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'Gender', ideologia o spauracchio? 20 anni di polemiche

Roma – Per molti, specialmente il mondo cattolico piu’ oltranzista, e’ qualcosa di piu’ di un’ideologia, e’ un piano strutturato per distruggere il presunto ‘ordine naturale’ della societa’ e il matrimonio in particolare, come detto esplicitamente oggi anche dal Papa. Per altri, specialmente psicologi, educatori, scienziati, e’ soltanto uno spauracchio inesistente. La ‘teoria del Gender’, rilanciata oggi dal Pontefice in Georgia come “la guerra mondiale in atto per distruggere il matrimonio”,e’ una tesi nata negli anni ’90 in ambiente Opus Dei: e’ l’attivista cattolica Dale O’Leary a fissare i termini della questione nel libro The Gender Agenda: Redifining Equality (1997). La tesi dell’autrice e’ che il termine ‘gender’, ossia genere, al posto di sesso, implicando che l’identita’ sessuale non dipenda da fattori biologici ma culturali, mira a “smontare” la famiglia e la tradizionale distinzione tra maschi e femmine, aprendo a una pletora di figure “intermedie” (omosessuali, transessuali, ecc.). La teoria del ‘Gender’ sarebbe, secondo questa tesi, perorata da una serie di figure elencate nel libro: “Il gruppo che si occupa del controllo della popolazione; quello dei libertari della sessualita’; gli attivisti dei diritti dei gay; i promotori multiculturali del politically correct; la componente estremista degli ambientalisti; i neo-marxisti e i progressisti; i decostruzionisti e i postmodernisti”.

L’agenda di genere “e’ sostenuta anche dai grandi liberal governativi e da alcune corporazioni multinazionali”. Subito dopo intervenne il Pontificio Consiglio per la Famiglia, che realizzo’ il Lexicon, cioe’ un glossario in cui sono contenuti tutti i termini “ambigui e discussi sulla famiglia”. E’ la voce della Curia romana a parlare, e a definire in negativo la teoria Gender: “L’essere uomo o donna non sarebbe determinato fondamentalmente dal sesso, bensi’ dalla cultura. Tale ideologia attacca le fondamenta della famiglia e delle relazioni interpersonali”. In tutti gli anni 2000 la Chiesa ha sostanzialmente fatto propria questa impostazione, sorda alle proteste di sessuologi, psicologi e sociologi che contestavano la totale inesistenza di qualsiasi “campagna” coordinata per affermare simili tesi. Una “grande paura”, quella del Vaticano, rilanciata a piu’ riprese da Benedetto XVI e dallo stesso Francesco, e collegata (in Italia, ma anche ad esempio in Francia) alle battaglie contro le nozze gay e le unioni civili. La XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, che lo scorso ottobre 2015 si e’ occupata proprio del tema della famiglia, ha affermato che l’ideologia del gender “svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identita’ personale e un’intimita’ affettiva radicalmente svincolate dalla diversita’ biologica fra maschio e femmina”.

E Papa Francesco ha avuto modo di affermare che “Non si deve ignorare che sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender) si possono distinguere, ma non separare”. Lo scorso anno scoppia poi la polemica sul presunto insegnamento della teoria Gender nelle scuole. Movimenti cattolici e anche alcuni episcopati locali denunciano che in classe si insegnava alla masturbazione in eta’ scolare, oppure si confondevano i bambini circa il loro orientamento sessuale, o si nega direttamente l’esistenza dei generi maschio e femmina. Una bufala colossale, secondo gli esperti del settore: L’Associazione Italiana di Psicologia (AIP) nel marzo 2015 ha diffuso un documento in cui afferma di “intervenire per rasserenare il dibattito nazionale sui temi della diffusione degli studi di genere e orientamento sessuale nelle scuole italiane e per chiarire l’inconsistenza scientifica del concetto di “ideologia del gender””. E l’Ordine degli Psicologi ha rincarato la dose: “il concetto di ‘ideologia del Gender e’ totalmente inconsistente sul piano scientifico”. Mentre ” favorire l’educazione sessuale nelle scuole e inserire nei progetti didattico-formativi contenuti riguardanti il genere e l’orientamento sessuale non significa promuovere un’inesistente “ideologia del gender”, ma fare chiarezza sulle dimensioni costitutive della sessualita’ e dell’affettivita’, favorendo una cultura delle differenze e del rispetto della persona umana in tutte le sue dimensioni e mettendo in atto strategie preventive adeguate ed efficaci capaci di contrastare fenomeni come il bullismo omofobico, la discriminazione di genere, il cyberbullismo”. (AGI) 

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