Ultimi articoli

La denuncia di Sophie

Molestie05/08/2012 - Una studentessa belga gira un documentario sulle molestie sessuali di strada. E crea un putiferio.
Il pubblico femminile che leggerà le righe successive non proverà molta sorpresa. E probabilmente neanche quello maschile. Partiamo dall’inizio della storia che racconta il Corriere della sera:
Sofia Peeters è una studentessa all’ultimo anno della scuola di cinema Rits di Bruxelles. Due anni fa ha lasciato la città natale di Lovanio per trasferirsi nella capitale belga, nel quartiere Anneessens vicino all’istituto, ed è rimasta «stupita perché venivo continuamente apostrofata dagli uomini per strada, anche 10 volte al giorno: dai fischi alle volgarità del genere “quanto vuoi?”».


LA TESI - Donna di strada. Così Sophie ha deciso di intitolare il documentario che ha realizzato come tesi e che testimonia il comportamento tenuto quotidianamente dai “maschi” nei suoi confronti:

Come tesi di fine corso Peeters ha realizzato un documentario sullemolestie di strada, usando una videocamera nascosta per filmare gli insulti quotidiani. Qualche giorno fa «Femme de la rue» è andato in onda sulle tv pubbliche (francofona e fiamminga) belghe, ed è diventato un caso nazionale fino a coinvolgere poi la Francia, dove le militanti di «Osez le féminisme! » hanno salutato il coraggio della studentessa parlando di fine del tabù. Il video di Peeters fa impressione. Lei cammina per strada, ed ecco i commenti dei passanti o degli uomini seduti ai tavolini dei bar: «Le offro da bere signorina?— No grazie—A casa mia, naturalmente, mica al caffè », «L’albergo, il letto, lo sai no? Alla svelta», «Allora, bel c…», «Se fai venire voglia è normale no?», oppure suoni osceni con la lingua o, più direttamente, «Puttana», e così via.

DI CHI E’ LA COLPA – Provocazione, cultura, povertà. Quali sono le origini di questo comportamento? Si rischia di ghettizzare le molestie sessuali come un problema esclusivamente dovuto agli immigrati? Sophie prova a rispondere:

«All’inizio mi sono domandata se era colpa mia, se avevo un comportamento provocatorio —ha spiegato Peeters alla tv Rtbf —, poi ho visto che capita a tutte così. A Bruxelles non puoi camminare per strada o in certe stazioni del metrò da sola senza venire molestata. Almeno, succede così nel mio quartiere ». E qui la questione si complica perché Anneessens, nel centro di Bruxelles, è abitato da una maggioranza di «alloctoni », come dice la studentessa con termine attento: stranieri, soprattutto maghrebini. «Non lo dico volentieri ma sono loro nel 95% dei casi—aggiunge Peeters —. Non ho voluto girare un documentario razzista, la questione non è etnica ma sociale: la gran parte degli insulti vengono dagli immigrati perché sono la parte più povera e in difficoltà. Noi donne siamo tormentate ogni giorno, e non so se sia giusto arrendersi e farci l’abitudine».


LA DENUNCIA DI SOPHIE – Come tutte le scelte coraggiose la studentessa ha pagato la sua tesi con reazioni molto discutibili. Ma anche anche suscitato l’emulazione di altre ragazze che, forti della sua denuncia, hanno trovato la forza di raccontare la propria esperienza:

La denuncia di Peeters ha incoraggiato centinaia di altre ragazze a denunciare gli stessi abusi, ma provocato anche la reazione del gruppo integralista musulmano «Sharia4Belgium» che in un video su YouTube tratta la studentessa da «prostituta »: «Se va in giro mezza nuda con la faccia truccata lo fa per eccitare, di che si lamenta? ». Non molto diverso da quel che ha detto giorni fa a Parigi il potente deputato della destra Patrick Balkany, né immigrato né certamente ai margini della società, a proposito dei fischi maschilisti in Parlamento sul vestito a fiori della ministra Cécile Duflot: «Se si è conciata così era per essere guardata più che ascoltata». Dal primo settembre in Belgio lo «harcèlement de rue», la molestia per strada, sarà punito con una multa e in Francia il ministero della Parità uomo- donna chiarisce che la legge contro gli abusi sessuali appena approvata avrà un respiro molto ampio. Misure pressoché inapplicabili, ammette il vicesindaco di Bruxelles Philippe Close, «ma almeno proviamo ad affermare il principio».

http://www.giornalettismo.com/archives/446163/la-denuncia-di-sophie/