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Francesco: «Già i primi vescovi erano carrieristi»

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Francesco: «Già i primi vescovi erano carrieristi»(©LaPresse) Una Messa in S. Pietro per cardinali e vescovi defunti.

Domenico Agasso jr –
Roma –

Papa Francesco si è pronunciato nuovamente contro il carrierismo nella Chiesa, mettendo in evidenza che era già presente fin dalle origini. Gesù infatti insegna agli apostoli a essere come i bambini, perché «i discepoli litigavano su chi fosse il più grande tra loro: c’era una disputa interna; eh, il carrierismo, eh? Questi che sono i primi vescovi, avevano questa tentazione del carrierismo. “Eh, io voglio diventare più grande di te…”». Lo ha ricordato – e denunciato – il Pontefice nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, come riporta Radio Vaticana.

 

Il carrierismo ecclesiastico è antico quanto la Chiesa, ha in pratica affermato il Pontefice commentando l’episodio evangelico dei discepoli che si avvicinano a Cristo dicendo: «Chi dunque è più grande nel Regno dei cieli?». Il fatto di pensare e dire «eh, io voglio diventare più grande di te», secondo Papa Bergoglio è l’errore primordiale dei vescovi. «Non è un buon esempio – ha osservato Francesco – che i primi vescovi facciano questo, ma è la realtà»; ecco perché il Figlio di Dio insegna loro «il vero atteggiamento», quello dei bambini: «La docilità, il bisogno di consiglio, il bisogno di aiuto, perché il bambino è proprio il segno del bisogno di aiuto, di docilità per andare avanti»; «Questa – ha affermato – è la strada. Non chi è più grande. Quelli che sono più vicini all’atteggiamento di un bambino sono i più vicini alla contemplazione del Padre».

 

Nell’omelia il Papa si è soffermato anche sulla figura dell’angelo custode (oggi la Chiesa celebra i santi Angeli Custodi): tutti ce l’hanno, «nessuno cammina da solo e nessuno di noi può pensare che è solo» perché c’è sempre «questo compagno», ha sottolineato. Però bisogna essere attenti, ha ammonito il Pontefice: «Quando noi non vogliamo ascoltare il suo consiglio, ascoltare la sua voce, è come dirgli: “Ma, vai via!”», e secondo Francesco «cacciare via il compagno di cammino è pericoloso, perché nessun uomo, nessuna donna può consigliare se stesso. Io posso consigliare un altro, ma non consigliare me stesso. C’è lo Spirito Santo che mi consiglia, c’è l’angelo che mi consiglia. Per questo, abbiamo bisogno».

 

La fede negli angeli è perfettamente cattolica ed è diversa da «una dottrina sugli angeli un po’ fantasiosa». È infatti sicuro, ha tenuto a rilevare il Papa, «quello che Gesù, che Dio ha detto: “Io mando un angelo davanti a te per custodirti, per accompagnarti nel cammino, perché non sbagli”».

 

Il Papa ha proseguito ribadendo che «tutti noi, secondo la tradizione della Chiesa, abbiamo un angelo con noi, che ci custodisce, ci fa sentire le cose. Quante volte abbiamo sentito: “Ma questo dovresti farlo così, questo non va, stai attento…”: tante volte! È la voce di questo nostro compagno di viaggio».

 

Per Francesco è certo che «lui ci porterà alla fine della nostra vita con i suoi consigli», e per questo occorre «dare ascolto alla sua voce, non ribellarci. Perché la ribellione, la voglia di essere indipendente, è una cosa che tutti noi abbiamo; è la superbia, quella che ha avuto il nostro padre Adamo nel Paradiso terrestre: la stessa. Non ribellarti: segui i suoi consigli».

 

Infine, il Papa ha suggerito un esame di coscienza in merito al rapporto con l’angelo custode: «Io oggi farei la domanda: com’è il rapporto con il mio angelo custode? Lo ascolto? Gli dico “buongiorno”, al mattino? Gli dico: “Custodiscimi durante il sonno”?. Parlo con lui? Gli chiedo consiglio?».

Fonte

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