TwitterFacebookGoogle+

Filippine, le vittime del tifone:«Ci nascondono prima dell’arrivo del Papa»

Filippine. Un sopravvissuto al tifone del novembre scorsoFilippine. Un sopravvissuto al tifone del novembre scorso.

Giorgio Bernardelli –

Vivono da mesi sotto tende e baracche di fortuna nella zona nei pressi dell’aeroporto di Tacloban, dove tra tre mesi arriverà Papa Francesco per fare loro visita. Adesso – però – le autorità filippine hanno deciso di smantellare i loro rifugi di fortuna e di trasferirli altrove prima della visita del Pontefice.

 

Sull’isola di Leyte – l’area colpita poco meno di un anno fa dalla tragedia del tifone Yolanda – infuria la polemica sulla sorte di circa 7 mila famiglie colpite dalla catastrofe dell’8 novembre 2013. Dopo aver perso tutto, queste persone si erano accampate nella periferia del capoluogo Tacloban, proprio vicino allo scalo dove il prossimo 17 gennaio Papa Francesco presiederà una liturgia eucaristica. Dopo mesi e mesi di inefficienze e scandali nella gestione dei soccorsi nelle Filippine, ora – però – è arrivata la notizia che entro la fine di novembre queste baraccopoli verranno smantellate e le persone accampate trasferite altrove.

 

La cosa sta creando malumori tra gli stessi sfollati che temono si tratti di una semplice operazione di cosmesi per evitare che il Papa e le telecamere di tutto il mondo vedano le condizioni in cui migliaia di scampati alla tragedia si trovano tuttora a vivere. Inoltre – in un quadro complessivo ancora molto poco chiaro – vi sono sospetti che questo sgombero delle baraccopoli apra la strada a operazioni speculative sui terreni dove i poveri in questi mesi si sono stabiliti. Così il «People Surge» – un coordinamento di realtà della società civile che da mesi protesta contro le inadempienze nei confronti delle vittime del tifone Yolanda – ha lanciato al governo Aquino l’accusa di voler «ripulire» la zona e ha chiesto di poter incontrare il nunzio apostolico.

 

Sulla vicenda in questi giorni è intervenuto anche il vescovo ausiliare di Manila Broderick Pabillo, che è presidente della commissione per le questioni sociali dell’episcopato filippino. «Certamente – ha dichiarato mons. Pabillo ai microfoni di Radio Veritas, l’emittente cattolica – nessuno può pensare che i sopravvissuti del tifone Yolanda restino nelle baraccopoli per sempre. Deve essere dato loro qualcosa che possano considerare stabilmente come proprio. Se il motivo del loro spostamento da qualche altra parte è questo, dunque, va bene. Ma se dovesse essere davvero un’operazione solo per nascondere agli occhi del Papa le reali condizioni a un anno dalla catastrofe, sarebbe profondamente sbagliato. Sarebbe sconfortante – ha aggiunto – anche solo pensare di sfruttare Papa Francesco per i propri interessi. Il Papa viene per aiutare i poveri, non per renderli ancora più poveri».

 

 

Il programma provvisorio della visita nelle aree colpite dal tifone prevede che sabato 17 gennaio Papa Francesco arrivi all’aeroporto di Tacloban e celebri la Messa in uno spazio aperto poco distante. Poi dovrebbe condividere il pasto con alcuni degli sfollati nella residenza del vescovo. Infine è previsto che si rechi a Palo per benedire la cattedrale della Trasfigurazione – anch’essa devastata dal tifone e ricostruita in questi mesi.

Fonte

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.