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Fmi taglia le stime di crescita sull'Italia

(AGI) – Washington, 12 apr. – Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita in Italia quest’anno e nel 2017. Nel World Economic Outlook si prevede un incremento dell’1% nel 2016, contro l’1,3% stimato a gennaio, e dell’1,1% nel 2017, contro l’1,2% precedentemente indicato. Il governo, nel Def varato venerdi’ scorso, stima che il Pil salira’ dell’1,2% quest’anno ma avverte, nella Relazione al Parlamento che accompagna il Documento, che la previsione e’ soggetta a “rischi al ribasso”.

Sul fronte del disavanzo, il Fondo monetario prevede per l’Italia un deficit/Pil al 2,7% nel 2016, in calo all’1,6% nel 2017. Il pareggio del bilancio strutturale e’ atteso nel 2021. Il debito e’ stimato al 133% del Pil nel 2016, al 131,7% nel 2017 e al 121,6% nel 2021. Gli economisti di Washington prevedono ancora prezzi freddi nel 2016, con l’indice del costo della vita in aumento dello 0,2%. L’inflazione dovrebbe poi accelerare allo 0,7% nel 2017. Il tasso di disoccupazione italiano e’ stimato in discesa all’11,4% nel 2016 (dall’11,9% del 2015) e al 10,9% nel 2017. Per l’Italia, dopo un periodo di consolidamento, l’Fmi si aspetta una politica fiscale “in qualche misura espansiva”, cosi’ come per Canada, Germania e Usa, a fronte di una politica “complessivamente neutrale” nelle economie avanzate e “restrittiva in Giappone, Spagna e Regno Unito”.

Sotto la scure del Fondo monetario internazionale non finisce, però, solo l’Italia: a rischiare è la crescita globale a causa dell’aumento dei rischi al ribasso, compreso quello di una “stagnazione secolare”. Il Fmi indica un aumento del Pil mondiale al 3,2% nel 2016 dal 3,1% del 2015 e rispetto al 3,4% precedentemente indicato. Nel 2017 l’incremento del Pil globale e’ stato rivisto al 3,5% dal 3,6%. “La crescita globale continua ma ad un ritmo sempre piu’ insoddisfacente, lasciando il mondo piu’ esposto a rischi al ribasso: la crescita e’ troppo lenta da troppo tempo”, avverte il capo economista del Fondo, Maurice Obstfeld. “La revisione al ribasso delle stime riflette un generale rallentamento in tutti i gruppi di paesi”, spiega Obstfeld, indicando che “sviluppi positivi appaiono ora meno probabili” e che l’allerta riguarda soprattutto “le turbolenze finanziarie e i rischi di origine non economica”.

Il Pil Usa e’ stato rivisto al ribasso dello 0,2% nel 2016 a +2,4% e dello 0,1% nel 2017 a +2,5%. Nell’area euro, “la ripresa e’ stata generalmente in linea con le previsioni di gennaio – si sottolinea nel rapporto – perche’ il rafforzamento della domanda domestica ha controbilanciato la debolezza degli stimoli esterni. Tra i Paesi, la crescita e’ stata piu’ debole del previsto in Italia ma in Spagna la ripresa e’ stata piu’ forte”. Gli economisti di Washington prevedono inoltre una contrazione del Pil in Russia pari all’1,8% quest’anno (-0,8% rispetto alla stima di gennaio) mentre per la Cina, praticamente unica al mondo, le prospettive sono migliorate con il Pil rivisto al rialzo dello 0,2% sia quest’anno e sia nel 2017, rispettivamente a +6,5% e +6,2%.

 Il Fmi lancia quindi un’allerta ai governi affinché preparino piani anti-shock visto che la ripresa rischia di deragliare. I governi “non devono ignorare la necessita’ di prepararsi per possibili scenari avversi – avverte il capo economista dell’Fmi, Maurice Obstfeld – identificando pacchetti di politiche strutturali e fiscali, in grado di sostenersi reciprocamente, da dispiegare nel caso si materializzassero in futuro rischi al ribasso”. In questo contesto i governi “devono concentrarsi su due compiti” precisa Obstfeld. Il primo e’ “il rafforzamento della crescita”, importante in se’ ma anche come antidoto contro rischi al ribasso. “Il secondo compito – prosegue – e’ quello di preparare piani di emergenza”. Il peggioramento delle prospettive economiche globali impone “una immediata vigorosa risposta”, insiste l’istituzione di Washington e “non c’e’ piu’ molto margine di errore”. Tuttavia, “individuando i pericoli e agendo insieme, preparandosi, i governi nazionali possono accrescere la fiducia, sostenere la crescita”, conclude l’Fmi, “e proteggersi in modo piu’ efficace dai rischi di una ripresa deragliata”. (AGI)

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