 19 dicembre da 538 grandi elettori espressi dai 50 Stati in proporzione alla popolazione. Vince chi si aggiudica almeno 270 voti. Si va dai 55 grandi elettori della California (lo Stato politicamente più pesante) ai soli 3 dello sterminato quanto disabitato Alaska. (AGI) 

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