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Per una seria prevenzione dell' aborto

Difendi la 194L’ aborto nella Costituzione italiana.

La Corte Costituzionale ha dichiarato “manifestamente inammissibile” il ricorso contro la legge 194 sull’ aborto. In questo caso, il quesito verteva sul diritto dell’ embrione in quanto “persona”, come sancito dalla legge 40 sulla fecondazione assistita e dalla sentenza della Corte Europea sul divieto di brevettare cellule embrionali.
Si può prevedere che non sarà l’ultima polemica. La stampa, nel dare notizia, ha aggiunto che in Parlamento sono state depositate proposte di legge per modificare la 194, di cui solo una a favore della donna. Estraggo dal sito di Repubblica: “un contributo mensile per le donne che rinunciano ad abortire, una commissione parlamentare sul funzionamento dei consultori, il reato di procurato aborto,

 la ventesima settimana come limite per poter interrompere la gravidanza e il divieto di ricorrervi nel caso in cui il feto presenti delle patologie curabili. Contro corrente invece la proposta della radicale Farina Coscioni, che chiede invece più libertà per la donna di gestire la gravidanza, dai 14 anni in su, e contraccezione totalmente accessibile per le minorenni”.
 

In più, è di questi giorni la polemica sull’ obiezione di coscienza dei medici, i quali sembrano aver trovato in questa scappatoia un modo per fare carriera. Il problema si è esteso all’ obiezione dei farmacisti di vendere pillole abortive, mentre in America l’obbligo di assicurare le spese mediche delle donne anche in campo contraccettivo ha trovato opposizione presso le imprese di stampo religioso. In Turchia il premier Erdogan ha lanciato una nuova campagna contro l’aborto.

Questi eventi non paiono fulmini a ciel sereno. Il problema di fondo, che non pare tenuto in considerazione, è dato dai progressi in campo medico e scientifico. Quando fu approvata la 194, nel lontano 1978, era ancora fresca la sentenza 27 del 1975 sull’illegittimità costituzionale degli articoli c.p. 545 ss. “dei delitti contro l’integrità e la sanità della stirpe”. Il linguaggio fascista fa capire come il codice penale attuale sia un’eredità del codice Alfredo Rocco, approvato nel lontano 1930.

Era ovvio, trent’anni fa, che bisognasse aggiornare le norme sulla famiglia per tenere conto dell’evoluzione sociale dalla famiglia patriarcale a quella nucleare. E tuttavia nel campo medico l’unico modo per garantire l’incolumità fisica della donna era il ricovero in clinica, in condizioni igieniche adeguate, per questo la 194 previde quest’obbligo.

Oggi si parla di anticoncezionali che possono essere efficaci anche per curare altre patologie femminili, di pillole maschili, di pillola del giorno dopo, di pillola dei cinque giorni, di pillola abortiva, di spirali, di farmaci che ritardano il ciclo di ovulazione, ecc.

Venuto meno l’obbligo di un ricovero in clinica, la 194 ha a sua volta bisogno di aggiornarsi. Dovrebbe essere normale in uno Stato di diritto. Ma purtroppo l’Italia è quel paese dove per far saltare la riforma elettorale qualcuno propone il presidenzialismo, qualcun altro di votare per il Grillo Parlante e chi di imitare la Grecia non cambiando il Porcellum.

Il discorso sull’aborto, da tecnico, è diventato politico. O meglio ancora religioso. Possibile che si debba continuare a ripetere che “non esiste nessun rischio di parto per la donna”, oppure che “si può sopprimere qualsiasi embrione”? Sono frasi propagandistiche, che mirano solo a salvaguardare o a cancellare integralmente la 194, ignorando il bisogno di aggiornarsi sui progressi scientifici.

La riprova è nel caso della bambina brasiliana di nove anni, rimasta incinta per via dei ripetuti stupri del familiare adulto. C’era il forte dubbio che non potesse sopravvivere al parto, quindi i medici applicarono l’aborto. Immediata la scomunica del Vaticano, nonostante anche il codice Rocco prevedesse l’interruzione di gravidanza in caso di pericolo immediato di salute della madre.

Detto in un altro modo, chi è contrario all’aborto continua a ripetere che è giustificata la donna che non potesse portare avanti la gravidanza per rischi di salute: emorragie, tumori, età infantile o anziana, depressione post partum. Ma proprio alla prova dei fatti i pro-life hanno deciso che non esiste alcun rischio salute per la bambina di nove anni!

Torniamo seri: in che modo deve aggiornarsi la 194? L’esperienza trentennale ha dimostrato che il numero di aborti aumentò di molto nei primi anni, per poi calare sensibilmente, mentre è tornato a crescere negli ultimi anni a causa della crisi economica e del fenomeno migratorio. In più, nel mezzogiorno la cultura cattolica ha mantenuto bassi i numeri nonostante la legge.

