TwitterFacebookGoogle+

Fuori la ‘ndrangheta dai riti sacri. Gli orientamenti pastorali dei vescovi calabri

“Adista”
n. 31, 19 settembre 2015 –

Luca Kocci –

Il funerale stile “padrino” di Vittorio Casamonica celebrato lo scorso 20 agosto nella parrocchia romana di San Giovanni Bosco al Tuscolano non si sarebbe potuto svolgere se la diocesi di Roma avesse adottato un documento come quello della Conferenza episcopale calabra (Cec), presentato ufficialmente il 4 settembre (ma approvato il 30 giugno) dal neo presidente dei vescovi calabresi, mons. Vincenzo Bertolone, vescovo di Catanzaro (e postulatore della causa di beatificazione di don Pino Puglisi, v. Adista Notizie nn. 27/12 e 19/13).

Pietà popolare e Vangelo

Si tratta degli Orientamenti pastorali Per una Nuova Evangelizzazione della pietà popolare, che si affiancano e completano la Nota pastorale sulla ‘ndrangheta Testimoniare la verità del Vangelo emanata dalla Cec il 25 dicembre 2014, la quale definì la mafia «struttura di peccato» (v. Adista Notizie n. 2/15). Un testo ampio (43 paragrafi per 53 pagine) che, pur valorizzando tutte quelle espressioni della «pietà popolare» («in essa – si legge – noi vediamo splendere il genio del nostro popolo, la sua sensibilità, la sua storia, il suo modo proprio di vivere la terra, gli affetti, le tradizioni, le feste, la gioia e il dolore»), mette in guardia da possibili distorsioni antievangeliche della stessa e, per prevenire questi rischi, offre delle indicazioni precise a tutte le diocesi: no a mafiosi scelti come padrini e madrine di battesimo e cresima oppure come testimoni di nozze; sì ai funerali per gli ‘ndranghetisti, purché siano sobri e senza rilevanza pubblica; feste patronali e processioni religiose senza le cosche e senza “inchini” delle statue di fronte alle abitazioni dei boss.

«La pietà popolare», si legge negli Orientamenti, «va incanalata e illuminata dal Vangelo di Cristo e dalla vivente Tradizione della Chiesa, soprattutto tenuta al riparo da eventuali usi impropri e illeciti, o addirittura immorali e peccaminosi». Come fare? Con una «permanente azione formativa e catechetica, nonché un’attenta vigilanza, onde evitare ambiguità fuorvianti e compromessi, misurando sempre le forme esteriori e storiche con il metro della Parola di Dio e dell’insegnamento ecclesiale».

Padrini e madrine: no ai mafiosi

Quindi le indicazioni operative, a cui i vescovi diocesani sono invitati ad attenersi (ed alcuni, già mesi fa, hanno diramato delle linee guida interne per prevenire le infiltrazioni, come il vescovi di Oppido Mamertina-Palmi e quello di Mileto-Nicotera-Tropea, v. Adista Notizie n. 12/15). A cominciare dai sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo e Cresima.

«Il padrino e la madrina nel Battesimo e nella Cresima devono avere i requisiti canonici per ricoprire tale ruolo, che è liturgico, ma soprattutto ecclesiale», si legge. Devono quindi essere «persone credenti e praticanti che, pur nelle fatiche e nelle vicende della vita, s’impegnano a vivere nella fede della Chiesa e nella morale illuminata dal Vangelo di Cristo». Fin qui nulla di nuovo. Poi però arrivano le precisazioni “antimafia”: « Di conseguenza, a persone condannate dal competente organo giudiziario dello Stato con sentenza definitiva per reati di ‘ndrangheta e simili, o che risultino affiliate, o comunque contigue, ad associazioni ‘ndranghetiste e, con il loro operato o connivenza, siano strumenti per la loro affermazione sul territorio, non va perciò rilasciato dalle autorità ecclesiastiche il permesso di fungere da padrino o madrina nelle celebrazioni dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana».

Sì ai funerali, ma sobri

I funerali non vanno negati, nemmeno agli ‘ndranghetisti: «Dinanzi al mistero della morte, la Chiesa non assume alcun atteggiamento di giudizio ma, come è nella sua missione, affida nella preghiera ogni defunto alla misericordia di Dio, giudice giusto e misericordioso». Ma, precisano gli Orientamenti, le esequie «non sono la celebrazione della vita del defunto, ma il suo affidamento alla misericordia del Padre celeste. Pertanto, anche nel caso di persone condannate per reati di mafia, se non c’è stato un loro precedente espresso rifiuto della celebrazione religiosa, la Chiesa concede anche ad essi il conforto delle esequie religiose, ma in forma semplice, senza segni di pomposità, di fiori, canti, musiche e commemorazioni». Insomma funerale sì, ma niente bara su carrozze trainate da cavalli, lancio di petali di rose dall’elicottero o striscioni inneggianti al defunto affissi sul portale della chiesa.

