Il sesso e l' inferno delle rifugiate siriane

Donna sirianaProstituzione e matrimoni temporanei. Solo così le profughe si salvano. Usa: «Assad ha utilizzato armi chimiche».
di Mauro Pompili - da Zaatari -

Arrivano a centinaia ogni giorno, con i bimbi piccoli appresso e i figli adolescenti prestati alla guerra. Raggiungono la Giordania con mezzi di fortuna, a volte a piedi, a volte al seguito di parenti, su macchine cariche all’inverosimile di merci e di speranze.

LASCIARE L'INFERNO ALLE SPALLE. Le donne siriane vogliono lasciarsi l’ inferno alle spalle: cercano pace e sicurezza dopo due anni di bombe e sangue. Ma, sempre più spesso, nei campi profughi allestiti per raccoglierle trovano sfruttamento e violenza sessuale.

EVITARE IL PECCATO DELL' ADULTERIO. La nuova prigione si chiama misyar (matrimonio temporaneo): uno strumento messo a disposizione dall’ Islam agli uomini di fede per evitare il peccato di adulterio. Il misyar (legale solo in Arabia Saudita ed Egitto) permette a un uomo e a una donna di avere rapporti sessuali, anche se non vivono nella stessa casa. È un’ usanza molto diffusa tra i ricchi maschi del Golfo, soliti stipulare matrimoni temporanei per sollazzarsi in vacanza per poi abbandonare le “mogli” al termine del soggiorno.

“MERCE DA SFRUTTARE” A BASSO COSTO. E i nuovi campi profughi son diventati immensi mercati di donne senza mezzi. Quindi comprabili e sfruttabili a basso costo. «Le donne sole sono costrette a ricorrere a rischiose strategie di sopravvivenza, come il matrimonio temporaneo oppure a scambiare prestazioni sessuali in cambio di cibo o di un posto dove vivere», spiega a Lettera43.it Asmaa Donahue, responsabile dell'International rescue committee, una delle associazioni che aiutano le profughe. Il campo di Zaatari, nel Nord-Ovest della Giordania, è diventato, secondo i rapporti di tutte le associazioni presenti sul territorio, il più trafficato centro per matrimoni rapidi tra donne siriane e uomini provenienti da altri Paesi, in particolare i ricchi affaristi del Golfo.

Madri e figlie costrette ad accettare

Il business è facile e la scelta ampia. Le ragazze siriane, infatti, normalmente sono senza mezzi e non hanno l’opportunità di avere una mahr, la dote prevista dalla tradizione islamica: quindi non hanno alcuna possibilità di contrattare o rifiutare una proposta. Non solo: molte madri non sanno cosa altro fare con le loro figlie. Conoscono i rischi di queste unioni, ma le accettano nella speranza che portino a un matrimonio duraturo e normale.

EPILOGO SPESSO TRAGICO. Ma l’epilogo, spesso, è tragico. Quando i mariti si stancano delle giovani, normalmente nel giro di poche settimane o mesi, le rimandano indietro alle loro famiglia. Nessuno può opporsi, perché il matrimonio non è legalmente registrato presso il governo giordano, essendo riconosciuto dall’Arabia saudita ma non dalla Giordania.

PROSTITUIRSI PER SOPRAVVIVERE.
E le ragazze abbandonate dai loro mariti misyar cadono in disgrazia nella comunità e molto spesso sono costrette a prostituirsi per sopravvivere. Il fenomeno dei matrimoni temporanei ha addirittura creato nuove opportunità di occupazione.

UN LAVORO DA BROKER MATRIMONIALE. Um Majid, un 28enne scappato da Homs, la città simbolo della resistenza a Bashar al Assad, a Zaatari lavora come broker di matrimoni. «Tutto è iniziato quando un’organizzazione locale mi avvicinò per chiedermi se conoscevo belle ragazze», racconta senza nascondere la vergogna. «La maggior parte della mia attività si svolge attraverso il passaparola. Ma a volte devo cercare di persona le potenziali spose per i miei clienti», prosegue. «Per me questo lavoro rappresenta la sopravvivenza», specifica come a giustificarsi, con malcelato imbarazzo.

L'ULTIMA SCELTA DISPERATA. A causa dello stigma che in Medio Oriente si associa alla prostituzione è estremamente difficile ottenere informazioni sulla sua diffusione nella comunità dei rifugiati. Gli operatori umanitari locali sembrano rifiutarsi di ammetterne l’esistenza. Ma chi ne parla, tra molte resistenze, precisa che si tratta di un comportamento disperato, scelto da chi non ha realmente altro mezzo per sopravvivere. Come la giovane 16enne a capo coperto rispedita indietro dopo essere stata sposata sei mesi con matrimonio misyar: al suo rientro era un disonore persino per gli abitanti del campo, e vendere il suo corpo è stato il solo modo per potere mangiare.

LE ASSOCIAZIONI UMANITARIE. Le associazioni umanitarie, Unicef in prima fila, lavorano per arginare il fenomeno. Ma i soldi sono pochi e le emergenze tanto. Al momento ci sono circa 250 mila bambini siriani in Giordania e più di 2 mila rifugiati passano ogni giorno la frontiera. Le aspettative, secondo l’Unicef, è che i numeri raddoppino entro luglio e triplichino entro dicembre, se la guerra non cesserà. «I Paesi donatori finora hanno elargito solo un quarto di quanto si erano impegnati a dare per affrontare la crisi, in più gli impegni erano stati presi sulla base di stime nettamente inferiori ala realtà attuale», conclude Asmaa Donahue.

UN BUDGET DA 12 MLN DI DOLLARI. I conti sono facili da fare: l’Unicef nel 2013 ha un budget di 12 milioni di dollari contro i 57 milioni stimati come indispensabili per garantire i servizi minimi ai profughi della guerra di Assad. Così, la responsabile locale, Hydee, conclude amarissima: «Se non riceviamo nuovi finanziamenti mesi prossimi mesi saremo costretti a ridimensionare drasticamente i servizi per i profughi. E temo che di nuovo a pagare il prezzo più alto saranno le donne».

http://www.lettera43.it/cronaca/il-sesso-e-l-inferno-delle-rifugiate-siriane_4367592745.htm