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Fbi indaga sul rapporto Trump-Russia. Tutti gli indizi che portano a Mosca

Trump e la Russia, un rapporto da mesi al centro del dibattitto politico (e delle chiacchiere), ora è stato ufficialmente confermato che è sotto la lente d’ingrandimento dell’intelligence americana. Il capo dell’Fbi, James Comey, nella testimonianza alla Camera, ha dichiarato che l’agenzia “sta indagando sui tentativi del governo russo di interferire nelle nostre elezioni presidenziali del 2016. L’indagine è cominciata nel luglio 2016 e si concentra anche sulla natura di un qualsiasi tipo di legame tra individui associati all’organizzazione elettorale di Donald Trump e il governo russo. L’Fbi sta verificando se ci sia stato un coordinamento tra la campagna di Trump e le manovre russe“. 

I tre ‘cerchi’ che legano Trump alla Russia

Su Il Corriere della Sera, Guido Olimpio ha indicato tre ‘cerchi’, sui quali si basa l’intreccio tra Trump e i russi, al centro dell’indagine degli 007:

  1. Paul Manafort e Carter Page. “Il primo diventa manager della campagna di Trump a fine marzo 2016, il secondo è indicato come consigliere. Personaggi noti per le entrature a Mosca”. Come ricorda il quotidiano, “a metà agosto il New York Times diffonde dettagli su presunti fondi russo-ucraini in favore di Manafort. Che tiene duro per qualche giorno, poi il 19 è costretto a dimettersi”. 
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  2. L’ex consigliere per la sicurezza, Michael Flynn, ufficiale dalle “grandi entrature al Cremlino”, “uno dei fautori della grande svolta verso l’avversario”. Nuove indiscrezioni spiattellano che Flynn ha avuto 5 colloqui con l’ambasciatore russo in America Sergei Kislyak. E il quadro peggiora quando si scopre che hanno discusso delle sanzioni occidentali contro la Russia, quelle misure che lo ‘zar’ vorrebbe fossero tolte”. Flynn nega davanti al vice presidente Mike Pence, che rilancia questa versione ma “il 13 febbraio Flynn, dopo aver ammesso di aver dato informazioni errate a Pence, è costretto a lasciare”.
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  3. Jeff Sessions, segretario alla Giustizia costretto alle dimissioni. “E’ il Washington Post, il 1 marzo, a sganciare la bomba: il ministro ha avuto almeno due contatti con il solito ambasciatore Kislyak e non lo ha rivelato durante la deposizione al Congresso nonostante gli fosse stato chiesto”. 
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Trump e l’intrigo russo che danneggia i piani del Cremlino

Come sottolinea Vittorio Zucconi su La Repubblica, “l’operazione ‘Siberian Candidate’, l’intrigo organizzato dai servizi russi attraverso hackers, siti online, media di propaganda come RT (Russia Today) e il compiacente compagno di strada Julian Assange con la sempre meno credibile WikiLeaks sta avendo un effetto paradossale: danneggia proprio il piano concepito dai burattinai del Cremlino”. 

“È ovvio infatti – si legge sul quotidiano – che in questa situazione, qualunque gesto di simpatia, di collaborazione, di favore che Trump intedesse fare – anche legittimamente – nei confronti di Putin verrebbe letto come la conferma che lui è il “Siberian candidate”, il candidato che Mosca ha illegalmente favorito interferendo nella campagna elettorale per eleggere il presidente, il momento più importante nella vita democratica degli Stati Uniti”.

Fbi, nessuna prova delle accuse di intercettazioni contro Obama

Comey è intervenuto anche sulle accuse lanciate da Trump contro il predecessore, Barack Obama: il 4 marzo, il presidente aveva sostenuto di essere stato intercettato alla Trump Tower durante la campagna elettorale. 

  • Il capo dell’Fbi ha smentito: “non abbiamo alcuna informazione che possa confermare il contenuto di quel tweet”.
  • Una posizione ribadita dal direttore della National security agency (Nsa) Mike Rogers, secondo cui “non abbiamo evidenze che ci siano state intercettazioni. Nessuno ci ha chiesto di avviare questo tipo di operazione ed è corretta la reazione dei nostri alleati britannici che hanno definito ‘ridicola’ l’ipotesi di un loro coinvolgimento”.

I sospetti brogli in alcuni Stati, “non abbiamo informazioni in merito”

Sui sospetti di brogli nel voto in alcuni Stati chiave come Michigan, Pennsylvania, Wisconsin, Florida, North Carolina e Ohio, la dinamica è stata più complessa, con un botta e risposta sul quale Comey è dovuto tornare.

Interrogato in merito, il capo dell’Fbi ha fatto presente che “la sua organizzazione si occupa di intelligence all’estero, non in patria. Quindi sarebbe giusto dire che non siamo probabilmente la migliore organizzazione per fornire una risposta più completa“.

Poco dopo, però, esce un tweet del presidente nel quale si sostiene che Comey, insieme al direttore della National security agency (Nsa) Mike Rogers, abbia smentito al Congresso che la Russia abbia influenzato il processo elettorale.

The NSA and FBI tell Congress that Russia did not influence electoral process. pic.twitter.com/d9HqkxYBt5

— President Trump (@POTUS) 20 marzo 2017

Interrogato di nuovo in merito, alla luce del tweet, Comey ribadisce la sua posizione, chiarendo che non rientra nel suo campo d’azione. “Non abbiamo nessuna opinione, né informazione perché non è qualcosa che abbiamo mai analizzato”. E ha aggiunto, rispetto alla precedente informazione così come è stata ripresa dalla Casa Bianca, “non era certamente nostra intenzione dire questo oggi perché non abbiamo nessuna informazione in merito“.

Comey on Trump tweet that he testified Russia “did not influence electoral process”: “It certainly wasn’t our intention to say that today.” pic.twitter.com/21ASPvFzh1

— ABC News Politics (@ABCPolitics) 20 marzo 2017

La reazione (su Twitter) di Trump

L’inquilino della Casa Bianca ha seguito attentamente l’audizione di Comey alla Camera, commentandola su Twitter attraverso il profilo presidenziale (@POTUS) e il suo profilo personale (@realDonaldTrump). 

James Clapper and others stated that there is no evidence Potus colluded with Russia. This story is FAKE NEWS and everyone knows it!

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 20 marzo 2017

 

What about all of the contact with the Clinton campaign and the Russians? Also, is it true that the DNC would not let the FBI in to look?

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 20 marzo 2017

 

The Democrats made up and pushed the Russian story as an excuse for running a terrible campaign. Big advantage in Electoral College & lost!

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 20 marzo 2017

Il presidente contro la fuga di notizie ai media

Il presidente ha poi contrattaccato, puntando il dito contro la fuga di notizie passate ai media, la “vera notizia sulla quale il Congresso, l’Fbi e tutti gli altri dovrebbero indagare. Si deve trovare l’autore ora!”

The real story that Congress, the FBI and all others should be looking into is the leaking of Classified information. Must find leaker now!

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 20 marzo 2017

E a sostegno, cita Comey secondo cui c’è stata “un’insolita attività” di recente in questo senso.

FBI Director Comey says classified leaks to the media have been “unusually active” recently. pic.twitter.com/WumDJSqaFA

— President Trump (@POTUS) 20 marzo 2017

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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