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Aborto/sentenza Consulta. Ora si applichi pienamente la 194. Le dichiarazioni

Difesa 194Riportiamo di seguito i commenti della deputata Maria Antonietta Farina Coscioni, della segretaria dell' associazione Coscioni Filomena Gallo, della ginecologa e presidente FIAPAC Mirella Parachini, dei senatori Marco Perduca e Donatella Poretti, del presidente dell' AIED Marco Puiatti, del ginecologo e consigliere comunale di Torino Silvio Viale alla sentenza della Consulta che ha respinto il ricorso di un giudice tutelare di Spoleto. Il problema di costituzionalità dunque non esiste, la 194 non si tocca.

Maria Antonietta Farina Coscioni:

Non si può che salutare con soddisfazione la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare manifestamente inammissibile

 il quesito sollevato dal tribunale di Spoleto relativo all’articolo 4 della legge 194 sull’aborto.

Da una parte la decisione della Consulta conforta: se il ricorso fosse stato accolto, si sarebbe inferto un colpo durissimo al diritto della donna di poter interrompere una gravidanza non desiderata, e l’Italia sarebbe ripiombata nel clima oscurantista in cui le lotte radicali l’hanno strappata, con i referendum, le iniziative politiche dentro e fuori il Parlamento, gli arresti di Emma Bonino, Adele Faccio, Gianfranco Spadaccia e Giorgio Conciani.
Il problema tuttavia è tutt’altro che risolto: grazie a un’interpretazione strumentale del diritto di obiezione di coscienza – che nessuno intende mettere in discussione e pregiudicare – intere strutture sanitarie in molte regioni del paese, soprattutto del Mezzogiorno, non garantiscono alle donne il diritto di poter interrompere una gravidanza indesiderata; questo accade in aperta, ostentata violazione della legge 194: che certo tutela il diritto del medico di “obiettare”, ma soprattutto impone alla struttura sanitaria di garantire che il diritto all’aborto sia comunque assicurato. Troppo spesso, grazie all’inerzia e all’indifferenza di chi, istituzionalmente, come abbiamo chiaramente documentato e denunciato, questo diritto dovrebbe tutelare e garantire, i diritti della donna sono messi in discussione e pregiudicati, la 194 viene clamorosamente disattesa e disapplicata. Una situazione intollerabile che non siamo disposti a tollerare.

Filomena Gallo
La decisione della Corte Costituzionale sull'incidente di costituzionalità sollevato dal Giudice di Spoleto, con una ordinanza di inammissibilità, dimostra chiaramente la sua infondatezza. E’ una decisione che mi aspettavo perché il dubbio di legittimità costituzionale dell'art. 4 l.194 è infondato, già altre quattro volte la Corte Costituzionale ha emanato decisioni di inammissibilità su procedimenti sollevati da giudici tutelari in quanto la questione è completamente estranea alle loro funzioni, che devono di fatto autorizzare a decidere. Di fatto, il giudice di Spoleto è andato oltre il suo compito previsto dalla legge 194, e ha interpretato la decisione dei giudici di Strasburgo estrapolando concetti ad uso strumentale per attuare un attacco alla 194. La decisione della Corte di Giustizia non ha valore generale resa su una domanda di pronuncia pregiudiziale ex art. 267 TFUE circa la corretta interpretazione dell'art. 6, n. 2, lettera C) della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 6 luglio 1998 - 98/44/CE sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche. Si riferisce unicamente al tema della brevettabilità degli embrioni umani.
Tuttavia, anche se avesse avuto valore generale, nei suoi confronti avrebbero potuto essere richiamati i principi contenuti nella legge 194 e nella sentenza della Consulta n. 27 del 1975, secondo cui i diritti del concepito non ricevono tutela assoluta, poiché sono oggetto di valutazione comparativa con altri valori di rilevanza costituzionale (diritti della donna), rispetto ai quali, in determinate condizioni, sono destinati a soccombere.
Invece di fare giurisprudenza, il giudice di Spoleto avrebbe voluto fare politica, oltre i suoi compiti. La legge 194 è una buona legge che se applicata tutela i diritti delle donne e degli operatori sanitari. Purtroppo ultimamente stiamo assistendo a degli attacchi ideologici alla legge, si pensi all’aumento degli obiettori di coscienza e all’ennesimo ricorso alla Consulta. Tutto questo mette in pericolo i nostri diritti fondamentali, quali quello alla salute, per i quali noi radicali abbiamo tanto combattuto e continueremo a farlo. Ma la decisione di oggi chiarisce che la legge sull’aborto è intoccabile e deve essere garantito il servizio, pena il ricorso alle autorità giudiziarie. Obiettivo in termini di civiltà e tutela deve essere quello di far avanzare il riconoscimento dei diritti, non solo respingendo ogni attacco strumentale e mascherato alla 194, ma estendendo l'informazione sessuale e garantendo il legittimo all'IVG e alla RU486.

