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Pedofilia, le diocesi aprano volontariamente i loro archivi

Vescovi a congressoParla l' organizzatore del grande Simposio per vescovi sullo scandalo pedofilia: "La migliore risposta è la trasparenza".
Alessandro Speciale - Roma
La Chiesa cattolica – soprattutto in quei Paesi non ancora toccati o appena sfiorati dallo scandalo della pedofilia – non dovrebbe aspettare che siano i media o le inchieste a portare alla luce le dimensioni del fenomeno e i casi più clamorosi; dovrebbe, invece, essere “proattiva” e aprire spontaneamente i suoi archivi a una indagine indipendente.
Ne è convinto il professor Hans Zollner, gesuita e psicoterapeuta. In quanto vicerettore accademico della Pontificia Università Gregoriana, è  lui l'uomo incaricato di organizzare il grande Simposio destinato ai vescovi [...]

 sulla risposta globale della Chiesa allo scandalo degli abusi.
Obiettivo del Simposio sarà quello di mostrare ai presuli le “best practices” adottate nelle varie parti del mondo per rispondere e prevenire la crisi. E l' "apertura preventiva” degli archivi è proprio una di queste “pratiche migliori” - e verrà, quindi, proposta alle diocesi di tutto il mondo come modello.

A “fare scuola” in questo caso, sarà l'arcidiocesi tedesca di Monaco di Baviera, quella di cui e' stato arcivescovo per quattro anni Joseph Ratzinger.

Negli ultimi anni, ha spiegato Zollner a Vatican Insider, la diocesi di Monaco ha fatto passi notevoli. Una delle sue iniziative è stata quella di aprire  «tutti gli archivi dal 1945 fino ad oggi»: un avvocato ha potuto vedere tutti i documenti e ha preparato un rapporto di 250 pagine sui numeri e la gestione dei casi nel passato.

«E' un fatto a mio parere esemplare – spiega lo psicoterapeuta gesuita -, perché è  pro-attivo. Questo modo di procedere potrebbe veramente aiutare tante altre diocesi del mondo, soprattutto nei Paesi e nei Continenti in cui ancora non si parla tanto dello scandalo pedofilia».

Infatti, se i vescovi faranno spontaneamente “i loro compiti” per “i 50 o 60 anni passati”, mettendo in luce cosa è stato fatto e cosa no, se saranno “trasparenti e sinceri e responsabili”, questa sarà la “misura più potente” per fare in modo che gli abusi non si ripetano.

L'arcidiocesi di Monaco, spiega padre Zollner, è quindi uno dei finanziatori del Simposio – ci sono anche degli “sponsor privati” che però «non vogliono essere nominati» - perché ha un interesse “missionario” , ossia che anche nel resto del mondo venga adottata la migliore risposta possibile allo scandalo.

Il Simposio vuole essere “scientificamente aggiornato” per offrire ai rappresentanti delle Conferenze Episcopali del mondo e ai Superiori Maggiori di diversi ordini religiosi lo stato dell'arte della risposta, prevenzione e cura degli abusi. Infatti, sottolinea il gesuita, «sono loro che devono mettere in pratica quello che sappiamo dalla scienza», dalla “esperienza dolorosa” del passato. D'altra parte, è quello che «la Chiesa stessa, cioè che il papa e i dicasteri, specialmente la Congregazionela Dottrina della Fede, esigono da loro».

Per padre Zollner, uno degli obiettivi principali dell'incontro della Gregoriana è «quello di dare voce alle vittime in un modo appropriato».  «Noi – racconta - lavoriamo con delle vittime e uno si rende conto quanto è difficile aprirsi. Per questo, chiediamo ai partecipanti di avere delle sessioni precedenti al simposio di incontri con delle vittime della loro zona».

«Vogliamo assicurarci», prosegue  che chi verrà prenda «veramente atto di quella che è stata la sofferenza, la difficoltà, la rabbia, la delusione, la depressione, l'ansia delle vittime. E' anche il motivo per cui abbiamo voluto lanciare questo simposio pubblicamente già adesso: perché si prenda nota di questo e per lasciare tempo per questi necessari passi preparatori».

La risposta vaticana all'idea del Simposio è stata ottima, spiega il vicerettore: «Ci siamo consultati con tutte le grandi Congregazioni, anche perché in qualche maniera il simposio tocca la loro responsabilità» e «ci hanno dato prima di tutto il loro appoggio, e ne sono molto grato e lieto». «Abbiamo avuto da tutti quelli con cui abbiamo parlato – aggiunge - una risonanza unanimemente positiva. E questo vale anche per la Segreteria di Stato».

Per padre Zollner, la “sensibilità” su questo tema da qualche è cresciuta in modo importante, “soprattutto in questo ultimo anno”, anche in aree non investite in pieno dallo scandalo. Perché? «La mia interpretazione è che l'impegno personale e ripetuto del papa, sulla necessità di cambiare, di prendersi responsabilità, di guardare veramente la piaga aperta, ha fatto sì che nell'episcopato del mondo crescesse molto la sensibilità».

Lo psicoterapeuta gesuita mette anche in guardia da vuol “guarire” i pedofili. «Nella psichiatria si può vedere una svolta», spiega: se «fino a 15 anni fa» c'era «molto più ottimismo» sulla possibilità di curare «veramente un molestatore», oggi «questo ottimismo è molto ridotto, anzi ci sono psichiatri che sostengono che alcuni molestatori sono incurabili e che l'unico modo per aiutare loro e le possibili vittime è di controllarli».

Per questo, un vescovo che riassegna un prete macchiatosi di abusi perché uno psichiatra dichiara di averlo “curato”, forse venti anni fa poteva essere in buona fede, “ora molto meno”. «Eppure – conclude - è successo qualche anno fa», proprio in Germania.

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