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Finmeccanica, ex vertici condannati per corruzione

Milano –  La Corte d’Appello di Milano condanna rispettivamente a 4 anni e sei mesi e a 4 anni gli ex vertici di Finmecanica e Agusta Westland, Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini, nel processo per la presunta maxi tangente pagata per la vendita di elicotteri all’India. Riconosciute le generiche solo a Spagnolini, non a Orsi. è un ribaltamento parziale della condanna pronunciata in primo grado, 2 anni di carcere per entrambi solo per le false fatture, che però riscrive, almeno fin qui, la storia del processo. I giudici riconoscono gli imputati colpevoli anche del reato più grave, corruzione internazionale, dal quale il Tribunale di Busto Arsizio li aveva assolti il 9 ottobre 2014. “Questa condanna è inspiegabile, sarà travolta dalla Cassazione”, è il primo commento del difensore di Orsi, l’avvocato Ennio Amodio. La nuova lettura dei fatti consegnata dai giudici d’Appello è che Agusta Westalnd, guidata prima di Spagnolini proprio da Orsi, avrebbe pagato i funzionari indiani per ottenere la commessa di 12 elicotteri Agusta Westland AW101 per 556 milioni dall’India. In particolare, sarebbe stato corrotto il maresciallo Tyagi Sashiu, capo di Stato Maggiore dell’Indian Air Force dal 2004 al 2007.

La vicenda era esplosa il 12 febbraio 2013 quando erano state eseguite due ordinanze di custodia cautelare a carico di Orsi (in carcere) e Spagnolini (ai domiciliari) disposte dal gip Luca Labianca, su richiesta del pm Eugenio Fusco, magistrato della Procura di Milano che aveva assunto le funzioni di procuratore capo a Busto Arsizio. Orsi, arrestato quando era alla guida di Finmeccanica, era rimasto in carcere 80 giorni da dove aveva presentato le sue dimissioni. Stando all’accusa, il giro di false fatture inesistenti sarebbe stato messo in piedi per coprire il pagamento delle tangenti. Ma per il Tribunale di Busto il legame tra false fatture e tangente non era riscontrato non essendo “state acquisite prove dirette dell’accordo corruttivo” e neppure c’erano “dichiarazioni confessorie che possano essere chiamate in correità”. Nello stesso procedimento, Guido Ralph Hascke, considerato dalla Procura uno dei personaggi chiave, aveva patteggiato un anno e dieci mesi per corruzione internazionale e Agusta Westland 8 milioni per la violazione della legge 231 sulla responsabilità delle imprese per i reati commessi dai dipendenti. Con la sentenza d’appello, i giudici hanno anche confiscato a Orsi e Spagnolini 7,5 milioni, come chiesto dal procuratore capo di Busto Arsizio Gianluigi Fontana (applicato al processo milanese) e dal pg di Milano Tiziano Masini. I due ex manager dovranno versare anche una provvisionale di 300mila euro all’Agenzia delle Entrate che si era costituita parte civile.

Più pesanti le pene, rispetto a quelle inflitte, chieste dalla Procura generale: 6 anni per Orsi e 5 anni per Spagnolini. è stato inoltre ‘allargatò l’arco temporale delle false fatture, individuato nel 2009-2010 e qui esteso anche al 2011. Orsi, presente in aula assieme a Spagnolini, ha ascoltato la lettura del verdetto non rilasciando dichiarazioni ai cronisti. Visibile la sorpresa sul volto di entrambi. Per Orsi hanno parlato gli avvocati Ennio Amodio e Novella Galantini secondo i quali “la modifica del reato di corruzione da ‘atto contrario ai doveri di ufficiò all’ipotesi ‘nell’esercizio delle funzionì rende la sentenza “inspiegabile e fuori dall’Europa” perchè questa fattispecie di reato “è esclusa nella corruzione internazionale”. Per i legali di Orsi, “nei casi di corruzione di un funzionario estero se non si prova che è stato fatto qualcosa contro i doveri di ufficio, contro la legge, non c’è reato”. (AGI) 

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