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Fecondazione eterologa: desiderio o diritto?

Su MicroMega 7/2014, in edicola dal 23 ottobre, un confronto senza perifrasi

A sinistra sembra scontato: la fecondazione eterologa è un diritto. E perché mai? MicroMega, grazie a un confronto senza perifrasi fra i magistrati Paolo Borgna e Rita Sanlorenzo, sostenitori di due tesi opposte, prova a porsi alcuni interrogativi radicali, ormai ineludibili.

Nessuno di noi ha chiesto di essere messo al mondo. Chi lo ha deciso si assume perciò dei doveri verso chi nascerà, il quale, a determinate condizioni, potrebbe preferire di non essere mai nato. È il nascituro, una volta al mondo (non certo quando è embrione, ossia non-persona), che ha dei diritti. Diritti che si riassumono nel dovere dei genitori di assicurare al figlio, per il possibile, le migliori condizioni di vita e in primo luogo di serenità psicologica.

Ma un figlio di padre ignoto sotto questo profilo non nasce già con un handicap, che nessuna acrobazia di psicologi può cancellare? Il desiderio di due coniugi di avere un figlio può essere di per sé un diritto? Non si corre il rischio di cedere a un ‘diritto’ proprietario dei genitori (perché di questo si tratta, ed è strano che abbia spazio a sinistra), che già legittima forme di vera e propria tortura sui prematuri con handicap dolorosissimi (in Italia, non più in Olanda grazie all’eutanasia neonatale)?

Il sommario del nuovo numero di MicroMega

(22 ottobre 2014)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/fecondazione-eterologa-desiderio-o-diritto/

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