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Filignano (IS) senza parroco da 4 anni. Il nuovo fu arrestato per genocidio in Ruanda, Don Jean-François Kayiranga condannato a morte per strage di 2000 tutsi. Assolto in appello

M-morial-g-nocide-rwandais Filignano, i fedeli scrivono a Papa Francesco: “Siamo senza parroco da 4 anni”

FILIGNANO (ISERNIA) – A Filignano, piccolo centro della Valle del Volturno, sono senza parroco da quattro anni a causa del sempre più ridotto numero di sacerdoti a disposizione della diocesi di Isernia-Venafro. I cittadini hanno perciò deciso di scrivere a Papa Francesco per spiegare cosa accade nel paesino con poco più di settecento anime.

”Caro Papa Francesco – scrivono i fedeli di Filignano – siamo una piccola comunità del Molise. Abbiamo avuto, fino a quattro anni fa, il nostro parroco che celebrava la messa nelle tre chiese del comune, distanti l’una dall’altra circa quattro chilometri. Tutti i primi venerdì del mese si recava nelle varie frazioni a confessare e comunicare le persone anziane e i malati. La Chiesa aveva un coro e i bambini seguivano il catechismo con amore. Si sentivano protetti dal nostro parroco. Ora diversi parroci dei paesi limitrofi vengono a celebrare la santa messa una volta la settimana e tornano nelle loro parrocchie. La nostra chiesa bellissima è sempre chiusa e sempre più vuota. Non c’è più il coro e non ci sono più giovani che la frequentano. Abbiamo chiesto più volte un nuovo parroco, ci hanno sempre risposto che non ci sono preti disponibili. Tutti noi La preghiamo – concludono i fedeli di Filignano – affinché anche il nostro paese abbia un parroco che stia sempre con noi e che sappia riprendere in mano questo gregge che ormai è allo sbaraglio”.

www.molisenetwork.net/2014/08/17/fi…-650-cittadini/
FILIGNANO – Il sindaco chiede un prete per le anime dei 650 cittadini

FILIGNANO. Il sindaco chiede un prete per i suoi concittadini, ce ne riferisce Tonino Atella.

Da quattro anni Filignano, le sue 13 frazioni, le 3 chiese e i 650 abitanti sono senza un prete in forma stabile e continuativa. Conseguentemente alla cittadina che chiude a sud il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise toccano uomini di chiesa provvisori ed a metà con altri Comuni, vedi l’ultimo, il Parroco del vicino Comune di Montaquila, “ottimo uomo di Chiesa”, è stato definito dal Sindaco di Filignano, Lorenzo Coia, “ma purtroppo costretto a rinunciare per i preponderanti impegni della parrocchia di provenienza, Montaquila”. Ed allora che fare, si é chiesto il primo cittadino filignanese ? Tocca rivolgersi -ha pensato il primo cittadino di Filignano- direttamente a Papa Francesco ed al neo Vescovo Diocesano, Mons. Camillo Ciabotti, chiedendo con lettera scritta che un prete in forma stabile e continuativa venga finalmente assegnato a Filignano in modo da prendersi cura delle 650 anime che lì vivono. E così prima l’istanza consegnata il 5 luglio scorso direttamente nelle mani di Papa Francesco in occasione della sua visita in Molise e quindi la missiva trasmessa al Vescovo Cibotti, nella quale il Sindaco Coia ricorda la storia religiosa del proprio Comune, la sua importanza e la necessità di un prete in loco per prendersi cura delle anime dei propri concittadini. Nella stessa lettera il Vescovo Diocesano viene altresì invitato a presenziare alle prossime feste patronali di settembre, partecipando in prima persona ai riti delle due giornate festive. In chiusura l’ovvia considerazione, ossia il calo delle vocazioni coi suoi tanti effetti negativi, in primis lasciare molti Comuni d’Italia senza un prete.

www.colliavolturno.com/index.asp?page=read&id=6142

Filignano. finalmente in paese arriva un nuovo parroco. Don Francois Kayiranga si è insediato in parrocchia.

