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Fertility Day: la toppa è peggio del buco

Fertility Day: la toppa è peggio del bucoGiancarla Codrignani –

Tratto da: Adista Notizie n° 34 del 08/10/2016

La ministra della Salute Lorenzin è riuscita a ridicolizzare un problema serio. Nemmeno la Gruber, che l’ha intervistata a Otto e Mezzo il 23 settembre scorso, è riuscita ad aiutarla, portando  indulgentemente il discorso sulla vicenda personale della ministra, una donna che ha vissuto in prima persona il problema per il quale intendeva raccomandare al Paese di non perdere tempo, una ministra diventata madre a 43 anni: «Solo il 4 % ci riesce così tardi…». Poi però l’interessata ha spiegato: «Ho dovuto aspettare tanto perché mio marito non arrivava mai». Ennesima gaffe.

Era andata così fin dall’inizio, con i commenti dei social al veleno: difficile resistere quando per invitare a fare bambini si sono letti slogan ministeriali tipo “darsi una mossa”, “preparare culle per il futuro”, la fertilità “bene comune” e manifesti esplicativi di assoluta demenza: una mano in caduta libera che fa ciondolare una sigaretta appassita “non mandare gli spermatozoi in fumo”, oppure una buccia di banana spampanata che scivola verso il vuoto quasi pornografica, o ancora “la Costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile” su un paio di scarpine da bebé intrecciate con un nastro tricolore stile regime fascista. Infine la copertina dell’Opuscolo Informativo Ministeriale che contrappone coppie bianche e perbene a nere e drogate: secondo Mentana “è da tribunale di Norimberga della pubblicità regresso”.

Ma perché, Beatrice Lorenzin? Va bene che vieni da Forza Italia e sei Ncd, che non sei altrettanto zelante per la fecondazione assistita; ma dovresti esserti accorta che non governa più la Dc. È democratico che un/una ministro/a cerchi di ottenere un consenso politico personale, ma perfino Renzi – che non sapeva di avere dato il Ministero della Salute a una che crede che la gente fa un bambino perché ha visto un manifesto – ha giudicato questa campagna “inguardabile”.

A prescindere dagli infortuni comici, il Fertility Day ha evocato immediatamente il Family Day cattolico, che continua ad opporsi al “gender”: su richiesta della Lega la Regione Lombardia ha attivato un call center per raccogliere le denunce di “ideologia gender” nelle scuole: affidato a genitori cattolici riceve solo telefonate derisorie. Tuttavia rappresenta uno dei  tentativi di introdurre nel contesto politico laico un’ideologia confessionale.

Non che il problema demografico non sia reale. Nel 2015 i nati in Europa sono stati 5,1 milioni, i morti 5,2: saldo negativo. Tuttavia la popolazione è passata da 508,3 a 510,1 milioni: la differenza la colmano i due milioni di stranieri immigrati o rifugiati. E allora? Fine della civiltà occidentale e sopraffazione islamica, come dicono i vari Salvini europei? Oppure finalmente avanza la via bella della globalizzazione? La finanza è stata più furba e ha preso il controllo mondiale, mentre le nuove tecnologie modificavano il sistema produttivo e toglievano lavoro con i robot pur dando nuove possibilità di conoscenza e di relazioni. Le sinistre poco reattive nel prevenire i danni non hanno prodotto la contro-globalizzazione culturale. Succede così che oggi tutti ridacchiano di Lorenzin e dei suoi progetti, ma di fatto le destre nazionaliste in Europa coltivano l’ignoranza e la paura, incuranti del futuro dei bambini, propri e altrui.

Le donne sanno bene che fare un bambino è bellissimo: ma sanno anche che bisogna non essere irresponsabili e mantenerli. Se non hanno un lavoro e non riescono nemmeno a pagare la retta dell’asilo, non hanno bisogno di insegnamenti (anche se sarebbero contente di aver ricevuto nelle scuole l’educazione sessuale). Insegnano loro il costo della maternità e la sofferenza della rinuncia, ma anche la libertà soggettiva di volere o non volere essere madri. La demografia dell’umanità da un pezzo non è più la demografia della patria.

http://www.adista.it/articolo/56647

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