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Galantino: «Accoglienza e comprensione per i divorziati risposati»

Galantino con FrancescoGalantino con Francesco

Redazione
Torino

Accoglienza e comprensione per i divorziati risposati. Lo ha sottolineato monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano Jonio nonché segretario generale della Cei, parlando oggi a Orvieto in occasione della 65esima Settimana liturgica organizzata dal Cal (Centro Azione liturgica). Nel suo intervento, di cui riferisce l’agenzia dei Vescovi Sir, Galantino ha ammonito sulla necessità che le assemblee eucaristiche siano «un luogo dove tutti si sentano a casa»: migranti, fedeli in situazione matrimoniale irregolare, persone disabili, malati, poveri, anziani, bambini.

 

Galantino ha evidenziato la necessità di adottare l’atteggiamento suggerito da papa Francesco di una Chiesa «in uscita, che prende l’iniziativa per essere accogliente e accorciare le distanze». In ambito liturgico, Galantino ha raccomandato di non organizzare celebrazioni eucaristiche «settoriali, pensate cioè solo per qualche gruppo o categoria».       

 

Nelle “messe dei bambini”, per esempio, non si tratta di celebrare in modo infantile, né di snaturare i riti liturgici con l’illusione di renderli più comprensibili o interessanti, ma di porre in atto alcune attenzioni, come canti adatti, valorizzazione delle posizioni del corpo, opportune e brevi monizioni.

 

Anche i gruppi presenti nelle comunità sono invitati «a non volersi isolare nel proprio cammino».

 

Un’attenzione particolare dell’assemblea eucaristica è «la misericordia nei confronti dei poveri: sono lontani i tempi in cui nelle chiese era evidente la differenza fra ricchi e poveri – ha osservato Galantino – per esempio con i posti riservati per le persone più agiate o anche con sedie e banchi di loro proprietà. Questo grazie a Dio non accade più. Ma basta questo per dire che i poveri nelle nostre assemblee sono accolti? I poveri sono scomodi, lo sappiamo bene».

 

Il Segretario generale della Cei ha posto una serie di domande sulle quali i cristiani sono chiamati a interrogarsi: «Siamo sicuri che i poveri partecipino volentieri alla messa domenicale perché si sentono accolti? Siamo sicuri che nelle nostre assemblee non si facciano davvero differenze tra ricchi e poveri? In che modo ci interroga la presenza di persone che chiedono l’elemosina alla porta della chiesa? Talvolta costoro sono cristiani, anche cattolici, ed entrano in chiesa per pregare o per partecipare alla messa: quale accoglienza viene loro riservata?».      

 

Il segretario Cei ha ricordato i fedeli in situazione matrimoniale irregolare. «Vivono la loro condizione con grande sofferenza e percepiscono la disciplina della Chiesa come molto severa, non comprensiva se non addirittura punitiva. Con sincerità – ha osservato – dovremmo però riconoscere che anche gli altri fedeli percepiscono la disciplina della Chiesa come un’esclusione di questi loro fratelli e sorelle, e, talora, li osservano con uno sguardo carico di pregiudizio, imponendo loro un ulteriore fio da pagare, una loro discriminazione di fatto». Da qui la necessità di «accoglienza, comprensione, accompagnamento, supporto, e percorsi di vita ecclesiale sebbene non possano ricevere la comunione eucaristica».       

Fonte

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