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Francesco ad Assisi, pace non si conquista con muri

Assisi – “La Pace non e’ un compromesso per vincere la guerra: significa accoglienza, disponibilità al dialogo, superamento delle chiusure, che non sono strategie di sicurezza, ma ponti sul vuoto”: con queste parole da Assisi papa Francesco ha messo in guardia chi costruisce muri anche in Europa, nell’ultimo appuntamento della straordinaria giornata trascorsa con 510 leader delle grandi religioni. E le sue parole suonano come risposta a quanti vogliono invocano barriere per respingere profughi e migranti, il cui arrivo costituisce un dono e non un problema, un fratello con cui provare a costruire un mondo migliore. Nel primo viaggio del pontificato, a Lampedusa, aveva denunciato la “globalizzazione dell’indifferenza”. Stavolta Francesco ha spiegato che “non possiamo restare indifferenti. Oggi il mondo ha un’ardente sete di pace. In molti Paesi si soffre per guerre, spesso dimenticate, ma sempre causa di sofferenza e poverta?. A Lesbo, con il caro fratello e Patriarca ecumenico Bartolomeo, abbiamo visto negli occhi dei rifugiati il dolore della guerra, l’angoscia di popoli assetati di pace. Penso a famiglie, la cui vita e’ stata sconvolta; ai bambini, che non hanno conosciuto nella vita altro che violenza; ad anziani, costretti a lasciare le loro terre: tutti loro hanno una grande sete di pace. Non vogliamo che queste tragedie cadano nell’oblio. Noi desideriamo dar voce insieme a quanti soffrono, a quanti sono senza voce e senza ascolto. Essi sanno bene, spesso meglio dei potenti, che non c’e? nessun domani nella guerra e che la violenza delle armi distrugge la gioia della vita”.

 

Prima di partire per Assisi, Francesco aveva ricordato che noi la guerra “non la vediamo” e “ci spaventiamo” per “qualche atto di terrorismo” ma “questo non ha niente a che fare con quello che succede in quei Paesi, in quelle terre dove giorno e notte le bombe cadono e cadono” e “uccidono bambini, anziani, uomini, donne….”.

Da Assisi, poi, è arrivato l’appello dei 510 leader religiosi, 30 anni dalla Giornata Mondiale di preghiera che vi convoco’ Giovanni Paolo II : “Uomini e donne di religioni diverse ci siamo posti in ascolto della voce dei poveri, dei bambini, delle giovani generazioni, delle donne e di tanti fratelli e sorelle che soffrono per la guerra; con loro diciamo con forza: No alla guerra!”. . “Non resti inascoltato – scrivono nell’appello che uno ad uno hanno firmato in piazza San Francesco – il grido di dolore di tanti innocenti. Imploriamo i Responsabili delle Nazioni perche’ siano disinnescati i moventi delle guerre: l’avidità di potere e denaro, la cupidigia di chi commercia armi, gli interessi di parte, le vendette per il passato. Aumenti l’impegno concreto per rimuovere le cause soggiacenti ai conflitti: le situazioni di poverta’, ingiustizia e disuguaglianza, lo sfruttamento e il disprezzo della vita umana”. “Si apra finalmente – conclude il testo – un nuovo tempo, in cui il mondo globalizzato diventi una famiglia di popoli. Si attui la responsabilita’ di costruire una pace vera, che sia attenta ai bisogni autentici delle persone e dei popoli, che prevenga i conflitti con la collaborazione, che vinca gli odi e superi le barriere con l’incontro e il dialogo. Nulla e? perso, praticando effettivamente il dialogo. Niente e? impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Tutti possono essere artigiani di pace; da Assisi rinnoviamo con convinzione il nostro impegno ad esserlo, con l’aiuto di Dio, insieme a tutti gli uomini e donne di buona volonta’”.

Come ha ricordato Francesco, “non esiste un Dio di guerra”. La guerra, la disumanita’ di una bomba che esplode facendo morti e feriti, tagliando la strada “all’aiuto umanitario” che non puo’ arrivare a bambini, anziani, malati, e’ solo opera del maligno che vuole uccidere tutti”. Per questo, e’ necessario pregare, anche piangere per la pace, tutte le fedi unite nella convinzione che ‘Dio e’ Dio di pace'”. (AGI) 

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