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Femen e gli altri blitz a San Pietro, la nuova linea del Vaticano

Dopo le ultime irruzioni si è scelto di giudicare in proprio chi commette reati all’interno della Città del Vaticano. Rimessa in libertà l’attivista delle Femen ma con ‘divieto di accesso’.

È stato un Natale piuttosto movimentato in Vaticano. Prima Iana Aleksandrovna Azhdanova ha fatto irruzione a seno nudo a Piazza San Pietro, prendendo in mano dal presepe Gesù Bambino, poi Marcello Di Finizio ha preso posto per la quinta volta ‘in carriera’ su un loggione della facciata della Basilica di San Pietro, a circa 80 metri di altezza.

Per la giovane ucraina, rappresentante del movimento femminista delle Femen che gira il mondo a seno nudo protestando contro il sessismo e le discriminazioni sociali, e l’imprenditore triestino che da anni manifesta contro una direttiva comunitaria che impone la messa all’asta delle concessioni demaniali, sono scattate le manette: entrambi sono state tenuti in stato di fermo nelle prigioni dello Stato del Vaticano. Una pratica piuttosto insolita.

SOVRAFFOLLAMENTO – Scrive Paolo Rodari su Repubblica che «non è usuale che il Vaticano decida di trattenere qualcuno in stato di fermo all’interno delle proprie mura». Per Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede «è giusto procedere con opportuno rigore nei confronti del ripetersi di atti che violano intenzionalmente, ripetutamente e gravemente il diritto dei fedeli al rispetto delle loro legittime convinzioni religiose»: le Femen ad esempio aveva già avuto modo di farsi notare dalle parti di San Pietro.Femen e gli altri blitz a San Pietro, la nuova linea del Vaticano

Gli arresti di queste ore si spiegano con la decisione di giudicare in proprio chi commette reati nel territorio del piccolo Stato e non procedere immediatamente all’espulsione su territorio italiano o alla consegna dei fermati alle autorità italiane […]. In passato si ricorda il caso dell’ex maggiordomo di papa Ratzinger, Paolo Gabriele, trattenuto durante Vatileaks con l’accusa di aver trafugato e diffuso esternamente documenti riservati. E il caso precedente di Susanna Maiolo, trattenuta dopo che nella Notte di Natale del 2009, saltando oltre le transenne della basilica vaticana, aveva causato la caduta di Benedetto XVI e provocato anche la rottura del femore del cardinale Roger Etchegaray. Ma in queste ore c’è una terza persona trattenuta entro le mura leonine. Si tratta dell’ex nunzio Józef Wesolowski, dimesso dallo stato clericale nel 2014 per il delitto di pedofilia, dopo la condanna nel primo grado di giudizio. Wesolowski, in un primo momento, aveva presentato documentazione medica e aveva ottenuto gli arresti domiciliari in una stanza del collegio dei penitenzieri nel palazzo del Tribunale del Vaticano. Ora, però, i termini dei domiciliari sono scaduti e Wesolowski, pur rimanendo sottoposto all’obbligo di permanenza nella Città Leonina, gode di una certa libertà di movimento.

Nella mattinata di sabato padre Federico Lombardi ha riferito che il Promotore di Giustizia vaticano ha disposto la remissione in libertà per l’attivista delle Femen Iana Azhdanova ma le è stato intimato «il divieto di accesso nello Stato della Città del Vaticano, nella basilica e negli altri luoghi extraterritoriali». La donna ucraina dovrà rispondere dei reati di vilipendio, atti osceni in luogo pubblico e furto.

http://www.giornalettismo.com/archives/1699927/femen-vaticano/

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