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Il corvo aveva un assegno del Papa a sua insaputa

Il corvo PapaleTra il materiale sequestrato a Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa rinviato oggi a giudizio per furto aggravato delle carte riservate della Santa Sede, i gendarmi hanno rinvenuto anche “un assegno del 26 marzo 2012 intestato a Sua Santità Benedetto XVI relativo a una somma di 100mila euro, di una pepita presunta d’oro e di una edizione della traduzione dell’Eneide di Annibal Caro del 1581″.

I RITROVAMENTI - Oltre al furto delle carte riservate, il giudice istruttore – si legge nella requisitoria del giudice Nicola Picardi – ha contestato a Paolo Gabriele “il ritrovamento a casa sua, in corso della perquisizione,

di tre oggetti a lui non appartenenti: 1) Un assegno bancario di Euro 100.000,00 (centomila/00) intestato a Santidad Papa Benedicto XVI, datato 26 marzo 2012, proveniente dall’ Universitad Catolica San Antonio di Guadalupe; 2) Una pepita presunta d’oro, indirizzata a Sua Santità dal Signor Guido del Castillo, direttore dell`ARU di Lima (Perù); 3) Una cinquecentina dell`Eneide, traduzione di Annibal Caro stampata a Venezia nel 1581, dono a Sua Santità delle ‘Famiglie di Pomezia. Il Gabriele ha riferito ‘nella degenerazione del mio disordine è potuto capitare anche questo’”.

 

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NON SAPEVA DELL’ASSEGNO - Intanto Paolo Gabriele non sapeva di avere in casa un assegno intestato al Papa per un valore di 100 mila euro e quindi “non ha neanche mai lontanamente pensato di incassarlo”. Lo precisa all’ANSA Carlo Fusco, legale dell’ex maggiordomo, sottolineando che l’assegno “é andato per sbaglio” a finire fra altre carte. Si trattava – spiega il legale – di un assegno non trasferibile intestato al Santo Padre che per sbaglio, nella confusione dei documenti, è andato a finire tra le altre carte, tanto è vero che Gabriele stesso si era chiesto insieme con i colleghi dove fosse l’assegno.

NON POTEVA INCASSARLO - “Certamente Gabriele quell’assegno non l’ha mai incassato – spiega ancora Fusco – non sapeva neppure di averlo. Ha saputo di averlo dal giudice quando, nel corso dell’ultimo interrogatorio cui è stato sottoposto, gli è stato contestato essendo stato rinvenuto nel corso di una perquisizione. A quel punto – aggiunge il legale – Gabriele stesso ha detto al giudice: ecco ora mi spiego dove era finito l’assegno”. (TmNews – Ansa)

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