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Fede e coraggio

La morte di Arnaud Beltrame, il gendarme che a Trèbes a fine marzo si è consegnato in cambio di un ostaggio perdendo così la vita, ha suscitato unanime cordoglio ma insieme anche una gara a partecipare per interposto martire alla sua gloria postuma. Tanto il diretto interessato non ha lasciato detto nulla né può ormai obiettare alcunché. Si è allora parlato della patria, dei valori della polizia e di quelli della massoneria e via rivendicando. Tuttavia, ha ritenuto di concludere Cazzullo sul Corriere, “la persona che lo conosceva meglio, sua moglie Marielle, ama ricordare la sua fede: «È stato il gesto di un poliziotto, e di un cristiano. Dettato dall’amor di patria e dall’amore per il prossimo. Due ispirazioni impossibili da separare». E così, nella settimana santa, il Paese più laico d’Europa si scopre a discutere su come la religione possa influire sulla vita privata e pubblica”. A dire il vero, a discutere del peso della religione sulla vita pubblica in Francia e in Europa ci ha portati ben prima il terrorismo islamico, del quale quello di cui parliamo è solo uno degli ultimi episodi.

Anche il vescovo, com’era più prevedibile, ha dichiarato che Beltrame era ispirato dalla fede e l’ha equiparato a padre Kolbe, il francescano polacco che si sostituì a un altro prigioniero ad Auschwitz morendo al suo posto. Resta il fatto che anche Redouane Lakdim, l’assassino di Trèbes, era ispirato dalla fede, e per sua stessa precisa dichiarazione stavolta. E resta il fatto che Kolbe era uno solo mentre gran parte dei suoi correligionari, in patria e non solo, erano antisemiti, in Germania erano nazisti e il capo della sua Chiesa aveva persino sottoscritto un concordato col governo hitleriano. Cazzullo ha ricordato invece, tra gli altri, Salvo D’Acquisto e don Ferrante Bagiardi, sottolineando il fattore fede “spesso” presente in simili frangenti. Non sarà sfuggito però certo neanche a lui, così attento alla storia come all’attualità, che la fede non è né un elemento necessario né tantomeno sufficiente a spiegare, in generale, comportamenti di questo tipo. Per non andare lontano, in Italia gran parte della popolazione (e dunque anche del clero) fu a lungo insieme fascista e cattolica con fierezza o con indifferenza e conformismo.

Stavolta direi che perlomeno nessuno, a prescindere dalle dietrologie e dalle credenze personali, ha messo pubblicamente in dubbio l’altruismo, la generosità, il disinteresse, l’eroismo. Alla messa per Beltrame hanno voluto essere presenti persino alcuni imam e il vescovo non sembra essersi fatto tentare dalla semplicistica contrapposizione tra religione buona e religione malvagia sulla quale si assestano invece tanti devoti nostrani meno consapevoli di lui. Il coraggio invece è un’altra cosa. “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”, faceva dire proprio a un sacerdote il cattolico Manzoni. E d’altra parte nessuno potrebbe negare che, sia pure a suo modo, anche Lakdim è stato coraggiosissimo. Quando leggiamo che “solo la sua fede può spiegare la follia di questo sacrificio”, vengono i brividi lungo la schiena. Anche se si parla di Beltrame. Anche se possiamo tirare un sospiro di sollievo.

Ma torniamo alla già citata vedova, che è stata descritta come assai credente e responsabile della recente conversione del marito (basti dire che erano sposati solo civilmente, mentre si è rivelata falsa la voce di un loro matrimonio religioso sul letto di morte). La signora ha rilasciato in realtà una lunga intervista, raccolta da organi d’informazione confessionali, dove ha parlato anzitutto del legame del marito con la “famiglia della gendarmeria”, di quanto fosse animato da altissimi valori morali di servizio, generosità, abnegazione, della sua forza di volontà fuori del comune e della sua capacità di comunicarla ai suoi uomini. Quindi ha effettivamente richiamato il percorso religioso del marito per concludere che ai propri occhi non era affatto banale che i funerali si sarebbero tenuti in piena settimana santa: “È con grande speranza che aspetto di celebrare la risurrezione di Pasqua con lui”. Un discorso comprensibilmente filtrato dalla sua personale prospettiva di cattolica. La madre di Beltrame, che lo conosceva da sempre ma che non è mai stata particolarmente credente, ha invece dichiarato: “È sempre stato così, ha sempre fatto tutto per la Patria, da quando è nato, era la sua ragione di vita. Si è sempre sacrificato per gli altri. Oggi mi direbbe «mamma ho fatto soltanto il mio lavoro». Faceva parte del suo modo di essere. Quando ho sentito alla televisione di un gendarme che si era offerto in ostaggio per salvare una donna, ho capito subito che si trattava di lui. Doveva trattarsi di lui per forza”.

Come ammoniva Pierre Bayle qualche secolo fa, proprio in Francia e a seguito di altre guerre di religione, i non credenti sono capacissimi di individuare e seguire i valori morali, mentre i credenti possono facilmente trovare nella propria religione ottimi pretesti per derogare a quei principi e per agire nei modi più nefasti.

Andrea Atzeni

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