Vatileaks, i nemici sono tutti “pazzi”
Senza verità né carità. A dispetto dell’enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, come Ettore Gotti Tedeschi è stato combattuto e cacciato dallo Ior, così Paolo Gabriele è oggi allontanato dal Vaticano: senza carità né verità. Lui però, oltre a trovarsi rinviato a giudizio per aver divulgato documenti che hanno permesso di illuminare un piccolo angolo del buio dei segreti vaticani, ha anche la bellezza di due perizie psichiatriche. Altro che Gotti Tedeschi. All’ex presidente dello Ior toccò in sorte Pietro Lasalvia, uno “psicoterapeuta e ipnoterapeuta” con velleità da detective.
Alla vigilia del consiglio del 24 maggio, che segnerà la sfiducia e la cacciata di Gotti Tedeschi, Lasalvia inviò una lettera al “primo ministro” del Vaticano allegando un rapportino con il profilo medico dell’allora presidente dello Ior. Casualmente, scrive Lasalvia, prima di Natale 2011 si trovava a un rinfresco al quale partecipava anche Gotti Tedeschi. Il dottore garantisce di non averlo riconosciuto ma di averne osservato i comportamenti per l’intera serata. “Nel merito si sono evidenziati tratti di egocentrismo, narcisismo e un parziale scollamento dal piano di realtà, assimilabile a una disfunzione psicopatologica nota come accidia sociale”.
Poco importa che Lasalvia sia un medico che si occupa della salute sul lavoro dei dipendenti dello Ior ed è in ottimi rapporti con Paolo Cipriani, il direttore generale, in forte contrasto con Gotti Tedeschi. Il “parere casuale” diventa una sorta di perizia ufficiale. Il presidente “non è in grado di
guidare la banca”. Paolo Gabriele, invece, dopo essere stato arrestato, è stato sottoposto a due perizie psichiatriche. Non tanto per accertarne l'infermità, ma anzi per accertare che è più che sano e quindi perseguibile penalmente: il codice penale vigente in Vaticano, infatti, prevede la non
punibilità di chi è “nello stato di infermità mentale”. Le perizie sono allegate nelle 35 pagine con cui il giudice istruttore Piero Bonnet chiede il rinvio a giudizio per il maggiordomo del Papa e un “suo conoscente”, il tecnico informatico Paolo Sciarpelletti. La perizia considerata valida dai
magistrati è quella del professore Roberto Tatarelli della Sapienza di Roma.
A giudizio di Tatarelli Gabriele è “affetto da un’ideazione paranoide con sfondo di persecutorietà”. La sua personalità è fragile e insicura e “si caratterizza anche per un profondo bisogno di ricevere attenzione e affetto da parte degli altri” e dunque può essere soggetta a manipolazioni. Tuttavia queste condizioni non configurano “un disturbo di mente tale da abolire la coscienza e la libertà dei propri atti”.
Un'altra perizia, svolta da Tonino Cantelmi della Gregoriana, descrive la personalità del maggiordomo “affetta da un’identità incompleta ed instabile, da suggestionabilità, da sentimenti di grandiosità, da alterata rigidità morale con un personale ideale di giustizia, nonché da un pervasivo bisogno di essere apprezzato e stimato”. A giudizio di Cantelmi inoltre “la deformazione dei processi ideativi del Gabriele” porta ad una incapacità d’intendere e di volere. Ma questa perizia non è stata condivisa dai giudici Piero Bonnet e Nicola Picardi. E Gabriele è stato così considerato imputabile e rinviato a giudizio. Il maggiordomo diventa così un ladro, un astuto criminale che agisce da solo. Secondo i pm. Eppure, leggendo le 35 pagine della sentenza, sono citate altre venti persone coinvolte nelle fasi della trafugazione e divulgazione dei documenti, ma sono coperte da omissis o anonimato. Il “signor W”, l’immancabile “signor X” nonché il “signor Y” lavorano tra le mura leonine, hanno avuto accesso a documenti riservati, li hanno fatti pervenire a Gabriele affinché li divulgasse. È tutto ricostruito negli atti. Ma per i magistrati non hanno alcuna responsabilità.
Il colpevole è il maggiordomo. Più del furto la colpa è aver consegnato i documenti alla stampa.
Quello che hanno raccontato non ha importanza. Quello spiraglio di luce che ha illuminato le stanze più segrete del Vaticano è stato individuato e oscurato, reso inoffensivo. Combattuto e cacciato.
Senza verità né carità.
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201208/120815vecchi.pdf
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