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Freddy Mercury, 70 anni fa nasceva la leggenda del rock

Roma – “The show must go on” recitava uno degli ultimi esaltanti hits della magica carrellata dei mitici Queen: Freddie Mercury, arrendendosi all’acuto piu’ prorompente del suo rivale inafferrabile nella top-ten della vita, l’Aids, sapeva bene che senza di lui, il riconosciuto nocchiero, l’armata Queen non avrebbe piu’ mavigato negli oceani piu’ tempestosi. E’ scoccato il giorno del 70esimo anniversario della nascita dell’incontestato leader del gruppo che, dopo i Beatles, raduna piu’ fans e collezionisti nel mondo.

L’immagine di Frederick Bulsara (il nome d’arte Mercury, se lo invento’ per autocelebrarsi messaggero degli dei) che, vestito in abito regale, solleva in alto la corona davanti a una folla di aficionados e’ ancora viva nella mente di tutti quelli che hanno vissuto con profonda commozione il “tribute” dell’aprile ’92 che ha visto riuniti per l’occasione a Wembley mostri sacri del rock di tutti i tempi, da Elton John ad Axl Rose, dai Metallica a Liza Minnelli, da Lisa Stansfield a David Bowie. Elton John, piccolo grande mago fluttuava sulle note della ultrasinfonica “Bohemian Rapsody” (autentico “gioiello” con le sovraincisioni stampo Queen pompate dalla struttura operistica e il centuplicarsi delle sagome sul video),Ian Hunter ricordava con “All the young dudes” la prima importante tournee che vide i Queen “spalla” dei suoi conclamati Mott the Hoople, stelle del glam-rock dei primi anni ’70 con due Def Leppard ad affiancare il guitar-hero Brian May ai cori. Prodigi anthemici come “We are the champions” e “Friends will be friends” trascinavano il pubblico in un abbraccio corale nel ricordo di un mito. Lo spettacolo continuava ancora e Freddie era ancora li’, maestoso, megalomane nei suoi piccoli vizi di figlio d’un diplomatico, iperprotetto dai comfort dei domestici, mai sazio di costruirsi dimore principesche e autogratificarsi di costosi oggetti d’arte. Altrettanto generoso nel curare le scenografie, i giochi di luce, il teatro in cui risaltava l’arte musicale e corale dei suoi Queen e nell’infondere in ogni brano vigore ed impeto carismatico. Il primo Freddie, capellone, magrissimo, in calzamaglia e l’altro Freddie, in canottiera, muscoli da body-building, baffetti si assomigliavano nel loro piazzare in cima a tutti gli obiettivi possibili, il trionfo dei Queen.

Strano destino, quello dei Queen. Bersagliati dalle critiche e dai pettegolezzi della stampa per una vita, mai esaltati a dovere (l’apice, fu toccato con la sterzata violenta verso la disco-music e la techno di “Hot space” e “The game”. Molti non glielo perdonarono. Gli anni ’80 avevano intaccato anche la loro personalissima genuinita’? I dischi successivi confermarono ai fans che il rischio era scongiurato. I Queen non avrebbero mai emulato i Pet Shop Boys. Capaci di veri e propri capolavori-video (“I want to break free”, giocosa parodia del travestitismo, la schizoide “The miracle” con l’abbinamento con i loro sosia-bambini e la pirotecnica “Radio ga ga” e la fantasmagorica “Kind of magic” su tutti),i Queen hanno ricevuto pieno riconoscimento nel momento piu’ tragico. Come accade ai grandi pittori, ai poeti, ai geni spesso incompresi in vita, i Queen, appena staccati dal cordone ombelicale che li legava al loro leader, sono entrati nella leggenda. Oggi Roger Taylor e Brian May proseguono nelle loro fortunate carriere soliste e la foltissima schiera di fans continua a collezionare video, CD, album, cofanetti dei propri miti. “Rare live”, “We will rock you”, “Live at Wembley” continuano ad essere richiesti nei negozi. “Queen”, la biografia ufficiale scritta da due ferratissimi superfan del gruppo, Jacky Gunn e Jim Jenkins (edita in Italia dalla Arcana editrice),e’ diventata una “bibbia” dei Queenmaniaci. Sfumano in dissolvenza le voci maligne che speculavano sulla sfrenata attivita’ libertina di Freddie o tormentavano Jim Hutton, partner sentimental del suo ultimo scorcio di vita, erede di una colossale fortuna. The show must go on, il Queen’s business continua. Anche se difficilmente rivedremo Roger, Brian e John ancora insieme. Con Freddie, se ne e’ andata l’anima dei Queen. Assurdo, farsela restituire dal destino, crudele nei panni del Dottor Faust.

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(AGI)

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