Mirella Parachini

Non se ne può proprio più di questi continui attacchi alla legge 194. Oggi la decisone della Corte Costituzionale ha definitivamente dato un stop a chi nel mondo medico sabota il servizio d’interruzione di gravidanza e a un Giudice che non conosce la differenza tra sentenza della corte di giustizia e decisione della Corte EDU. Infondate le motivazioni del giudice di Spoleto, ma rilevante il diritto delle donne a interrompere una gravidanza.
Le Regioni da oggi adempiano ai loro compiti stabiliti dalla l.194 vigilando sulla non interruzione del servizio di IVG, istituendo un albo pubblico dei medici obiettori, indicendo Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG; attuando una deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti e utilizzando i medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori.
Le donne, che ad oggi a causa di una cattiva applicazione della norma, subiscono illegittimi dinieghi per l’accesso all’IVG poiché non ci sono medici disponibili o non viene somministrata la RU486 denuncino immediatamente l’interruzione impropria di servizio, saranno sostenute dall’Associazione Luca Coscioni.

Donatella Poretti e Marco Perduca

Non ci ha meravigliato la decisione della Consulta sull'inammissibilità del ricorso del Tribunale di Spoleto sulla legittimità della legge 194. Ora occorre affrontare anche a livello parlamentare il fenomeno dell'obiezione di coscienza che nei fatti rende inapplicabile la legge. Intanto il Governo dovrebbe depositare la relazione annuale, un atto dovuto per il quale è in ritardo di tre mesi. Per quanto ci riguarda come senatori Radicali presenteremo disegni di legge che cercheranno di arginare il fenomeno nell'ottica di garantire il diritto delle donne a ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza come preannunciato nel convegno organizzato dall'associazione Luca Coscioni, nonché un disegno di legge per abrogare l'articolo 9 della legge che disciplina l'obiezione di coscienza.

Mario Puiatti

E’ emblematico che questo attacco alla legge sia giunto da un giudice tutelare “militante”, strumentalizzando una ragazza minorenne che si è rivolta a lui, nel rispetto della legge, per chiedere l’autorizzazione ad esercitare la propria libera scelta. Ora ci aspettiamo che quel giudice sia sollevato dall’incarico di giudice tutelare.

Silvio Viale

Non basta rallegrasi per una decisione scontata contro una semplice provocazione, ma bisogna affrontare i nodi della 194 senza caccia alle streghe contro gli obiettori e con un assunzione di responsabilità della politica. La sentenza conferma un orientamento noto. RU486, IVG anche nei consultori e aborti solo negli ospedali principali con il 50% di non obiettori sono la frontiera della 194.
Ricordo che sono 3380 le donne che hanno potuto beneficiare della RU486 presso l’ospedale Sant’Anna di Torino, dove nel 2011 su 3600 aborti la RU486 è stata utilizzata nel 27,2%.
Nessuno può seriamente ritenere che il problema sia nei 250 non obiettori in meno rispetto al 1998 (vedi tabella allegata), tenendo presente che i dati ufficiali non rispecchiano fedelmente la realtà. La percentuale di medici obiettori in Italia non è superiore a quelle di Olanda e Inghilterra; anche in numero di medici impegnati a fare aborti, sebbene non sia superiore a mille, non è di per se insufficiente. Il punto è l’indisponibilità del mondo politico ad occuparsi di aborti e il disinteresse verso il diritto ad avere le migliori condizioni. La 194 prevede che gli interventi siano da considerare urgenti, subito o allo scadere dei sette giorni, ma questo non viene rispettato. la donna ha il diritto di potere scegliere il tipo di aborto, medico o chirurgico, ma non accade. Nessuna amministrazione pubblica ha mai voluto seriamente affrontare il tema delle IVG. L’esperienza del SantAnna di Torino, pur tra mille difficoltà, dimostra che è possibile offrire un servizio una percentuale a due cifre per la Ru486 e tempi di attesa per l’aborto chirurgico non superiori a 10 giorni lavorativi. Fare gli aborti anche nei consultori e concentrare le IVG negli ospedali principali, garantendo il 50% di non obiettori mediante la mobilità, sono due semplici provvedimenti subito attuabili, mentre non offrire la RU486 per gli aborti medici e chirurgici è contro ogni evidenza scientifica. Per tutte queste ragioni, non basta rallegrarsi per la sentenza scontata della Consulta, come non serve prendersela con gli obiettori per assolvere se stessi e la politica.

http://notizie.radicali.it/articolo/2012-06-21/editoriale/abortosentenza-consulta-ora-si-applichi-pienamente-la-194-le-dichiara