FILIGNANO. Ci sono voluti quattro anni e tante, anzi, tantissime polemiche. Filignano, finalmente ha un nuoovo parroco. Dopo le lette consegnate a Papa Francesco e al Vescovo Camillo Cibotti, è arrivato in paese Daon Francois Kayiranga, già parroco della parrocchia di San Giuseppe Artigiano in Comino di Guardiagrele e della parrocchia dei Santi Silvestro e Rocco in Pennapiedimonte. Nativo del Rwanda, 52 anni, da 12 anni in Italia, da ieri vive ed abita nella sua nuova parrocchia, che è quella di Filignano. Grande soddisfazione è stata espressa dalla cittadinanza ed a lui va il benvenuto del sindaco Lorenzo Coia e di tutta l’amministrazione comunale.
Naturalmente i fedeli di Filignano ringraziano calorosamente il vescovo monsignor Camillo Cibotti per aver risolto un così grande problema, in breve periodo.
Autore: Michele Visco
Data: 03/10/2014

www.giovaniemissione.it/mondo/documenti/grandi%20laghi.pdf
1996
Agli inizi di novembre don Jean-François Kayiranga, della diocesi di Nyundo, è arrestato
con l’accusa di genocidio; sale così a cinque il numero dei sacerdoti detenuti nelle carceri rwandesi.
Le relazioni tra stato e chiesa continuano ad essere tese.

http://atei.forumitalian.com/t8-ruanda-genocidio-i-chiesa

* 1998 – Jean François Kayiranga e Edouard Nkurikiye, sacerdoti Cattolici, condannati a morte per aver spinto 2000 tutsi a cercar rifugio nella loro chiesa prima di essere attaccata dagli Hutu. Subito dopo, hanno fatto in modo che l’edificio fosse raso al suolo con i corpi all’interno.

www.amnesty.org/fr/library/asset/AF…70021997en.html

One case illustrating the problem of arbitrary arrests is that of AbbéJean-François Kayiranga, a 34 year-old priest from the diocese of Nyundo and a former teacher. He was arrested on 6 November 1996 in Kivumu, Kibuye préfecture, when he went to register for his new identity card. The officier de police judiciaire (judicial police officer) reportedly wrote out an arrest warrant on the spot and arrested him, on the basis of an unspecified accusation that he had participated in the genocide. According to several sources, Abbé Kayiranga was the only priest in the diocese of Nyundo who did not leave the country in 1994 and was commended by survivors for his role in saving a number of people from the killings. Abbé Kayiranga is being held in the detention centre at Gitesi, where conditions are extremely harsh. On the night of 22-23 October 1996, 16 detainees died there as a result of severe overcrowding and poor ventilation.(5)

Da google traduttore

Un caso che illustra il problema di arresti arbitrari è quella di AbbéJean-François Kayiranga, un sacerdote di 34 anni della diocesi di Nyundo e un ex insegnante. E ‘stato arrestato il 6 novembre 1996 a Kivumu, Kibuye prefettura, quando andò a registrare per la sua nuova carta d’identità. Il officier de police judiciaire (agente di polizia giudiziaria) riferito scrisse un mandato d’arresto sul posto e ha arrestato lui, sulla base di un’accusa non specificato di aver partecipato al genocidio. Secondo diverse fonti, Abbé Kayiranga era l’unico sacerdote della diocesi di Nyundo che non ha lasciato il paese nel 1994 ed è stato elogiato dai sopravvissuti per il suo ruolo nel salvare un certo numero di persone provenienti da omicidi. Abbé Kayiranga si svolge nel centro di detenzione a Gitesi, dove le condizioni sono estremamente dure. La notte del 22-23 ottobre 1996, 16 detenuti sono morti lì a causa di grave sovraffollamento e scarsa ventilazione. (5)

www.amnesty.org/fr/library/asset/AFR47/002/1997/fr/80bbed17-eac1-11dd-b6f5-3be39665bc30/afr470021997en.html

Rwandan priests walk free from death row

October 27 2000 at 10:10pm
Kigali – An appeals court has overturned the first death sentences imposed on Rwandan Roman Catholic priests convicted for their alleged involvement in the country’s 1994 genocide and set the two free, the attorney-general said on Friday.

Edouard Nturiye and Francois Kayiranga were convicted and sentenced to death in 1998 on charges that they had organised the murder of 2 000 Tutsis who died when the church in which they had sought shelter was bulldozed and collapsed on them.

On Wednesday, the Ruhengeri Court of Appeals overturned the conviction and set the priests free, Attorney-General Gerald Gahima said. The priests, who maintained their innocence, were cleared of charges of genocide and crimes against humanity, Gahima said. He offered no other details.

The government has been critical of the role of the church in Rwanda, after massacres sometimes took place in churches and seminaries. – Sapa-AP

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