Ultimi articoli

3 complici del corvo

CorviGiacomo Galeazzi
Si parla di tre complici dell'ex maggiordomo papale Paolo Gabriele: due dipendenti laici della Santa Sede e un giornalista suo amico. Sono i nomi emersi nella confessione resa dal'ex aiutante di camera del Pontefice. Per quanto riguarda le testimonianze acquisite, oltre alle audizioni della Commissione cardinalizia presieduta dal cardinale Julian Herranz, che ha svolto un suo lavoro specifico e di cui entro fine luglio è atteso il rapporto conclusivo per il Papa, l'indagine dei magistrati ha riguardato sia lo studio della documentazione sequestrata sia l'opera di riscontro e verifica con l'ascolto di persone sentite anche nell'ambito dell'altro procedimento parallelo.

 In Vaticano viene ripetutamente puntualizzato, tuttavia «che il fatto di essere ascoltati, come persone informate, non significa essere sospettati di qualcosa».
Si avvicina, dunque, la decisione sul destino processuale di Paolo Gabriele, l'aiutante di camera di Benedetto XVI arrestato il 23 maggio scorso perché trovato in possesso di documenti riservati del Pontefice. Domani, scadono infatti i termini della custodia cautelare, essendo trascorsi 50 giorni dall'arresto: dopo i nuovi interrogatori «formali» previsti per questa settimana, quindi, il giudice istruttore Piero Antonio Bonnet dovrebbe sciogliere la sua riserva sulla richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Gabriele, o in alternativa prorogare la custodia cautelare, che in Vaticano può durare al massimo cento giorni. Se verrà dichiarata chiusa la fase istruttoria, poi, nelle settimane successive il giudice farà sapere anche la sua decisione riguardo all'eventuale rinvio a giudizio o al proscioglimento. «Se si arriverà a un formale dibattimento pubblico - ha spiegato nei giorni scorsi il portavoce vaticano padre Federico Lombardi - questo si svolgerà dopo l'estate, non prima di ottobre».

Sullo sfondo resta poi sempre la possibilità che il Papa emetta un provvedimento di grazia. Gabriele, che nella sua lunga detenzione preventiva nella cella del Palazzo della Gendarmeria sarebbe giunto a un punto di forte prostrazione psicologica, resta tuttora l'unica persona indagata, anche se nel corso dell'inchiesta sono state acquisite le testimonianze anche di altre persone. Si è voluto fare un quadro delle persone con cui il maggiordomo del Papa aveva contatti, alla ricerca di possibili complici o mandanti. Ci si è mossi, comunque, nell'ambito vaticano, e finora non è stato utilizzato lo strumento della rogatoria internazionale con l'Italia. Si vedrà a breve se l'indagine vaticana sulle fughe di documenti si fermerà al solo aiutante del Papa, accusato di furto aggravato delle carte private del Pontefice, o se nel novero degli indagati entreranno altre persone, laici o ecclesiastici che siano.
 
 

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=242&ID_articolo=5993&ID_sezione=524