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Francesco e le donne. Apertura futuribile, chiusura presente

donne

Della lunghissima conversazione di giovedì 12 maggio tra papa Francesco e le superiori generali delle suore di tutto il mondo ha fatto notizia la sua “apertura” alle donne diacono.

Ma praticamente nessuno ha notato la netta “chiusura” del papa su un’altra istanza a lui arrivata dal mondo femminile: quella di poter tenere l’omelia durante la messa.

Sull’uno e sull’altro punto è interessante leggere la trascrizione integrale della parole di Francesco.

NO A CHE LE DONNE TENGANO L’OMELIA DURANTE LA MESSA

Su questo punto è ancor fresco il ricordo della lavata di capo subita da “L’Osservatore Romano”, proprio per aver perorato con troppa disinvoltura – sul suo supplemento femminile coordinato da Lucetta Scaraffia – l’abilitazione delle donne a tenere l’omelia, ignorando la proibizione che lo stesso papa Francesco aveva ribadito all’inizio del suo pontificato:

> “L’Osservatore” si corregge. Niente pulpito per le donne

E infatti Francesco ha risposto picche alla suora che l’ha di nuovo sollecitato. E ha fatto presagire un documento del cardinale Robert Sarah, prefetto della congregazione per il culto divino, che spiegherà a fondo le ragioni di questo no:

D. – Santo Padre, le donne sono escluse dalla predicazione nell’eucaristia. Un importante impedimento è il legame che la predicazione ha con l’ordinazione sacerdotale. Lei vede un modo per separare dall’ordinazione la predicazione nell’eucaristia?

R. – Non c’è alcun problema che una donna – una religiosa o una laica – faccia la predica in una liturgia della Parola. Non c’è problema. Ma nella celebrazione eucaristica c’è un problema liturgico-dogmatico, perché la celebrazione è una – la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica è un’unità – e Colui che la presiede è Gesù Cristo. Il sacerdote o il vescovo che presiede lo fa nella persona di Gesù Cristo. È una realtà teologico-liturgica. In questa situazione, non essendoci l’ordinazione delle donne, non possono presiedere. Ma si può studiare di più e spiegare di più questo, che molto velocemente e un po’ semplicemente ho detto adesso. Io chiederò alla congregazione per il culto che spieghi bene, in modo approfondito, quello che ho detto ora un po’ leggermente sulla predicazione nella celebrazione eucaristica. Perché non ho la teologia e la chiarezza sufficiente per spiegarlo adesso. Ma bisogna distinguere bene: una cosa è la predicazione in una liturgia della Parola, e questo si può fare; altra cosa è la celebrazione eucaristica. Qui c’è un altro mistero. È il mistero di Cristo presente, e il sacerdote o il vescovo che celebrano “in persona Christi”.

SÌ A UNA COMMISSIONE CHE RISTUDI IL DIACONATO FEMMINILE

Sull’altro punto ecco il botta e risposta:

D. – Nella Chiesa c’è l’ufficio del diaconato permanente, ma è aperto solo agli uomini, sposati e non. Cosa impedisce alla Chiesa di includere le donne tra i diaconi permanenti, proprio come è successo nella Chiesa primitiva? Perché non costituire una commissione ufficiale che possa studiare la questione?

R. – Qualcuno potrà dire che le “diaconesse permanenti” nella vita della Chiesa sono le suocere [ride]. In effetti questo c’è nell’antichità: c’era un inizio… Io ricordo che era un tema che mi interessava abbastanza quando venivo a Roma per le riunioni, e alloggiavo alla Domus Paolo VI. Lì c’era un teologo siriano, bravo, che ha fatto l’edizione critica e la traduzione degli inni di Efrem il Siro. E un giorno gli ho domandato su questo, e lui mi ha spiegato che nei primi tempi della Chiesa c’erano alcune “diaconesse”. Ma che cosa sono queste diaconesse? Avevano l’ordinazione o no? Ne parla il Concilio di Calcedonia (451),ma è un po’ oscuro. Qual era il ruolo delle diaconesse in quei tempi? Sembra – mi diceva quell’uomo, che è morto, era un bravo professore, saggio, erudito – sembra che il ruolo delle diaconesse fosse per aiutare nel battesimo delle donne, l’immersione; le battezzavano loro, per il decoro, anche per fare le unzioni sul corpo delle donne, nel battesimo. E anche una cosa curiosa: quando c’era un giudizio matrimoniale perché il marito picchiava la moglie e questa andava dal vescovo a lamentarsi, le diaconesse erano le incaricate di vedere i lividi lasciati sul corpo della donna dalle percosse del marito e informare il vescovo. Questo, ricordo. Ci sono alcune pubblicazioni sul diaconato nella Chiesa, ma non è chiaro come fosse stato. Credo che chiederò alla congregazione per la dottrina della fede che mi riferiscano circa gli studi su questo tema, perché io vi ho risposto soltanto in base a quello che avevo sentito da questo sacerdote che era un ricercatore erudito e valido, sul diaconato permanente. E inoltre vorrei costituire una commissione ufficiale che possa studiare la questione: credo che farà bene alla Chiesa chiarire questo punto; sono d’accordo, e parlerò per fare una cosa di questo genere.