Fuori la ‘ndrangheta da feste e processioni

Quindi il capitolo «feste e processioni», quello più dettagliato, anche perché sono le situazioni in cui le infiltrazioni sono state più evidenti e i boss hanno spesso infiltrato per affermare maggiormente il proprio prestigio e, di conseguenza, il proprio potere (v. Adista Notizie nn. 64/10, 65/11 e 31/14).

Programmi e membri dei comitati feste – che esistono quasi in ogni parrocchia – devono essere preventivamente autorizzati dal vescovo. E in ogni caso possono far parte dei comitati «esclusivamente fedeli del territorio parrocchiale, stimati per l’ordinaria e riconosciuta condotta di vita di fede, sempre attivi nella collaborazione pastorale (e non soltanto in coincidenza con la festa), mentre devono restarne

del tutto esclusi i soggetti con problemi penali, civili, tributari e amministrativi e che siano stati dichiarati colpevoli da sentenze passate in giudicato». A queste persone, puntualizzano gli Orientamenti, «si vieti la partecipazione attiva alle feste religiose popolari della Comunità, soprattutto nella fase della programmazione e della gestione economica», affinché processioni e feste «non diventino mai appannaggio delle famiglie ‘ndranghetiste del luogo, che mirerebbero soltanto a favorire la loro esteriore rispettabilità o, ancor peggio, i loro interessi economici e di potere».

Regole analoghe per le processioni, al fine di «prevenire infiltrazioni dei mafiosi o di persone ad esse contingue». In particolare, elencano gli Orientamenti: una apposita commissione diocesana esamini «preventivamente» i programmi, che il parroco dovrà presentare «almeno un mese prima» della processione, così come «l’itinerario e le soste delle statue e dei simulacri», che vanno comunicati anche alle Forze dell’Ordine; i portatori delle statue devono essere «fedeli che vivono con assiduità la vita della parrocchia», «non sono ammesse persone aderenti ad Associazioni condannate dalla Chiesa, o che siano

sotto processo per associazione mafiosa, o che siano incorse in condanna definitiva per mafia, senza prima aver dato chiari segni pubblici di pentimento e di ravvedimento»; le statue portate in processione « non devono mai “guardare” case, persone, edifici, ad eccezione di ospedali e case di cura con degenti parrocchiani», né «è lecito sottoporre le statue (o i simulacri) allo spettacolo di danze o movimenti coreografici, anche se questi fossero di antica tradizione, né è lecito accompagnare le immagini con fuochi d’artificio, o con qualsiasi altra manifestazione chiassosa di folklore»; infine «è tassativamente proibita la raccolta di offerte in denaro e in altri beni materiali, né vanno appesi alla statue banconote o oggetti preziosi».

Una pastorale antimafia

Oltre alla «evangelizzazione della pietà popolare», gli Orientamenti della Cec lasciano ai vescovi anche altre indicazioni di pastorale sociale: consolidare la formazione (per il clero e per i laici) sui temi della giustizia, della legalità, della corruzione, della ‘ndrangheta, dell’omertà, della mafiosità, «della contiguità eventuale dell’istituzione ecclesiastica e di ecclesiastici ai mondi illegali», dell’impegno civico, della custodia del creato; costituire uno «sportello di advocacy» per aiutare chi intende denunciare «violazioni dei diritti, illegalità, soprusi ed estorsioni»; organizzare un «servizio di sostegno alle vittime della mafia e della criminalità» («va assolutamente colmata – si legge – la sensazione di vuoto, di isolamento dei loro familiari e degli imprenditori sotto attacco estorsivo e/o minacce dei mafiosi»); promuovere «forme di consumo critico e solidale nei confronti degli imprenditori e commercianti che hanno denunciato il racket e si rifiutano di pagare il pizzo»; valutare la possibilità di farsi carico di un bene confiscato alla ‘ndrangheta, dove poter costituire un oratorio o un centro di aggregazione giovanile.

Infine le omelie: sia chiaramente annunciato «che ogni organizzazione mafiosa è il rovescio di un’autentica esistenza credente e l’antitesi a una comunità cristiana ed ecclesiale. Si faccia osservare ai fedeli che, seppur colorata di religiosità o di moralismo, la prassi mafiosa è sempre atea ed antievangelica»

https://lucakocci.wordpress.com/2015/09/18/fuori-la-ndrangheta-dai-riti-sacri-gli-orientamenti-pastorali-dei-vescovi-calabri/

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.