Ma questi non sono gli unici dati forniti dall’esperienza, che già dovrebbero spingerci a contrastare la piaga dell’aborto sul piano culturale e non su quello legale. Bisogna infatti distinguere le tipologie: 1) quando coinvolge le minorenni, 2) quando riguarda le malformazioni del feto, 3) quando si lega ai ripetuti tentativi di fecondazione assistita, 4) quando gli anticoncezionali non hanno funzionato, 5) quando incide sulla povertà, 6) per il controllo delle nascite, 7) quando tutti i medici obiettano, 8) in caso di stupro di guerra.

 

Le cause dell’ aborto.

1) Allora: il motivo prevalente per cui una minorenne abortisce è che altrimenti non troverebbe un marito appetibile. Se è rimasta incinta, poi, è dovuto per lo più a una scarsa educazione sessuale. Siccome non si può certo affermare che una minorenne sia “obbligata” a tenere su famiglia, tanto più se il partner è un coetaneo che non riesce a responsabilizzarsi, allora solo una conoscenza adeguata dei metodi anticoncezionali e un’istruzione scolastica efficace possono prevenire il numero di aborti.

Non voglio ironizzare sul fatto che per il clericale la minore età non giustifica l’irresponsabilità in campo sessuale. Mi preme, invece, sottolineare che l’istruzione(non solo educazione sessuale nelle scuole) non è affatto un invito al libertinaggio. Nei paesi poveri, proprio l’alto livello di scolarizzazione femminile permette alle donne di essere consapevoli di sé e quindi di opporsi al predominio maschile (stupri, matrimoni riparatori, sesso senza precauzioni, prostituzione). L’istruzione rende le donne più caste e non più libertine! Eppure basta un accenno agli anticoncezionali per far dire a un clericale il contrario!

2-3) In secondo luogo: le malformazioni del feto. C’è sempre qualcuno che vuole dare colpa alla 194. Ma abbiamo visto che una cultura adeguata può limitare il ricorso all’aborto (per una famiglia cristiana, per una ragazza scolarizzata).

I progressi della medicina permettono a una coppia a forte rischio (perché portatori sani o perché reduci da negative esperienze) di ricorrere alla fecondazione assistita. Però non è lontano il tempo in cui una manipolazione genetica possa sostituire i geni difettosi (es. Parkinson, patologie maculari), evitando la soppressione degli embrioni. L’unico problema è che per arrivarci serve la ricerca medica, cosa che la legge 40 non autorizza. Il buon senso direbbe: quando si introduce una novità scientifica, i primi passi sono sempre incerti ma la ricerca permetterà in futuro di evitare i procedimenti dannosi (che mettono a rischio l’embrione o la donna). L’attuale procedimento di fecondazione assistita minaccia in ogni caso l’embrione, perché solo in pochi casi la gravidanza va a buon fine, mentre negli altri casi l’aborto spontaneo è la norma. Sempre il buon senso fa concludere che sarebbe meglio sacrificare embrioni per la ricerca, in modo tale che in futuro non si debbano ripetere gli aborti spontanei. Tanto l’embrione sarebbe comunque destinato a perire!

4) con l’uso di anticoncezionali, torniamo alla domanda sulle modifiche della 194. Finora si distinguevano due casistiche: l’aborto “libero” prima dei tre mesi, “vincolato alla salute della madre” negli altri sei mesi di gravidanza. Adesso invece bisogna aggiungere la settimana immediatamente successiva al concepimento, in cui l’embrione non è ancora distinguibile dall’ovulo femminile. Se dovessimo prendere alla lettera l’accusa di “omicidio”, allora dovremmo dire che la donna che non ha fatto sesso nei tre giorni di mestruazione ha commesso omicidio perché ha soppresso una vita nascente! Infatti questo argomento era abusato, nel medioevo. Invece è chiaro che esiste una progressione dei diritti del feto: dal concepimento al terzo mese di gestazione, dal parto all’acquisizione di capacità giuridica per il bambino.

Nella campagna pro-life si insiste continuamente sul fatto che le pillole sono “anche” abortive, dilungandosi sulla descrizione tecnica dell’inseminazione del’ovulo e dello sviluppo dell’embrione, fino ad accusare questi medicinali perché danneggiano la salute della donna. Lasciamo stare il fatto che tutti i medicinali sono rischiosi (altrimenti non necessiterebbero di ricetta) e che quindi modificando le dosi si può in futuro scongiurare la tossicità. Ma sul piano giuridico questi dettagli tecnici contano solo relativamente, infatti quello che è rilevante è che la donna non è più costretta a un aborto chirurgico che, questo si, può ledere la sua salute. Il vero nocciolo della questione è: in che modo si può modificare l’obbligo di ricovero in clinica? Purtroppo il timore è che con questa modifica ne arrivino altre a cascata, snaturando il fine della 194. Allora se vogliamo un dibattito serio dobbiamo prima domandarci quali sono i limiti delle religioni in campo politico.

