TwitterFacebookGoogle+

Fratelli coltelli e smemorati

nazisti-chiesaIntorno al 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, le scuole italiane realizzano i più vari progetti intorno alle leggi razziali e alla Shoah. È superfluo rilevare come la stanca reiterazione di simili commemorazioni rischi di risolversi in un rassicurante esorcismo del senso di colpa collettivo, utile solo a esentare dalla più faticosa riflessione sulle cause. Spesso tali progetti vedono la collaborazione di docenti di diverse discipline, talvolta pure di quelli di religione cattolica. Ci si può chiedere a che titolo una materia confessionale e facoltativa possa pretendere di trattare questioni storiografiche e principi universali. Gli insegnanti di IRC colgono occasioni come queste per promuovere la consueta appropriazione cattolica della sfera del valore, dell’identità collettiva, del lutto e di ogni genere di dolore. Ma non basta. Si sbaglierebbe di grosso a ritenere la Chiesa estranea agli eventi storici in questione. Occorrerebbe vedere allora, di volta in volta, se i progetti scolastici siano almeno rispettosi della verità storica o non si prestino piuttosto a mistificanti intenti di propaganda clericale.

A questo proposito è interessante notare che le indicazioni ministeriali per l’insegnamento cattolico nel primo biennio delle scuole superiori contemplano l’individuazione della “radice ebraica del cristianesimo”. Quelle riguardanti le classi quinte dei licei (non dei tecnici né dei professionali) prevedono anche lo studio del “rapporto della Chiesa con il mondo contemporaneo con riferimento ai totalitarismi del Novecento”. Nessuna menzione invece all’anti­semi­tismo, alla sua storia e al momento culmi­nan­te dello sterminio. Ebbene, la “radice ebraica” e il “rapporto con i totalitarismi” sono fatti ben documentati e a congiungerli è soprattutto la storia dell’antisemitismo. Per spiegare come sia stata possibile la Shoah si può cercare di scaricarne la responsabilità sulla secolarizzazione e la miscredenza raccontandosi che “è stata opera di un regime interamente moderno e neo pagano” e che “il suo antisemitismo ha le radici al di fuori della cristianità”.

 

Oppure si può guardare in faccia la realtà e ricordare che nell’Europa, cristiana da diciotto secoli, si è insegnato correntemente per altrettanto tempo “che il popolo ebraico, pienamente responsabile della crocifissione, ha compiuto l’inesplicabile crimine del deicidio. Non vi è accusa più micidiale: effettivamente non vi è accusa che abbia fatto scorrere più sangue innocente”; per cui proprio “l’antisemitismo cristiano è il ceppo potente, dalle profonde e molteplici radici, sul quale sono venute a innestarsi in seguito tutte le altre varietà di antisemitismo anche anticristiane come il razzismo nazista”. A dirla tutta, fin dai testi neotestamentari “questa ideologia cristiana sugli ebrei… è gran parte del cristianesimo… gran parte del cristianesimo è un’ideologia sugli ebrei”. Per farsi un’idea, almeno parziale, delle discriminazioni e dei crimini cristiani contro gli ebrei nei secoli basterebbe poco. Non è detto però che a scuola questo piccolo sforzo venga compiuto.

Tra le due guerre mondiali tutti i regimi autoritari europei, con diverse gradazioni, aspirano al “totalitarismo”, sono antisemiti e cristiani, scambiano riconoscimenti o stringono concordati col Vaticano. Neppure le leggi razziali dovevano apparire troppo “anticristiane” alla Chiesa, nella persona di Pio XII, visto che ancora nel 1943, alla caduta del fascismo, il suo inviato padre Tacchi Venturi pregò Badoglio di non abrogarle. Solo con Roncalli si è finalmente avviato un processo di revi­sione. Non sono poi mancati alcuni ulteriori gesti papali, anch’essi tuttavia minacciano ormai di trasformarsi in vuoti appuntamenti di rito: le visite papali in Israele (che nella geografia cattolica è “Terrasanta”), in sinagoga (dove Bergoglio divaga di “ecologia integrale”), ad Auschwitz (dove invece è colto da ambiguo mutismo). Ci si chiede che cosa di questo contorto percorso sia passato alla generalità dei fedeli. Che ancora oggi nei programmi di IRC un fattore tanto rilevante della storia del cristianesimo sia taciuto, e a proposito dei rapporti con gli ebrei ci si limiti ad alcune recenti metafore buone per ogni uso (radici, fratelli maggiori), porta a temere la ben nota riscrittura retrospettiva della propria storia in cui la Chiesa è maestra.

Quest’anno la commemorazione del genocidio ebraico cade tra due avvenimenti emblematici dell’antisemitismo cattolico più recente. Il mese prossimo Spielberg inizierà le riprese del film sul caso Mortara, che ci ricorda anche come tutta la retorica circa il primato dei bambini, il diritto dei genitori a educarli e il diritto dei figli a un padre e una madre sia una tradizione posticcia inventata di recente per giustificare nuove discriminazioni. All’inizio di questo mese è invece scomparso l’arcivescovo terrorista Capucci, che ci ricorda come anche tutta la retorica su pace, amore e fratellanza non vada mai presa troppo sul serio, prevedendo significative eccezioni. Nelle aule scolastiche tuttavia il solito giorno dell’oblio trascorrerà senza accenni a siffatte vicende.

Andrea Atzeni

 

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.