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Gay pride blasfemo a Imola: Chiesa e politica sul piede di guerra

In piazza Matteotti donna bestemmia Dio ripetutamente. Insorgono Lega e Forza Italia. La Chiesa locale prepara una messa di riparazione per domenica 29 luglio.

Matteo Orlando – Ven, 27/07/2018 –
Dopo il gay pride blasfemo tenutosi a Imola il 21 luglio scorso continuano le polemiche ecclesiali e politiche. Ma andiamo con ordine.

Le prime critiche sono state quelle indirizzate nei confronti della sindaca grillina della città, Manuela Sangiorgi, e dei sedicenti esponenti cattolici del Movimento 5 Stelle, non appena erano circolati i primi volantini che invitavano ad un gay pride nella città emiliano-romagnola.

Le critiche sono aumentate quando il Movimento di Grillo e Di Maio ha votato a favore della manifestazione, come aveva già fatto in altre località, durante l’ultimo consiglio comunale imolese.

Il segretario locale della Lega di Salvini era stato chiaro. Infatti Marco Casalini aveva da subito condannato “le parole di odio che accompagnano la propaganda della manifestazione”. Per gli organizzatori la Lega, insieme ad altri partiti, legittimerebbe “violenza”, “omicidi” e “femminicidi”.

Per questo la Lega di Imola, minacciando di adire le vie legali, aveva chiesto al Prefetto, al Sindaco e alle varie forze politiche della città di attivarsi per bloccare la manifestazione chiamata Rivolta Gaya-siamo tutte arcobaleno!, un’iniziativa che, secondo Casalini, “nei suoi proclami incita all’odio nei confronti di chi legittimamente e pacificamente esprime un’opinione diversa dagli organizzatori di questo evento” e, secondo Casalini, incitava “all’odio anche nei confronti di chi indossa una divisa così come si legge nel proclama”.

Le critiche erano arrivate anche dal referente locale di Forza Italia, Nicolas Vacchi, che aveva invitato le Istituzioni locali a prendere le distanze dall’iniziativa spiegando che i Pride”per la forte strumentalizzazione ideologica che portano con sé, nulla abbiano a che fare con la tutela dei diritti. Sono manifestazioni di dubbio gusto, che fanno dell’ostentazione dell’omosessualità una bandiera di civiltà. Non è questo il modo per dire che una società è civile. Siamo tutti contro la violenza di genere e contro ogni tipo di violenza. La strumentalizzazione dei diritti, o di diritti presunti tali, come quello alla omogenitorialità o peggio ancora al ricorso alla maternità surrogata che in Italia è vietata per legge, invece non ci appartiene e non ci apparterrà mai”.

Nicolas Vacchi aveva commentato ironicamente anche il volantino che recitava “fuori Stato e Vaticano dalle nostre mutande” scrivendo di non capire come Stato e Vaticano “siano entrati nelle mutande di queste persone che evidentemente, prima di parlare, dovrebbero imparare e collegare il cervello, visto che non dimostrano alcun rispetto non solo per l’istituzione statale ma nemmeno per uno Stato sovrano quale il Vaticano”.

Lega e Forza Italia, purtroppo, non sono stati smentiti dai fatti accaduti durante l’iniziativa che ha poi avuto luogo sabato scorso.
Se gran parte della stampa locale (un esempio qui) ha visto solo bandiere, cartelloni e visi sorridenti arcobaleno, parlando dei 150 partecipanti (molti di Rifondazione comunista e Potere al Popolo) come di un grande successo, un video, girato in piazza Matteotti, fa sentire chiaramente le ripetute bestemmie proferite da una donna che legge un comunicato, in barba all’articolo 724 del Codice penale che punisce con una sanzione amministrativa pecuniaria (da cinquantuno a trecentonove euro) “chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità”.

Inoltre, è tornato a scrivere dopo l’evento Nicolas Vacchi di Forza Italia Imola, le forze dell’ordine sono state “pesantemente insultate con linguaggio sprezzante”. Vacchi, oltre il mancato rispetto per i credenti e per la fede cattolica, ha rilevato anche il disprezzo per le Istituzioni e i partiti politici legittimamente costituiti ai sensi della Costituzione, concludendo che “anche a Imola il gay pride dimostra di essere una manifestazione che nulla ha a che vedere con la tutela dei diritti ma serve solo a strumentalizzare ideologicamente i diritti stessi tirando in ballo fatti che nulla c’entrano (come la vicenda di Carlo Giuliani) e a vomitare odio a profusione su tutti coloro che non la pensano allo stesso modo”.

