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Grillismo e laicita'

Quando un ampio movimento popolare irrompe con violenza nella scena politica è difficile non essere coinvolti nella contrapposizione fra l’immagine che esso dà di sé e quella costruita dai suoi avversari.

Se poi nella valutazione delle conseguenze pratiche della sua irruzione ci si lascia trascinare ad usare categorie generiche senza concreti riferimenti, è ancora più facile lasciarsi sfuggire elementi significativi della sua reale connotazione.

Il successo del grillismo nelle piazze e i risultati elettorali delle sue liste non fanno eccezione. Diventa così utile ogni tentativo di proporre prospettive inedite e porre nuovi interrogativi.

Nella proposta del Movimento a Cinque stelle, che al grillismo si ispira, manca ogni riferimento alla laicità come emerge dal programma elaborato per le elezioni del 2013 pubblicato sul suo blog. Non si tratta di una legittima indifferenza alla dimensione culturale che essa evoca, ma della assenza di ogni riferimento al suo contenuto politico: ai rapporti stato/chiesa da un lato e, dall’altro, all’interventismo della gerarchia ecclesiastica nella vita politica, sui quali si combatte la lotta quotidiana per la laicità delle istituzioni.

Chi si propone di mandare a casa tutti i responsabili politici delle attuali condizioni in cui versa la società italiana non può ignorare il ruolo che Cei e Segreteria di Stato vaticana, per di più spesso in contrasto fra loro, hanno esercitato e continuano ad esercitare nel nostro Paese: indirettamente, sostenendo questo o quel partito, questo o quel governo - in verità solo Berlusconi prima e Monti poi, non certo Prodi - e più direttamente, condizionando l’attività legislativa su questioni particolarmente importanti per la vita dei cittadini.

Ad esempio, anche se sempre meno se ne parla, le pressioni e gli interventi per rendere più difficile l’applicazione della legge 194 non sono mai cessati dopo oltre quasi quarant’anni dalla sua approvazione!

Né se ne parla nel Programma del movimento, che pure dedica il sesto dei sette punti che lo compongono, alla salute. Con dovizia di particolari si denuncia il malfunzionamento della sanità  pubblica, ma sull’argomento c’è solo un generico riferimento a Investire sui consultori familiari. Delle drammatiche conseguenze dell’uso indiscriminato e opportunistico dell’obiezione di coscienza negli ospedali nessun cenno.

Allo stesso modo nulla si dice del condizionamento imposto dal regime concordatario al sistema Italia nei suoi diversi aspetti, che pure si dichiara di voler rinnovare radicalmente.

Nulla si dice del miliardo di euro che ogni anno viene distratto dal bilancio dello Stato per sostenere la attività della istituzione ecclesiastica in Italia e nel mondo e non solo per il sostentamento del clero parrocchiale, come era nei patti. La individuazione dell’otto per mille per sostituire la congrua che lo garantiva, ha prodotto, infatti, una legge che consente un progressivo aumento del finanziamento pubblico da utilizzare per altre finalità, alle quali dovrebbe provvedere la comunità ecclesiale con le offerte dei fedeli.

Si può pur essere convinti che lo stato debba tener fede a quel patto, ma non si può non convenire che non gli compete certo garantire alla Cei quella autonomia finanziaria che, oltre tutto, le consente di prevaricare nella Comunità ecclesiale, influendo sulle scelte politiche dei fedeli.

Nulla si dice dell’ipoteca confessionale sul sistema dell’istruzione. Mentre, infatti, si chiede il rilancio della scuola pubblica proponendo l’abolizione della legge Gelmini da un  lato e, dall’altro, urgenti interventi per la diffusione obbligatoria di internet nelle scuole fino promuovere l’insegnamento a distanza via internet, nulla si dice delle risorse sottratte a questi eventuali progetti dal finanziamento alle scuole paritarie e dagli oneri derivanti dall’immissione in ruolo degli insegnanti di religione. A tal proposito non c’è nessun riferimento alla presenza di tale insegnamento nelle scuole statali che, come hanno rilevato anche recentemente diversi interventi sul nostro sito, diventa sempre più in contrasto con l’avanzata del multiculturalismo e del pluralismo religioso nella società italiana.

Si può obiettare che ben altri sono i problemi urgenti nell’attuale situazione, riproposti con forza dallo tsunami grillino, ma non si può dimenticare che siamo in presenza di un movimento che si propone un cambiamento radicale che non può non coinvolgere l’anomala presenza confessionale che ha accompagnato, nel bene e nel male, la vita sociale del nostro Paese fin da suo costituirsi in Stato unitario. Non è in questione l’adesione al cattolicesimo della maggioranza dei suoi cittadini, ma quel connubio fra trono e altare che, spezzato dalle forze risorgimentali, è stato ricostituito da quel fascismo che, a detta della prima presidente del gruppo grillino alla Camera, avrebbe avuto, insieme ad altri meriti, quello di favorire la diffusione del senso dello Stato. Il fascismo aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e della tutela della famiglia. Non sono sufficienti smentita e chiarimento, non si tratta di una battuta sfuggita in una conversazione privata, ma di una valutazione storico-politica affidata alla rete.

Può così essere utile assumere la laicità come prospettiva per una conoscenza più completa della connotazione politica del grillismo.

Roma, 5 marzo 2013

http://www.italialaica.it/news/editoriali/40090 

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