Le Pussy Riot lasciate senza cibo e acqua
L’ARRESTO – Quando il capo della Chiesa ortodossa, Kirill, ha visto il video delle Pussy Riot, le donne sono state arrestate. “L’errore sta nel fatto che abbiamo portato in chiesa la nostra musica e se qualcuno si è sentito offeso siamo pronte a riconoscere di aver commesso un errore etico” aveva dichiarato una delle Pussy Riot. Oggi Alyokhina dice: “La mia vita è come un pendolo che oscilla tra il nonsense e l’indignazione. Trascorro il tempo a parlare con il mio avvocato e a leggere le lettere di sostegno. Francamente, ritengo le accuse assurde perché vivo in uno stato laico e sono cittadina di questo stato”.
LA PRIGIONIA – Maria e le altre “sospette” Nadia Tolokonnikova e Katya Samutsevich attendono il verdetto del processo iniziato la scorsa settimana a Mosca. Le condizioni si fanno sempre più estreme: non è permesso loro di dormire più di quattro ore a notte e si nega il diritto ai pasti anche fino a dodici ore. Sono lontane dai loro cari e dai loro figli: “Non credo che quello che ho fatto sia un crimine e non credo sia utile tenermi in carcere facendo soffrire anche mia figlia. Quello che abbiamo fatto è solo il disperato tentativo di cambiare il sistema politico. Non era nostra intenzione offendere nessuno, non credevamo che il punk potesse portare a questo” ha detto Nadia.
SOLIDARIETA’ – La solidarietà alle Pussy Riot arriva da tutto il mondo e a Helsinki è stato bloccato un tentativo di protesta simile. L’allarme è scattato in seguito al tentativo di mettere in pratica una nuova incursione musicale in una cattedrale della città: “Teivo Teivanen, professore di politica internazionale all’Università di Helsinki, ha tentato una replica dell’azione delle Pussy Riot nella cattedrale dell’Assunzione durante il fine settimana, ma gli è stato impedito di entrare nella chiesa”, ha riferito oggi all’agenzia di stampa russa Johan Backman, attivista per i diritti umani. Teivanen ha allora organizzato una “performance con ragazze finlandesi in una via attigua alla chiesa”, per chiedere il rilascio delle tre esponenti del gruppo punk femminile russo, Pussy Riot, sotto processo a Mosca per aver inscenato una “preghiera punk” contro Putin nella cattedrale di Cristo il Salvatore.
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