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Francesca Vecchioni: io, gay e separata dalla mia compagna, chiedo diritti per le nostre figlie

È già sulla definizione da usare, in una storia come la sua, che Francesca Vecchioni – tra il riposo pomeridiano e i giochi all’aperto delle sue bambine, al mare – chiede di abolire le specifiche. Coppia gay, omosessuale, lesbica? “Non si può dire coppia e basta? Il problema nasce proprio da qui: noi siamo state una coppia e ora restiamo una famiglia come tante: vorremmo avere gli stessi diritti e doveri e vorremmo poter dare alle nostre figlie le stesse garanzie dei figli delle altre coppie separate”.

La figlia di Roberto Vecchioni e la sua compagna, Alessandra Brogno, si sono lasciate. E sarebbe un fatto del tutto privato se questo non ponesse un tema delicato: la coppia ha avuto due anni e mezzo fa le loro gemelle, figlie biologiche – grazie alla fecondazione eterologa fatta in Olanda – di Francesca. E quindi, per la legge, perfette sconosciute per Alessandra. Lo spiega con pudore, Francesca: l’amore romantico è finito, ora c’è una famiglia e due bambine che hanno bisogno della loro quotidianità, per quanto possibile.

È così: il genitore non biologico non ha alcun diritto sui figli?
“Né diritti né doveri. Per il nostro Stato io sono una madre single, la nostra è una famiglia monogenitoriale e Alessandra è un’estranea per le bambine e non, come è, ‘mamma Alessandra’. Nel caso di coppie in cui c’è un solo genitore biologico i più deboli, i bambini, non hanno tutele dalla legge. E il genitore non biologico – padre o madre – ha diritti e doveri soltanto se nella coppia c’è accordo. Questo però vuol dire che c’è una sorta di obbligo – e non è il nostro caso, visto che stiamo decidendo tutto assieme – a continuare ad andare d’accordo anche quando ci si lascia, perché neanche un giudice può intervenire, non avendo una legge cui fare riferimento”.

Questo vuol dire, nella quotidianità, che è solo la madre biologica a decidere se l’ex compagna può continuare a vedere i suoi figli?
“Vuol dire che serve la mia delega per tutto, dall’asilo alle visite mediche – ma era così anche prima della separazione – perché per la legge sono l’unico genitore. Ma non esiste nessuna forma di delega per tutte le questioni più grandi: dal mantenimento dei figli agli studi all’eredità, non c’è alcuna tutela, alcun diritto e alcun obbligo. Vuol dire, anche, non poter contare per legge sull’altra persona, in caso di bisogno. Per un bambino un genitore è un genitore, non c’è differenza tra biologico e non biologico, e questo vale sempre, non soltanto nelle coppie gay. Penso alle coppie eterosessuali in cui la donna abbia fatto la fecondazione eterologa o ai genitori adottivi”.

L’estensione del diritto a essere genitori alle coppie omosessuali è una questione tutta aperta, in Italia. Ha paura che quanti sono contrari possano usare proprio questo argomento, cioè le difficoltà delle coppie gay con figli che si separano?
“Voglio cercare di essere molto chiara, su questo punto. In una situazione in cui in Italia c’è ancora un pregiudizio verso la genitorialità delle coppie gay, prima di formare una famiglia – che è un desiderio naturale, per noi come per tutti – ci pensi una volta in più delle altre coppie. E una volta in più ci pensi prima di separarti, anche se questo dipende dalle persone, gay o etero che siano. Ma sarebbe ingiusto – e lo dico ancora dalla parte dei bambini – restare assieme per questo timore. Come non ci si innamora diversamente dalle coppie etero, non ci si lascia neanche in maniera diversa”.

Stessi diritti, quindi, nella buona e nella cattiva sorte.
“Il punto è proprio questo: non dobbiamo avere più diritti degli altri, ma dobbiamo allargare quelli esistenti, e questo non vuol dire toglierne a nessun altro. Ma, soprattutto: le polemiche, i dibattiti, non tengono conto del fatto che le coppie omosessuali, con lo stesso carico di problemi e dolori, si separano già, e ben prima di noi. Non aspettano che lo Stato si adegui al paese reale. Qualcuno potrà gridare allo scandalo e parlare di deriva continua, prima i matrimoni, poi le separazioni: ma questa è la vita e tutto ciò avviene nella totale assenza di norme, diritti e doveri per segnare sia il momento felice che quello infelice”.

C’è la possibilità di qualche tutela fai-da-te? Una scrittura privata, un accordo per garantire i diritti di tutti?
“Soltanto per piccole cose posso usare la delega ma, come ho detto, dipende comunque dalla mia decisione. La nostra fortuna, grande, è di sentirci ancora una famiglia, di sentirci genitori con la consapevolezza dell’impegno del progetto che abbiamo voluto e costruito. Da questo punto di vista, in cosa siamo diverse da una coppia eterosessuale che si separa?”.

È arrivato, per lei, il momento di una nuova battaglia dopo quella per le unioni civili? Lei e Alessandra, fra l’altro, siete state le prime a iscrivervi nel registro di Milano.
“Non abbiamo ancora pensato alla cancellazione, per adesso ci sono altre priorità. Ma questa non è una nuova battaglia, ma un altro aspetto della stessa, quella per i diritti. Saremo veramente al punto giusto, nella sovrapposizione tra paese reale e paese delle leggi, solo quando non solo saremo liberi di poterci unire, ma anche di poterci separare come tutti”.

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