5) la lotta alla povertà si lega al problema dei modelli di sviluppo economici. La concezione antropologica dell’uomo moderno è quella del “lavoratore di sana e robusta costituzione” (come afferma peraltro anche la legge). Questa legge in realtà doveva servire a tutelare il lavoratore, impedendogli di compiere mansioni che possano danneggiare la sua salute psico-fisica. Purtroppo è stata interpretata sotto la logica del profitto capitalista, con i bei risultati che sappiamo. La critica del capitalismo non può essere bonaria: senza un impegno sindacale e legislativo, le tentazioni per gli imprenditori senza scrupoli diventano prassi abituale. Tutte le critiche contro il conservatorismo sindacale in Occidente ci hanno fatto dimenticare che nel resto del mondo il mestiere di sindacalista è costantemente sotto tiro (in senso violento: si parla di omicidi su commissione!). Si badi bene: nonostante l’esperienza abbia dimostrato come sia oggi più che mai necessario passare dal capitalismo gerarchico dell’acciaio e del petrolio (grattacieli, infrastrutture, speculazione) al capitalismo diffuso, i grandi capitali continuano a pensare che il potere sia eterno.

6) il boom demografico è stato rapido, ma teoricamente fra qualche decennio dovrebbe bloccarsi a nove miliardi per poi declinare un po’ meno velocemente. Amartya Sen, premio Nobel, ha denunciato la crudeltà dei metodi forzosi di pianificazione familiare attuati in Cina, confrontandoli con alcuni stati matriarcali del subcontinente indiano in cui si sono ottenuti risultati migliori senza ricorrere alla forza bensì riconoscendo ampi diritti alle donne.  Ha ragione, ma è curioso che qualcuno voglia dedurne l’inutilità dei metodi anticoncezionali. Secondo quel qualcuno, noi occidentali stiamo diffondendo a raffica contraccettivi perché vogliamo sottometterli economicamente. Come dire: in Occidente l’80% dei cittadini fa uso abituale di contraccettivi, in Oriente è il 70%, quindi permettere loro di raggiungere la nostra percentuale significherebbe far ottenere loro un obiettivo opposto al nostro (schiavitù o libertà?).

7) L’obiezione medica è un fatto tecnico. Con tutto il polverone sollevato, l’unica proposta seria che ho trovato, senza dover stravolgere leggi o culture, è quello di fare concorsi per medici che siano disposti a iniziare la carriera nelle cliniche per l’aborto: più semplice di così!

Negli Stati Uniti, dove l’obiezione è estesa ai farmacisti e alle imprese che non vogliono finanziare l’assicurazione sanitaria delle donne perché comprende gli anticoncezionali, quegli stessi repubblicani si oppongono all’obbligo assicurativo in toto, senza dover tenere conto solo degli anticoncezionali. Forse non si intuisce l’assurdità giuridica: se uno vuole curarsi allora può assicurarsi sui costi della cura, se uno non vuole curarsi può sempre considerare l’assicurazione come una precauzione, se uno non vuole curarsi e non c’è obbligo di assicurarsi allora lo Stato perde l’occasione per minimizzare le spese sanitarie (lo dicono gli economisti seri, cioè gli stessi che considerano doverosa l’assicurazione su furto e incidente auto), ma se uno è obbligato a curarsi (leggasi: testamento biologico) allora come si fa a negargli l’obbligo di assicurarsi per la cura (coma farmacologico, ecc.)?

8) Lo stupro di guerra è l’unico caso in cui non è possibile intervenire a posteriori. Nel senso che non si può impedire l’aborto, nonostante tutte le polemiche clericali. Ma si può intervenire prima, prevenendo la guerra. Serietà vuole che la prevenzione della cultura della guerra sia “obiettiva”. Non è possibile parlare dei drammi arabi solo perché danneggiano i cristiani! In Nigeria lo Stato “legittimo” sta già agendo per prevenire ulteriori attentati di chiese, ma più che attaccare i covi di Al-Qaida non può fare. Negli altri paesi musulmani i cristiani sono solo una delle minoranze perseguitate, nella guerra civile tra sunniti e sciiti, quindi la cosa più sensata da fare è soffermarsi sullo scisma religioso islamico (come infatti la diplomazia occidentale sta facendo), mentre pensare ai cristiani servirebbe solo a limitare i danni senza risolvere il problema dei massacri. 

http://www.italialaica.it/news/articoli/36751