La crescita sospetta dei padri concezionisti
Sono stati a lungo i paladini della «sanità di Dio». Ora, a forza di differenziare all’estero gli investimenti, rischiano di trasformare il loro impero economico nel nuovo San Raffaele
Giacomo Galeazzi - Città del Vaticano
Nell’inchiesta della procura di Roma sulla gestione dei fondi dell’Idi c’è anche il coordinamento dei pm della Direzione distrettuale antimafia, a causa degli ultimi sviluppi dell’indagine e alle dichiarazioni fatte agli inquirenti da Giuseppe Incarnato, manager degli ospedali Idi e San Carlo da Nancy, che ha parlato di minacce di morte ricevute da appartenenti a cosche della ’ndrangheta che avrebbero avuto un ruolo nel business dei fondi poi spariti dalle casse dell’istituto.
Un buco che sfiora i 600 milioni di euro e cha ha portato i pm a iscrivere nel registro degli indagati sette persone tra cui padre Franco Decaminada, fino allo scorso gennaio consigliere delegato dell’Idi, il suo successore Aleandro Paritanti, Eugenio Lucchetti, capo della Congregazione dei Figli dell’Immacolata, Domenico Temperini, direttore amministrativo, e lo stesso Incarnato. I reati ipotizzati sono l’associazione per delinquere, l’appropriazione indebita e l’emissione di false fatture per operazioni inesistenti. La congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione è stata fondata nel 1857 da Luigi Monti, conta 400 religiosi in venti paesi e dà lavoro a 6mila tra medici e ricercatori.
La loro università-policlinico a Tirana (rettore Cesare Romiti, preside di economia Nicola Rossi) e le di altre strutture sanitarie verranno gestite dai manager formati dall'Elea (l’ex scuola-quadri di Adriano Olivetti rilevata dalla De Agostini). Ha aperto uffici a Bruxelles, nella vaticana via della Conciliazione a Roma e al Lingotto a Torino. Cinque anni fa i padri concezionisti hanno rilevato dal colosso Pfizer la produzione e commercializzazione di farmaci anti-tumorali, un giro d’affari mondiale da due miliardi di euro l’anno. Fiore all’occhiello di un business consolidato nella medicina: dai terreni acquistati nella campagna romana per accogliere gli infermieri del beato Luigi Monti, ad un impero immobiliare da 800 milioni di euro. Dagli unguenti dei «frati della pelle», alla ricerca d’avanguardia sui farmaci contro il cancro, un mercato stimato dalle agenzie di rating in un miliardo di euro l’anno solo negli Usa.
Adesso il buco dell’Idi, l’Istituto dermatologico dell’Immacolata, imbarazza il Sostituto della Segreteria di Stato, l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, vice di Tarcisio Bertone. Una nipote di monsignor Becciu, Maria Piera, è assistente personale di padre Franco Decaminada, l’ex consigliere delegato dell’Idi indagato per la voragine da 600 milioni del polo sanitario cattolico. Ormai si parla esplicitamente di spoliazione delle casse dell’Istituto dermopatico dell’Immacolata (Idi) di Roma.
Il 5 luglio la Guardia di Finanza è arrivata alle soglie della Città del Vaticano per una perquisizione e si vede opporre una questione di extraterritorialità (poi rientrata). La procura della capitale ha delineato il sistema sofisticato utilizzato, secondo l’ipotesi d’accusa, da un gruppo di amministratori per prosciugare le finanze dell’ospedale. Le Fiamme gialle del Nucleo tributario guidato dal generale Virgilio Pomponi hanno bussato alle porte dell’Idi, dell’abitazione del direttore generale Giuseppe Incarnato, dell’ospedale San Carlo di Nancy e degli uffici della sede della Congregazione dei Figli dell’Immacolata, in via della Conciliazione, di cui i due ospedali sono unità locali. La settimana scorsa si è sfiorato l’incidente diplomatico, ma poi la Finanza ha potuto effettuare il proprio lavoro. Il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha spiegato che la perquisizione in via della Conciliazione «non ha interessato locali extraterritoriali» e si è svolta in una clima «di piena collaborazione e nel rispetto delle rispettive prerogative istituzionali».
Nel decreto di perquisizione emesso dagli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Nello Rossi, si sottolinea, tra l’altro, la «forza del sodalizio criminoso, il legame fiduciario che lega tutti gli indagati fra loro e la pericolosità». Sette gli indagati: i reati ipotizzati sono l’associazione per delinquere, l’appropriazione indebita e l’emissione di false fatture per operazioni inesistenti. Proprio quello delle false fatture è un espediente usato da alcuni degli indagati: un «meccanismo distrattivo» utilizzato dal consorzio criminoso con fatturazioni emesse da società di comodo in favore dell’Idi e con flusso di danaro in uscita dall’ospedale in favore degli indagati. Che poi, in parte, veniva smistato mediante altre fatturazioni per operazioni inesistenti alla società Punto immobiliare, facente capo a padre Decaminada.
Per la ricerca scientifica, i Concezionisti possono contare su un network planetario: in Italia, oltre all’Istituto dermopatico dell’Immacolata e l’Ospedale San Carlo di Roma, Villa Santa Margherita di Montefiascone (Viterbo) e i laboratori dell’Idi Farmaceutici di Pomezia dal quale escono decine di prodotti per la pelle venduti nelle farmacie. I discepoli di padre Monti hanno a disposizione una vera e propria multinazionale: dalle cooperative scolastiche ai centri di formazione in Trentino, Lombardia, Calabria, Sardegna e Sicilia. E poi case editrici, parrocchie, missioni in India, Corea, Africa. L’ultima tessera del mosaico, recentemente acquisita, è Elea, istituto di alta formazione professionale. Così i Concezionisti fanno entrare la Chiesa nel business della formazione manageriale. Ironia della sorte, lo strumento è un istituto fondato da un laico doc: Adriano Olivetti.
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