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Follia e razzismo, il mondo distorto dell'assassino di Jo Cox

Londra – Tommy Mair, il 52enne inglese accusato di aver ucciso la deputata anti-Brexit, Jo Cox, al grido di “Britain First”, è un tipo solitario che ha sofferto di problemi mentali e ha manifestato simpatie verso gruppi neo-nazisti e razzisti. 

La madre, la 69enne Mary, ha detto di non sapersi spiegare il gesto del figlio, e il suo fratellastro Duane  ha negato di essersi mai accorto che Tommy avesse un interesse per le armi: “Non si era mai messo nei guai e non farebbe male a una mosca”, ha afermato. A Birstall, la cittadina di 16.000abitanti dello Yorkshire teatro dell’agguato, Mair ci vive da 40 anni, e abita nella casa della nonna morta nel 1996. I vicini lo ricordano soprattutto per l’amore con cui curava il giardino. 

Probabilmente le ragioni di un crimine così improvviso ed efferato vanno ricercate nei problemi mentali che hanno fatto sì che fosse facilmente suggestionabile dalla propaganda razzista di cui, si è appreso, era un avido lettore. 

Dei suoi disturbi aveva  parlato lui stesso in un’intervista a un giornale locale, l’Huddersfield Examiner, nel 2010, spiegando di aver fatto il volonario in un centro per adulti con problemi mentali: “Molte persone con disturbi mentali sono socialmente isolate, molto spesso con un senso di inutilita’, causato dalla lunga disoccupazione”. 

E poi c’è l’aspetto delle simpatie naziste: ora è emerso che nel 1999 Meir acquistò da National Alliance, un’organizzazione neonazista Usa, un manuale con istruzioni su come costruire una pistola. Mair sarebbe stato “un impegnato sostenitore” del movimento politico per la superiorità della “razza bianca” e antisemita che risulta aver cessato quasi completamente le attività nel 2013. Mair sarebbe anche abbonato da 10 anni alla rivista dello Springbok Club, un gruppo razzista anti-Ue simpatizzante del vecchio apartheid sudafricano che nell’ultimi numero ha lanciato un appello alla Brexit per abbandonare “l’artificiale e  retrograda Ue e restituire sovranità e indipendenza” al Regno Unito. L’editoriale si conclude con  il motto “usciamo dall’Europa ed entriamo nel mondo”. (AGI)

 

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