Dalla Lega, il segretario Marco Casalini ha commentato: “Bestemmiano in pubblica piazza, al microfono, durante una manifestazione per i diritti gay. Mi sa che dei diritti per i gay questi se ne freghino. L’obiettivo è fare teatro insinuando nelle persone idee anti governative e contro la Lega. La libertà si conquista con la ragione”.

Le reazioni sono arrivate anche dalle associazioni dei laici cristiani e, a sorpresa (visto i timori dimostrati in passato da altri vescovi), direttamente dalla diocesi guidata da monsignor Tommaso Ghirelli.

La Fraternità Laica Domenicana di Imola, l’Associazione Valori e Vita, l’Associazione Rosario Vivente, il movimento politico del Popolo della Famiglia (che “invita gli organi competenti a risalire ai responsabili per quanto accaduto per punirli secondo quanto prevede la legge trattandosi di illecito amministrativo”) attraverso una lettera pubblica indirizzata a tutte le autorità e ai cittadini di Imola, hanno scritto che “Dio onnipotente, l’Immacolata Vergine Maria, la Chiesa di Imola, le pubbliche Istituzioni, l’intera cittadinanza hanno subito un violento e ripetuto oltraggio blasfemo da parte di una portavoce della manifestazione ‘Rivolta gaya’, a comizio ad altoparlanti spiegati nella principale Piazza cittadina. Si tratta di un fatto di intollerabile gravità, che offende la sensibilità religiosa di migliaia di imolesi e la coscienza civile di ogni cittadino animato da sincero senso civico. Invitiamo ad un profondo esame di coscienza e ad una severa autocritica le Autorità che hanno autorizzato la manifestazione, i responsabili dei partiti politici e delle associazioni che l’hanno sostenuta, i cattolici che in tali partiti ed associazioni militano e che non hanno proferito parola per impedire un misfatto che agli osservatori più attenti sembrava annunciato”.

I sottoscrittori della lettera scrivono che sarebbe ipocrita”evocare l’evento fortuito, dal momento che è ben noto che blasfemie e volgarità di ogni tipo sono all’ordine del giorno durante le manifestazioni ‘arcobaleno’. L’oltraggio di Piazza Matteotti macchia indelebilmente la storia civile di Imola e rimarrà a lungo una ferita sanguinante nel cuore dei cattolici imolesi e di ogni persona animata da genuino sentimento religioso”.

Concludendo la loro missiva i fedeli laici hanno chiesto a monsignor Tommaso Ghirelli “di celebrare un rito pubblico in riparazione dell’oltraggio blasfemo, da realizzarsi auspicabilmente nella stessa Piazza teatro del vergognoso evento” e si augurano che quanto accaduto serva da “monito alle Autorità competenti quando si tratterà di prendere in considerazione nuove richieste di occupazione di spazi pubblici da parte di esponenti del mondo LGBTQ”.

La risposta della Diocesi di Imola non si è fatta attendere. Sul sito ufficiale diocesano è comparso un testo che sottolinea che molti slogan del gay pride sono stati “incitazioni a odiare una forza politica”, “insulti alle forze dell’ordine”, “ripetute luride bestemmie in piazza Matteotti”.

La Diocesi di Imola, deplorando questi comportamenti “di chi in nome della libertà calpesta la libertà degli altri, offendendoli nelle loro convinzioni più profonde” ha spiegato che i cattolici “non temono le offese e pregano per i loro offensori, ma non accettano di confondere la libertà con la prepotenza e l’arroganza”, invitando i fedeli, domenica 29 luglio, dalle 10.30, ad una messa di riparazione che si terrà nella chiesa del Suffragio di Imola e sarà celebrata da don Giuseppe Giacomelli.

Il vescovo locale ha perso un’occasione per spiegare in prima persona la posizione della Chiesa sulla famiglia e sulla sessualità, tuttavia i cattolici avranno modo di riparare le bestemmie contro Dio, riprese da un video.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/gay-pride-blasfemo-imola-chiesa-e-politica-sul-piede-guerra-1558775.html

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