TwitterFacebookGoogle+

Fedeli in marcia contro il vescovo che discrimina gay e divorziati

Mons. Huonderdi Matteo Matzuzzi in “Il Foglio” del 12 marzo 2014 –
Un corteo di oltre duemila persone ha marciato compatto domenica verso la cattedrale di San Gallo, in Svizzera. Giovani e vecchi, famiglie e divorziati, con cartelli, manifesti, volantini e fischietti hanno chiesto di incontrare il vescovo, mons. Markus Büchel, presidente della locale conferenza episcopale per un colloquio libero, franco e diretto.

Titolo della manifestazione, “Basta!”.
Oggetto della contestazione, il vescovo di Coira, mons. Vitus Huonder, accusato di essere un conservatore dalle idee retrograde – tra i capi di imputazione anche una simpatia mai negata verso la Fraternità San Pio X, i lefebvriani – che discriminerebbe omosessuali, divorziati risposati e “concubini”.

Necessaria, dunque, una svolta sulla scia di quanto già auspicato dai fedeli nelle risposte al questionario presinodale inviato lo scorso novembre alle diocesi. I manifestanti hanno anche reso noto un documento in cui sostengono che “non è più possibile accettare il modo in cui la chiesa si sta screditando”. A far traboccare il vaso già colmo, la proposta appoggiata anche da mons. Huonder di far partecipare “coloro che non vivono in conformità con il dettato evangelico” alla comunione spirituale, mettendosi in fila e “tenendo le braccia conserte”.

Un modo per distinguersi da chi invece, essendo in piena regola, è ammesso al sacramento. Un’idea che ha portato i manifestanti a chiedere “che venga al più presto nominato un amministratore da affiancare al vescovo di Coira, che abbia la fiducia dei fedeli e dia nuova speranza alla diocesi”. Nel cahier de doléances anche il fatto che il vescovo di Coira “critichi pubblicamente quei fedeli che hanno fatto uso della pillola anticoncezionale o dei preservativi”. Ecco perché i promotori della contestazione auspicano che sulla questione venga coinvolto al più presto anche il Papa. Ma l’elenco delle richieste non si ferma qui, perché al presidente della Conferenza episcopale elvetica è stato anche domandato di fare in modo (e in tempi possibilmente rapidi) che “il pensiero, la parola o l’azione ecclesiale non causi mai esclusione o discriminazione” e che “dagli esiti della consultazione sinodale sulla famiglia siano tratte conseguenze concrete e incoraggianti”.

Tradotto, autorizzare subito il riaccostamento all’eucaristia dei divorziati risposati – l’esempio richiamato, in questo caso, è quello offerto a settembre dall’ufficio per la cura d’anime di Friburgo contro il quale s’era scagliato il prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, il cardinale Gerhard Ludwig Müller. Il vescovo di San Gallo, mons. Büchel, ha accettato di confrontarsi con i manifestanti, e dopo aver ribadito di non avere il potere di entrare nel merito dell’operato di un singolo vescovo, ha sottolineato come “la manifestazione dimostra che l’unità è ripetutamente messa alla prova” e che “le divisioni e le tensioni attraversano le confessioni, ma anche la chiesa cattolica”. Intervenuto al Servizio di informazione religiosa (Sir), il portavoce della Conferenza episcopale svizzera, Simon Spengler, ha osservato che “la preoccupazione principale è l’unità della chiesa”, obiettivo “non facile” da conquistare, ma da ricercare continuamente, avendo “la volontà di trovare soluzioni comuni”.

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201403/140312matzuzzi.pdf

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.