*

In effetti, come dice Francesco, la congregazione per la dottrina della fede ha già fatto ampiamente e ripetutamente studiare dalla commissione teologica internazionale la questione del diaconato e in particolare di quello femminile.

Il prodotto dei lavori è un lungo e dotto documento pubblicato nel 2002:

> Il diaconato: evoluzione e prospettive

Documento la cui storia, risalente ai primi anni Novanta, è così riassunta da questa sua nota preliminare:

“Lo studio del tema del diaconato era stato affrontato dalla Commissione Teologica Internazionale già nel quinquennio 1992-97. Il lavoro si era svolto all’interno di una Sottocommissione, che aveva il compito di approfondire alcuni problemi ecclesiologici, presieduta da mons. Max Thurian e comprendente i seguenti membri: S.E. mons. Christoph Schönborn, o.p., S.E. mons. Joseph Osei-Bonsu, rev. Charles Acton, mons. Giuseppe Colombo, mons. Joseph Doré, p.s.s., prof. Gösta Hallonsten, rev. padre Stanislaw Nagy, s.c.i., rev. Henrique de Noronha Galvao. Dal momento tuttavia che tale Sottocommissione non ebbe modo di portare a termine il suo lavoro con la pubblicazione di un documento, lo studio fu ripreso nell’ ambito della Commissione del quinquennio successivo, sulla base anche del lavoro svolto in precedenza. A questo scopo fu formata una nuova Sottocommissione, presieduta dal rev. Henrique de Noronha Galvâo e composta dal rev. Santiago Del Cura Elena, dal rev. Pierre Gaudette, da mons. Roland Minnerath, da mons. Gerhard Ludwig Müller, da mons. Luis Tagle e dal rev. Ladislaus Vanyo. Le discussioni generali su questo tema si sono svolte in numerosi incontri della Sottocommissione e durante le sessioni plenarie della stessa Commissione Teologica Internazionale, tenutesi a Roma dal 1998 al 2002. Il presente testo è stato approvato in forma specifica, con il voto unanime della Commissione, il 30 settembre 2002, ed è stato poi sottoposto al suo presidente, il card. J. Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il quale ne ha autorizzato la pubblicazione”.

Nel documento, due ampie sezioni sono dedicate rispettivamente al “ministero delle diaconesse” nel Nuovo Testamento e nei primi secoli della Chiesa, e alla sua “scomparsa” nei secoli successivi.

E nella conclusione questo si legge, a proposito delle donne diacono:

“Per quel che riguarda l’ordinazione delle donne al diaconato, conviene notare due indicazioni importanti che emergono da quanto è stato sin qui esposto:

“1) le diaconesse di cui si fa menzione nella Tradizione della Chiesa primitiva – secondo ciò che suggeriscono il rito di istituzione e le funzioni esercitate – non sono puramente e semplicemente assimilabili ai diaconi;

“2) l’unità del sacramento dell’ordine, nella chiara distinzione tra i ministeri del vescovo e dei presbiteri da una parte, e il ministero diaconale dall’altra, è fortemente sottolineata dalla Tradizione ecclesiale, soprattutto nella dottrina del Concilio Vaticano II e nell’insegnamento postconciliare del Magistero.

“Alla luce di tali elementi posti in evidenza dalla presente ricerca storico-teologica, spetterà al ministero di discernimento che il Signore ha stabilito nella sua Chiesa pronunciarsi con autorità sulla questione”.

*

Una conclusione, come si vede, non risolutiva ma più per il no che per il sì. Della commissione teologica che studiò la questione e produsse questo documento faceva parte l’attuale prefetto della congregazione per la dottrina della fede, cardinale Gerhard L. Müller.

Si vedrà chi farà parte della nuova commissione di studio, sicuramente con alcune donne teologhe, quando papa Francesco la istituirà, come ha promesso.

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/05/13/francesco-e-le-donne-apertura-futura-chiusura-presente/

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